VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

7 dic 2008

Pianeta Famiglia

Una famiglia "sufficientemente buona"

Guardando una famiglia, ci accorgiamo subito che essa è formata da diverse persone. Adulti, giovani, bambini, vecchi. Di ogni età. Ma come facciamo a mettere un po’ di ordine tra tutti?

Ci facciamo aiutare da un pensiero: ciascuno dei membri della famiglia appartiene ad una generazione. Ricordiamo bene questa parola: GENERAZIONE. Sarà questa che ci aiuterà a non fare confusione o ad uscirne quando la confusione è già fatta!

 

I genitori appartengono ad una generazione. I figli appartengono ad un’altra generazione. I nonni sono un’altra generazione ancora.

 

Tra una generazione e l’altra immaginiamo di vedere come dei confini. I confini servono a delimitare uno spazio, un’area geografica. Anche nella famiglia c’è bisogno di ‘delimitare’ degli spazi, delle aree che appartengono a coloro che le abitano.

Possiamo riprendere il paragone che abbiamo fatto l’altra volta. Quello del corpo umano. Perché un corpo funzioni bene è necessario che la testa sia al suo posto, che le mani, i piedi, lo stomaco, ecc… ciascuna parte stia al suo posto e funzioni secondo le leggi della natura. Cioè che la testa faccia la testa e i piedi facciano i piedi. Ce lo diciamo con un proverbio, ricordate? Per dire che una persona ragiona male, per esempio, diciamo che ‘ragiona con i piedi’ o che ‘ha la testa sui piedi’!

Così è anche per una famiglia. Perché essa funzioni bene è necessario che i genitori facciano i genitori, i nonni facciano i nonni e i figli i figli. E’ necessario, cioè, che non si faccia confusione tra le generazioni!

 

Guardate il disegno. Ci sono tre aree, ciascuna per ogni generazione: al centro quella dei genitori, in alto quella dei nonni e sotto quella dei figli. Ogni area è delimitata da una linea tratteggiata: queste indicano i ‘confini’.

 

Ognuna delle generazioni ha bisogno di avere il suo spazio e che questo spazio non venga invaso dagli altri. Per comprendere meglio proviamo ad usare un’immagine, con una domanda: chi è alla guida della famiglia? Al volante di questa ‘macchina’ ci sono i genitori: possono scambiarsi nella guida, collaborare l’uno con l’altro, ma non possono lasciare la guida ai figli. Né possono lasciarla ai nonni. Sono i genitori che ‘sanno la strada’ per la loro famiglia: quali sono i valori nella vita, che cosa è importante per una crescita sana dei figli, quali sono le scelte da fare perché la famiglia possa vivere con sufficiente serenità.

 

Magari questo pensiero non è del tutto facile da accettare. Pensiamo ai nonni, per esempio.

Essi sono i genitori dei genitori. Sono più grandi ed hanno una lunga esperienza di vita. Per loro i figli rimangono sempre figli, anche quando questi diventano genitori. E diventare genitori è un processo molto complesso. Ma una delle cose di cui due giovani hanno assoluto bisogno per diventare genitori è proprio il riconoscimento da parte dei loro genitori. E’ un po’ come se questi due giovani avessero bisogno del ‘permesso’, meglio, della benedizione dei propri genitori per diventare, a loro volta, genitori dei loro figli.

 

L’altra volta parlavamo della complessità del pianeta famiglia. Ricordate? Ebbene, uno degli elementi di questa complessità è dato dal fatto che da una parte ciascuna di queste generazioni ha bisogno di avere il proprio spazio vitale e che questo spazio non sia ‘invaso’ dagli altri; dall’altra parte, però, queste generazioni hanno bisogno l’una dell’altra, devono poter interagire, continuamente, perché il processo evolutivo sia sufficientemente buono.

 

Nei nostri prossimi incontri faremo un giro in ciascuna di queste aree e incontreremo, volta per volta, le singole generazioni. Quella dei genitori, quella dei nonni e quella, in ultimo, dei figli. Sarà un viaggio affascinante!

 

Per lasciarci, oggi, facciamo insieme una riflessione. Non diamoci il compito di costruire una famiglia ‘perfetta’, né di essere perfetti come genitori o come nonni. (Né, in realtà, come educatori o insegnanti o professionisti in genere: ciascuno nel nostro ambiente di vita o di lavoro). Un bravo psicologo e pediatra inglese, vissuto nella prima metà del secolo scorso, D. W. Winnicott, diceva che come genitori dovremmo darci l’obiettivo di essere dei genitori “sufficientemente buoni”. Possiamo provare ad estendere questo pensiero al nostro progetto di famiglia, così come al nostro progetto di genitori, di figli o di nonni. A seconda di dove ciascuno di noi si trova collocato.

Poter accettare di svolgere i nostri compiti in maniera sufficientemente buona ci permette di vivere un po’ più in pace. In pace con noi stessi, accettando di misurarci con i nostri limiti; in pace con gli altri (con i genitori, con i figli, con i colleghi…), riconoscendo che anche loro possono avere i loro limiti.