VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

1 feb 2026

Teniamo aperto il Giorno della Memoria

È avvenuto...

Per non perdere il 27 gennaio, il Giorno della Memoria, due pagine oggi guardiamo insieme.

La prima. «Molte donne nascondevano i bambini lattanti nei mucchi di abiti, ma gli uomini del Sonderkommando vigilavano, e a forza di parole riuscivano a persuaderle a riprendersi i bambini... I bambini piccoli per lo più piangevano durante la svestizione, impressionati da tante novità, ma quando le madri, oppure quelli del Sonderkommando, gli parlavano dolcemente, si calmavano e si avviavano tranquilli nelle camere a gas, stuzzicandosi l'un l'altro, o tenendo in mano dei giocattoli. Ho notato spesso che donne, le quali intuivano o addirittura sapevano ciò che le attendeva, pur con l'angoscia della morte negli occhi, trovavano la forza di scherzare coi figli, di parlargli amorevolmente. Una volta una donna passando mi venne vicina e mi sussurrò, indicandomi i suoi quattro figli, che aiutavano fraternamente i più piccoli a superare gli ostacoli del terreno: “Come potete avere il coraggio di ammazzare questi bambini? Ma non avete un cuore nel petto?”... Sopra tutti gli altri mi colpì una giovane che correva freneticamente avanti e indietro, aiutando i bambini e gli anziani a spogliarsi. Durante la selezione aveva accanto a sé due bambini piccoli; mi aveva colpito la sua eccitazione e in generale il suo aspetto: non sembrava affatto un'ebrea. Ora non aveva più i bambini accanto a sé. Fino all'ultimo si diede da fare per aiutare alcune donne che avevano parecchi bambini, parlando loro gentilmente, calmando i bambini. Fu tra gli ultimi a entrare nel bunker... Talvolta avveniva che alcune donne, mentre si spogliavano, rompessero d'improvviso in grida laceranti, strappandosi i capelli e comportandosi come isteriche. Subito venivano allontanate dalla massa e portate dietro la casa per essere uccise con un'arma di piccolo calibro, mediante il colpo alla nuca.»[1]

Siamo ad Aushwitz, e chi scrive è il comandante del campo. Il quale ci tiene poi a dire che si preoccupa anche dei suoi uomini. «La domanda che inevitabilmente sgorgava dalle loro conversazioni confidenziali era sempre una: è proprio necessario ciò che dobbiamo fare? È proprio necessario sterminare così centinaia di migliaia di donne e di bambini? E io, che nel mio intimo mi ero posto infinite volte le stesse domande, ero costretto a rammentare loro il comando del Führer perché ne traessero conforto.» Conforto, perché l’aveva ordinato il Führer!

Noi ci rendiamo conto che ciò che ci attendiamo da voi è sovrumano: è di essere sovranamente inumani, così Himmler alle SS.[2]

 

E adesso l’altra pagina.

Liam ha 5 anni, berretto di lana blu con orecchie da coniglio bianche e zainetto in spalla: viene fermato dagli agenti dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement) mentre, insieme a suo padre Adrian, torna da scuola. Il padre scappa, a piedi, e gli agenti prendono Liam. Il Dipartimento della Sicurezza dice: “Il bambino era stato abbandonato: per la sua sicurezza uno dei nostri è rimasto con lui mentre gli altri arrestavano il padre”. Poi però dicono a Liam di bussare in casa per vedere se lì ci sono altre persone: “Usano un bambino di 5 anni come esca” notano gli insegnanti che vedono la scena. Un vicino di casa chiede agli agenti di lasciare il bambino con loro, ma essi rifiutano. Il fratello, che frequenta le medie, arriva venti minuti dopo: ma padre e fratellino sono stati già portati via. Vengono richiusi in un centro di detenzione in Texas, a quasi duemila chilometri da casa. Chloe ha 2 anni: è con il padre in auto, tornano dal supermercato. Gli uomini dell’Ice li prelevano entrambi e anche loro sono spediti in Texas. I bambini di colore per paura non escono di casa. Tremila i minori arrestati in un anno.

Siamo a Minneapolis, adesso, in Minnesota. L’Ice sostiene che non prende di mira i bambini: la sua politica è di far scegliere ai genitori tra l’espulsione dei figli insieme a loro oppure decidere a chi lasciarli. Qualche giorno prima, 7 gennaio, sempre in questa città, un agente Ice uccide a sangue freddo Renee Nicole, donna americana di 37 anni; pochi giorni fa Alex, anche lui trentasettenne: gli sparano mentre è steso a terra.

 

Poco più di ottant’anni separano queste due pagine. La storia non ritorna dicono gli esperti. Ice non è Gestapo. Gli immigrati di Trump (e di altri governi, come il nostro, proni alla sua corte) non sono gli ebrei di Hitler. La storia non si ripete, continuano a dirci. Noi, comuni mortali, non esperti di storia, sentiamo le parole di un sopravvissuto ad Aushwitz: È avvenuto, quindi può accadere di nuovo.[3] Quanto avvenuto mostra con quale facilità il bene possa cedere al male, esserne assediato e infine sommerso.[4] E, con amarezza, constatare che si può torturare il figlio davanti al padre, e considerarsi uomo di religione e di cultura.[5]

In una pagina di oltre duemila anni fa leggiamo: La saggezza non trovò posto dove stare. La sua sede era nei cieli. Essa venne a stare tra i figli degli uomini e non trovò posto. Ritornò alla propria sede.[6]

Mi chiedo se di 27 gennaio non ne avremmo bisogno... uno al giorno!

 

 

[1] R. Höss, Comandante ad Aushwitz, 1945-47

[2] H. Arendt, La banalità del male, 1963

[3] P. Levi, I sommersi e i salvati, 1986

[4] P. Levi, Prefazione, 1985

[5] E. Wiesel, Al sorgere delle stelle, 1985

[6] Enoc, XLVII

 

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