VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

10 mag 2026

Di fronte alla dipendenza strisciante da smartphone e social

Per non farli scappare tutti... (2)

Non far scappare chi? Ma... i buoi! Riflettevamo, due settimane fa, sull’impatto con smartphone e social e sul lavoro che ci aspetta per attivare un’efficace metabolizzazione, così da poterne utilizzare al meglio le potenzialità senza dover incorrere in troppi danni.[1] Certo, non possiamo restare confinati a questi soli elementi quando ci poniamo di fronte alla tecnologia e ai mutamenti che questa induce nel nostro quotidiano. Sia per la novità enorme con cui si presenta, sia per la velocità con cui evolve. Parlarne, pur in modo lontanamente adeguato, richiede ormai che anche le parole intelligenza artificiale camminino con noi, tanto ce le sentiamo risuonare e tanto è l’investimento di risorse che richiede. Economico, energetico, geopolitico. Ma oggi ci limitiamo al nostro tema. Smartphone e social.

 

Dopo due anni d’indagine, e mentre s’intensifica l’azione dei governi per fissare un’età minima per accedere ai social, la Commissione europea ha rilevato che Meta, proprietaria di Facebook, Instagram, WhatsApp, Messenger e Threads, viola la normativa UE sulla tutela dei minori. È un dato acquisito ormai: noi, utenti finali, non ce ne rendiamo conto, ma alle aziende hi-tech non interessa il nostro benessere. Nei vari processi che alcune han dovuto affrontare è emerso con chiarezza che la regolazione dell’algoritmo non è fatta per migliorare la nostra esperienza, quanto piuttosto per accrescere il tempo che ci passiamo. Perché più lungo è il tempo (nostro), più grande il guadagno (loro). Questa è la regola.

Cercando allora di considerare l’impatto che l’uso di queste tecnologie comporta per la nostra salute, fisica e mentale, proviamo a considerare due aspetti. Importanti. Il tempo e l’età.

 

Il tempo. Quanto ne passiamo con il cellulare in mano e sui social. È esperienza di tutti vedere ragazzi, anche in piccoli gruppi, che pur se parlano tra loro, gli occhi dal telefonino non li staccano. In casa quale genitore non deve lottare con il figlio, bambino o adolescente, per definire le ore che questi vi resta incollato? In un’indagine di qualche anno fa era emerso che sette ragazzi su dieci lo portano perfino a letto: anche i bambini della primaria.[2] La metà dei genitori sostiene che loro non li hanno autorizzati a tenerlo in camera. Sì, ma cosa fanno per evitarlo?

E noi adulti quanto tempo ci restiamo attaccati? Ricordo un bambino di 8 anni che in un incontro con la sua famiglia, in risposta alle critiche dei genitori perché ci stava sempre sopra, risponde: babbo quando parla con me guarda sempre il cellulare!

Tra gli universitari il 77% degli studenti riconosce una forma di dipendenza. In due atenei romani, Luiss e Campus bio-medico, gli studenti stessi hanno attivato un’App per bloccare le funzioni più disturbanti, lockbox. Già diverse centinaia di studenti vi hanno aderito. Un altro trucco: quando dobbiamo studiare, dicono, ci sequestriamo il cellulare a vicenda.

 

L’età. È un problema che finalmente ci stiamo ponendo, con sufficiente cognizione di causa. Diversi paesi hanno già norme che ne regolarizzano l’uso. Qui è necessario che poniamo la giusta attenzione al linguaggio che usiamo. Non si tratta di proibire l’uso del cellulare o l’accesso ai social. Il tema va posto nella direzione di quando autorizzare. Un esempio. Noi non diciamo che a dodici o quindici anni è proibito guidare un’automobile: diciamo che prima dei 18 anni un ragazzo non saprebbe gestire adeguatamente la patente di guida. Analogo ragionamento dobbiamo fare sull’uso dei social.

Al momento siamo così. L’Australia nel 2024 stabilisce che l’età minima è di 16 anni: prima i ragazzi non possono avere un account neppure col consenso dei genitori. Stessa età in Irlanda e Gran Bretagna. 15 anni sono previsti in Francia. Stessa età per Danimarca, Grecia e Spagna. L’Austria ha in progetto di definire l’età minima a 14. In Italia una proposta, già presentata alla Camera, non autorizza l’accesso sotto i 13 anni, e fino ai 16 viene condizionato al consenso genitoriale.

 

Abbiamo iniziato oggi con il richiamo a far attenzione a non chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati. Qualche fuga c’è già stata, in verità: la parola nomofobia (no-mobile-phobia) la paura, l'ansia e lo stress al pensiero di rimanere disconnessi, è già nel vocabolario clinico. Ma possiamo, dobbiamo!, giocare i tempi di recupero.

Per questo serve una regolamentazione adeguata. Nazionale e sovranazionale. Che presenta due facce. Una legale: una norma che coinvolga tutti, ciascuno per la propria responsabilità. E che, soprattutto, devono rispettare i gestori dei social attivando adeguati controlli per l’accesso. L’altra si gioca in famiglia e a scuola. Come genitori, come insegnanti o educatori dobbiamo aiutare i ragazzi, sì a rispettare una disposizione di legge, ma soprattutto ad entrare in una riflessione maturativa. Com’è, del resto, per ogni altra norma che ci aiuti a vivere in buona salute. Fisica e mentale.

 

(1. Il cavallo di Troia)

 

 

[1] Il cavallo di Troia

[2] V. Babbo dorme (Vol 6, pag. 26)