VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

27 mag 2018

Intorno al problema dell’aborto. Riflessioni. Domande

Donne simili...

“Maestro, questa donna è stata sorpresa sul fatto di commettere adulterio. Nella legge Mosè ha comandato di lapidare donne simili. Tu cosa dici?” così gli arrivano, una mattina, mentre stava insegnando nel tempio. Un gruppo di scribi e di farisei trascinano con sé una donna e la mettono davanti a Gesù. Che ogni giorno è sempre più ascoltato. Cosa questa nient’affatto gradita. Certo, se avessero potuto immaginare la sua risposta, l’avrebbero accuratamente evitata. Ma, tant’è, loro erano i maestri. Scrupolosi osservanti della legge. Persone dabbene. Preoccupati di «estirpare il male da Israele» come indicava Mosè.[1]

Sarà proprio così? Non poche volte mi faccio questa domanda. Soprattutto quando sento tuonare giudizi e anatemi di fronte a questioni tanto complesse. Non di adulterio si tratta, questa volta, ma di aborto. Per tutta la città ci hanno avvolti con manifesti in cui una grande croce è circondata da scritte estrapolate dalla Bibbia, isolate da ogni contesto e messe lì, sembra, a mo’ di monito per... donne simili.

 

Ma facciamo un passo indietro. La legge di Mosè diceva: «Se uno commette adulterio con la moglie del suo prossimo, l’adultero e l’adultera dovranno essere messi a morte». Prescrizione ribadita successivamente: «Quando un uomo verrà trovato a giacere con una donna maritata, tutti e due dovranno morire, l’uomo e la donna»[2]. Dunque entrambi dovevano morire, l’uomo e la donna, visto che se una donna commette adulterio, ci deve pur essere qualcuno (!) con cui lo fa. Ma questo qualcuno, dal momento che è un uomo (maschio), questi un’aggiustatina alla legge se l’erano fatta. A loro misura. Adesso infatti solo lei veniva condannata perché era lei la colpevole. Eravamo duemila anni fa, direte, e allora si sa bene che la società era maschilista. La donna non aveva nessun diritto. Per lei c’era solo il dovere di servire il marito, dargli almeno un figlio e tutti quelli che lui avesse voluto. E non dimenticare mai che lei era una sua proprietà: quindi guai a tradirlo. Sì, certo, duemila anni fa. Eppure il testo della legge risaliva addirittura a qualche secolo prima. Ma il... genio maschile se l’era aggiustata a sua misura.

 

Donne e uomini. Storia antica. Ma storia anche attuale. Con molta attenzione ho letto il manifesto con cui eravamo invitati... a pregare. Due riflessioni.

 

La prima. Pregare è sempre una cosa buona. Fa bene all’anima. Fa bene alla persona. Dona Energia buona, lo Spirito alimenta lo spirito dell’uomo. Ma se la preghiera è vera. Nel silenzio e nel raccoglimento, insegnava Gesù.[3] Mi è difficile chiamare preghiera quella che fanno certi gruppi religiosi mentre organizzano un attentato terroristico, per esempio. Qui credo che tutti possiamo concordare. Primi fra tutti, gli stessi musulmani. Quelli veri. Si può pregare Dio, poi partire per uccidere i suoi figli, solo perché questi lo chiamano con un altro nome?

Devo dire però, fatte naturalmente le dovute differenze, che non mi è facile chiamare preghiera quella che nasce in polemica. In questo caso con una legge che cerca di porre qualche rimedio a un dramma come quello delle interruzioni di gravidanza.

 

La seconda riflessione riapre il vecchio tema del rapporto tra uomini e donne. A duemila anni di distanza, certe volte sembra che tutto sia rimasto ancora lì. Cambiano i temi. Ma non cambiano le relazioni. Non una parola sento, quando si parla di aborto, sulla responsabilità degli uomini. Sulla corresponsabilità che un uomo ha quando una donna arriva a decidere d’interrompere una gravidanza.

Una prima domanda, ovvia: una gravidanza non inizia con un atto condiviso tra una donna e un uomo? Certo, questa condivisione può avere tante facce: da una condivisione-progetto, quando entrambi desiderano un bambino, fino al suo opposto, una condivisione-violenza, quando l’atto sessuale è violenza, quando l’unione fisica è stupro.

La seconda domanda, da non perdere di fronte ad un aborto: dov’è ora l’uomo? Quando una donna decide di abortire è necessario poterlo ritrovare. Con il suo contributo. Con il suo peso. La maggior parte delle volte è da lui che la donna si vede costretta verso questa scelta. Altre viene lasciata completamente sola. Anche se fisicamente c’è, lui si fa da parte e non sa mettere neppure una parola per dire: non aver paura, ce la facciamo, siamo in due. Altre ancora, quando per l’uomo non so trovare altra parola che vigliaccheria, lui scompare. E lei, sola, senza una mano che l’accolga e la sostenga, non ha la forza di fare altro.

 

Allora, piuttosto che Donna, ecco tuo figlio – parole da ascoltare con maggior rispetto, restituendo loro tutto il significato autentico e profondo, ricollocandole lì dove sono nate – dovremmo almeno imparare a dire: Uomo e donna, dal vostro incontro nasce una vita, il vostro bambino desidera incontrarvi. Se vi prendete per mano, saprete dargli il benvenuto.

 

[1] Giovanni 8, 2-11

[2] Levitico 20, 10; Deuteronomio 22, 22

[3] Matteo 6, 5-6