VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

7 mar 2021

8 marzo. Una data preziosa per le donne e gli uomini

Donna cercasi

Non sarà facile oggi. E non perché voglia portarvi in ragionamenti di alta speculazione filosofica. No. Semplicemente perché le riflessioni che condivideremo cercano di togliere qualche coperchietto a pentole che teniamo ben chiuse e sigillate. Andremo alla ricerca della donna in tre aree della nostra vita sociale. Nella politica, nella cultura e nella religione.

 

Abbiamo il nuovo governo. Tutti entusiasti. Di più, tutti pronti a conversioni lampo pur di salire sul carro, convinti che sarà il carro del vincitore. Certi, nelle segrete stanze, che potranno dirigere i giochi e farli girare a proprio tornaconto. I nostri politici, che volete farci? Li abbiamo scelti noi. E, almeno per adesso, ce li teniamo.

Grande stima accompagna il nuovo Presidente del Consiglio. Stima meritata, perché conquistata sul campo. Ma... quante donne ha scelto come ministri del suo governo? Otto su ventitré. Se dovessero rappresentare l’Italia, sarebbe come dire che dei 60milioni che siamo, 20 sono donne e 40 uomini. Direte: il tuo è un ragionamento troppo elementare, non è così che si valuta la qualità di un governo. Né quella di un presidente. E avete ragione. Ma una domanda possiamo porcela: immaginando che il presidente si sia mosso cercando, come collaboratori, persone di grande competenza nelle diverse aree, mi chiedo che significato dare alla sua scelta. O la popolazione femminile del nostro Paese non è, oggettivamente, all’altezza di quella maschile nella gestione della cosa pubblica; o anche il presidente è prigioniero di un pensiero tuttora prevalente nella società: per le cose serie, com’è un governo in una situazione di grand’emergenza, non possiamo affidarci a delle donne. Ci vogliono uomini (maschi). Voi dove state? Io per la seconda ipotesi.

 

Cultura e scienza. Nel Commissariato europeo per l’innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e la gioventù nasce, nel 2018, un movimento: No Women No Panel (Senza donne non se ne parla). Per una presenza equilibrata dei generi nelle discussioni pubbliche, nei congressi e convegni. Nelle istituzioni. Risulta a voi così? Limitiamoci all’immediato presente. Pandemia e CTS (Comitato Tecnico Scientifico): tredici componenti più sette esperti. Volete i nomi? Agostino, Silvio, Claudio, Mauro, Achille, Sergio, Giuseppe, Franco, Nicola... Cercate una donna? Non vi preoccupate: non ce ne sono. Quindi, tranquilli: siamo in buone mani. Tutti maschi. Quindi tutti competenti. Le cose serie, com’è noto, si affidano agli uomini!

Chi sa se qualcuno ricorda che proprio i primi vaccini approvati dall’Ema e dall’Aifa, il Pfizer-BioNTech e il Moderna, sono nati dagli studi di una donna. Katalin Karikò, una scienziata ungherese che ha intuito questa nuova strada: un vaccino a RNA messaggero. Che non inietta l’agente infettante (il virus indebolito), ma invia un messaggio all’organismo indicandogli la strada per produrre l’antigene contro cui deve sviluppare la reazione immunitaria. Ripeto, questi vaccini, che tutti desideriamo come l’aria, sono nati grazie agli studi di una donna.

 

Religione. Qui temo che se dovessimo dirci No women no panel, senza donne non se ne parla, non rimane che il silenzio. E salto a piè pari quei Paesi che, in nome di una religione, continuano a tenere la donna priva dei più elementari diritti civili: uscire di casa da sola, guidare un’auto, fare gli studi che preferisce, scegliersi liberamente il proprio compagno di vita, ecc. Per dirci qualcosa in casa nostra. Come cristiani.

Se guardiamo il Vangelo, che dovrebbe essere la nostra Carta Costituzionale, per Gesù donne e uomini sono entrambi figlie e figli del Padre, con assoluta pari dignità. I momenti in cui più profondamente si rivela li condivide con alcune donne. Fino al culmine della propria rivelazione: come primi messaggeri della sua resurrezione sceglie proprio delle donne.

Poi però, una volta che lui se n’è andato, subito i discepoli si son fatti ricatturare dalla cultura dominante che vedeva la donna subalterna all’uomo. E così è continuata la storia.

Le chiese cristiane nate dalla Riforma stanno realizzando ormai che questo pensiero non è conforme al Vangelo. E hanno iniziato, da qualche decennio, a riconoscere anche alla donna la capacità di essere un pastore. Una pastora. Riconoscendola all’altezza di guidare una comunità. La chiesa cattolica, da questo punto di vista, fa ancora fatica anche solo a misurarsi con questo pensiero. Dichiarazioni sublimi abbiamo sulla dignità della donna. Dal Concilio ai tanti documenti pontifici. Ma nella prassi è ancora la sua subalternità, altra faccia della superiorità maschile, a guidare le scelte. (Mentre scrivo giunge una notizia: i vescovi tedeschi hanno nominato Segretario generale della Conferenza Episcopale una donna, Beate Gilles. Chi sa...).

 

Un rapido volo in territori diversi, oggi. Tanti altri potremmo visitarne. Importante è non fermarsi. Ci salutiamo con l’invito del Presidente Mattarella a “rafforzare nella società la cultura della parità non ancora pienamente conseguita”.

Parole che possono guidarci nel cammino. E così augurarci, donne e uomini, un Buon 8 marzo!