VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

4 apr 2021

In una Pasqua tanto difficile, recuperarne i significati

Risvegliàti

Oppressi e assediati. Così ci sentiamo, Gesù. Con questo stato d’animo non ti nascondo che la parola resurrezione ci è difficile collocarla. Ci piacerebbe ritrovarla e sentirla risuonare nei pensieri, nei sentimenti. Ma chiusi in casa e circondati dalla paura di venir aggrediti da un nemico tanto invisibile quanto minaccioso che chiamiamo virus, un rischio grande stiamo correndo: sistemarla oltre il tempo e lo spazio di questa vita. Consolidando, così, un vecchio luogo comune.

Quanto c’insegnavano, e quanto purtroppo in molti ambienti religiosi continuiamo a dirci, è che di resurrezione si può parlare solo nel tempo-spazio dopo la morte. Per cui non ci rimane che faticare ora in questa vita (il tempo della passione e della croce) e risorgere poi nell’altra (il tempo della vita piena). E il confine tra questa e l’altra ha nome morte.

Visione molto meccanicista e altrettanto riduttiva. Soprattutto tanto lontana da quel Vangelo (= buona notizia) che tu, Gesù, sei venuto a portarci.

 

Quando apriamo quelle pagine che alcuni dei tuoi ci hanno lasciato, e proviamo a leggerle con il desiderio di lasciarci sorprendere, aspetti diversi ci arrivano. Uno su tutti, però, continua a prevalere, perché in linea con il pensiero vecchio di un Dio cui bisogna offrire sacrifici per ingraziarcelo e ottenerne i favori. Al punto che perfino tu sei stato ridotto a vittima sacrificale da offrirGli. A Lui cui non sarebbe stato sufficiente nessun sacrificio umano per cancellare l’offesa e placarne l’ira.[1] Questo pensiero ci ha allontanati dalla tua croce come atto d’Amore. E da quel Dio Padre-e-Madre che tu ci hai fatto conoscere, che ci viene incontro gettandoci le braccia al collo non appena ci facciamo vedere.[2] O che addirittura parte, di sua iniziativa, per ritrovarci quando perdiamo la strada e ci riconduce a casa caricandoci sulle spalle.[3]

Temo che sia proprio questo il vero peccato originale: coltivare un’immagine di Dio lontano e giudice implacabile, e perderne di vista l’amorevolezza e la cura con cui ci guarda e cammina con noi.

 

Quando Matteo e Luca parlano di te risorto usano una parola, risvegliato. Ecco, a me pare che proprio di questa resurrezione, cioè di un risveglio noi oggi abbiamo bisogno. Risvegliarci dal torpore in cui anni e secoli di tradizioni religiose ci hanno confinato.

Mi ha sempre sorpreso Marco quando scrive che le tue prime parole sono state: “Il tempo è compiuto, il Regno di Dio è vicino, convertitevi e credete alla Buona Notizia (Vangelo)”.[4] Quale buona notizia se non questa? Dio è Padre-e-Madre, lasciate andare quell’immagine vecchia di giudice, pronto a punirci, e verso il quale mai potremo riparare le offese che Gli abbiamo arrecato.

Questa era diventata la religione che i maestri del tuo tempo insegnavano e dentro la quale soltanto si poteva sperare, a costo di sacrifici continui, di trovare una qualche benevolenza.

 

Troppo faticoso per loro questo cambiamento di mentalità, che tu chiamavi conversione. E troppo dirompente il tuo Vangelo. Sacerdoti, scribi, farisei s’erano costruiti una religione a loro uso e consumo. Ben sistemati in un’istituzione solida e in grado di garantire loro benessere e potere. La relazione con Dio ridotta a mercato: io ti do tutti questi sacrifici (animali preghiere riti digiuni), tu devi darmi quello che ti chiedo. Quella che tu chiamavi Buona Notizia (Vangelo) per loro era tutt’altro. Notizia pessima. Così di fronte al tuo messaggio non ce l’hanno fatta a lasciare quanto con tanta cura s’erano costruiti. E l’unica strada che rimaneva loro era farti fuori. Non c’era alternativa: o accogliere il tuo Vangelo o eliminarti. Questa seconda era molto più semplice.[5]

 

Ma tutto questo duemila anni fa. Il punto, ora, è che anche noi siamo ricaduti in quel modello di religione. Ed è qui che abbiamo bisogno di risvegliarci. Ma quant’è difficile lasciare la strada vecchia... nonostante il malessere con cui ci stiamo dentro. Tenerci un Dio-giudice di cui aver paura, o addirittura vederci costretti a eliminarlo dalla nostra vita. Con il rischio di perdere perfino il senso di noi stessi.

Partecipare del tuo risveglio-resurrezione è ciò di cui abbiamo bisogno. Ne abbiamo bisogno anche in questo momento di pandemia che ci opprime e ci soffoca. Ne abbiamo bisogno per concederci uno sguardo nuovo – da risvegliàti, appunto – per scoprire un senso a quanto ora ci sta accadendo. Per ritrovare il significato stesso della vita.

Tu, amico e fratello, che hai condiviso con noi il peso della sofferenza e dell’abbandono, e continui a parlarci di resurrezione anche in una Pasqua così difficile, aiutaci a entrare, insieme con te, in questo risveglio alla Vita.[6]

 

 

[1] 1 Corinti 15,3

[2] Luca 15,11-32

[3] Matteo 18,12-14; Luca 15,3-7

[4] Marco 1,15

[5] Giovanni 11,50

[6] Giovanni 20,17

 

* V'invitiamo a ri-leggere La mente e il cuore, il maschile e il femminile di fronte alla morte-e-vita