VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

28 ago 2022

Domande ai politici sulle tre grandi emergenze

Uno su dieci

Sono 828milioni le persone che nel mondo soffrono la fame. Considerando che siamo 8miliardi, 828milioni significano che una persona su dieci non ha il minimo indispensabile per mangiare. Per vivere. Questa era la situazione alla fine del 2021 ci dicono la Fao (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) ed altre agenzie dell’ONU. A questi numeri ora vanno aggiunti 300milioni di persone che a causa dell’invasione russa in Ucraina non potranno ricevere il grano da cui dipendono. Somalia, Egitto, Sudan, Congo, Senegal, Tanzania, Madagascar dipendono per oltre il 70% dal grano russo e ucraino. Aggiungiamo poi la crisi climatica, con la siccità e l’assenza di piogge che l’accompagnano, e la pandemia con la bassissima percentuale di vaccinati nei paesi poveri, ed eccoci di fronte ad una crisi mondiale di cui non siamo in grado neppure di percepire la portata.

Una persona su dieci. Guardiamoci. Se quell’uno non è qui tra noi – in realtà non ne vediamo proprio – significa che si trovano tutti concentrati in altri paesi. Lontani. Quindi invisibili ai nostri occhi. E noi, civili e cristiani, ci affrettiamo a distinguere, tra chi arriva ai nostri confini, migranti che scappano dalla guerra e migranti che scappano dalla fame. Come se morire di fame sia meno grave che morire di guerra. Ma tant’è. Noi siamo intelligenti e cristiani. E civili.

 

Sulla stupidità di un’ulteriore guerra proprio nel cuore dell’Europa, che vede coinvolti i due paesi che da soli producono il 30% del grano mondiale, credo ci sia poco da aggiungere. Guerra scellerata, dice il nostro Presidente. Sulla crisi energetica che ne deriva, che dire? Giusto un po’ d’incenso da bruciare sull’altare del genio di Mosca e dei suoi accoliti. Che alla sua ombra continuano a riempire le proprie tasche quasi avessero firmato con la Vita un contratto a tempo indeterminato. Senza scadenza. Chiusi ancora dentro la logica d’un potere da rincorrere e d’una missione salvifica, con la benedizione della loro chiesa, verso il resto del mondo.

Altrettanto dovremmo dire sulla crisi climatica – il disastro climatico! – che ci ostiniamo, noi paesi benestanti, a non voler ancora prendere sul serio. Nonostante essa stia entrando, anzi, sia già entrata di forza in casa nostra. Temporali che diventano tempeste, trombe d’aria che divelgono alberi secolari, grandine capace di rompere tutto ciò che tocca, accanto a terreni secchi e aridi, incapaci perfino di accogliere l’acqua che arriva. Ondate di calore che hanno reso il 2022 il più caldo e più secco di tutti i tempi - che gli esperti cominciano a definire come il più fresco da adesso in avvenire. Nei primi sette mesi di quest’anno 132 eventi estremi, solo in Italia. Tra allagamenti, trombe d’aria, esondazioni.

 

Questi giorni siamo sommersi da parole. Promesse. Uno dei potenziali parlamentari ogni giorno ci dà una pillolina nuova: questi giorni, alla sua età, s’è accorto perfino che esistono gli alberi! Per favore, donne e uomini, di destra di sinistra del terzo e del quarto quinto sesto settimo polo... dove vivete? Ciascuna di queste tre emergenze ha bisogno d’essere messa al primo posto nei programmi. Smettetela di aggredirvi a vicenda. E diteci quali passi, concreti, intendete compiere. Ci state chiamando a scegliere tra voi, a decidere chi sia il migliore per governarci nei prossimi cinque anni. Su cosa scegliamo? Sulle vostre chiacchiere, sulle combinazioni alchemiche tra parti che si fanno e si disfano con la velocità delle ali d’una libellula? Diteci, nella concretezza del fare, i passi che ciascuno di voi intende compiere per affrontare, fino a sciogliere, queste emergenze. Ripeto, emergenze.

 

La guerra la possiamo fermare. Il clima lo possiamo ancora recuperare. La fame possiamo cancellarla dal pianeta. Ma nessuna di queste tragedie si risolve da sola. La guerra chiama ancora guerra, le armi chiedono altre armi. Sempre più potenti e sempre più sofisticate. Non limitatevi a dirci armi sì armi no. Vogliamo sapere cosa intendete fare per portare le parti (Russia, Ucraina, Usa e Cina) a parlarsi e ascoltarsi. Smettendo di seminare morte e distruzione. Il clima, problema che è alla radice di tutti i problemi: se non lo prendiamo sul serio adesso, attraverseremo il confine del non ritorno. Indifferenti alla qualità di vita che stiamo preparando per i nostri bambini. E i loro figli. La fame. Pensate di fermarla con la chiusura dei porti? Il rafforzamento dei confini, il blocco navale? Siate seri. È proprio il perdurare di questa situazione nel mondo il terreno fecondo per la crescita, continua, dei flussi migratori.

Ma questo... lo vedono meglio i bambini.