VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

8 ott 2017

Cassazione: niente ergastolo, il padre è ‘solo’ adottivo

Figli di serie B?

Ion, 19 anni, viene ucciso dal padre Andrei mentre cerca di difendere la madre dalle aggressioni del marito, tornato a casa ubriaco. Era novembre di quattro anni fa. Al processo per omicidio Andrei viene condannato all’ergastolo. La Corte di Cassazione annulla la sentenza perché il figlio è adottivo, quindi non c’è quel vicolo di sangue che prevede, come aggravante, il codice penale in caso di omicidio di un ascendente (genitore) o di un discendente (figlio). L’art. 577/c specifica che «se il fatto è commesso contro il coniuge, il fratello o la sorella, il padre o la madre adottivi, o il figlio adottivo», la pena va da 24 a 30 anni. Cioè per il codice penale un figlio adottivo vale meno di un figlio biologico: quindi uccidere il figlio adottivo è meno grave che uccidere il figlio biologico. Così continua ad essere, nonostante che il codice civile dal 2012 abbia eliminato ogni differenza tra i figli, «sia nel caso in cui la filiazione è avvenuta all'interno del matrimonio, sia nel caso in cui è avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio è adottivo» (art. 74).

È evidente che il conflitto tra i codici deve essere sanato. C’è da chiedersi dove stiano i nostri politici quando scrivono una legge...

 

Vorrei fosse chiaro che lo scandalo non sta nel fatto che quest’uomo non viene condannato all’ergastolo. Per questo devo dire: finalmente! La pena dell’ergastolo, a mio parere, è una pena inutile. Anzi, inumana. Ogni persona ha diritto alla possibilità di recupero. La pena, infatti, dovrebbe svolgere una duplice funzione: da una parte essa è risarcimento verso la società (i singoli cittadini che hanno subito le conseguenze di un delitto, e l’intera comunità); dall’altra essa deve essere occasione di recupero, di rieducazione per la persona che la riceve. Una società civile non ha bisogno di mostri da tenere in gabbia. Una società ha bisogno di uomini e donne civili e integrati. Capaci di riconoscere i propri sbagli, quando ne commettono, e di risarcire, nei limiti dell’umanamente possibile, il danno arrecato.

 

Lo scandalo di questa sentenza è molto più grave. Sta nel fatto che essa scaturisce dal principio che un figlio adottivo è meno figlio di uno biologico. È vero che non sono i giudici che debbono scrivere le leggi: ad essi spetta il compito di applicarle. Ma non possiamo fermarci qui.

Giustiniano, l’imperatore di Bisanzio, nel suo Institutiones scrive Adoptio naturam imitatur (l’adozione imita la natura). Per dire che una relazione adottiva equivale ad una relazione naturale (biologica). Ed eravamo nell’anno 535. Mille500 anni fa! Dov’è andata a finire tanta saggezza?

Sapete che oggi siamo arrivati a che ogni mese tra gli 8 e i 10 bambini vengono ‘restituiti’ ai Tribunali da parte di famiglie adottive? Come faremmo per una macchina difettosa o per una lavatrice che non funziona a dovere. Così questi bambini si ritrovano con addosso un ulteriore abbandono: prima dai propri genitori biologici, poi dai genitori adottivi. Poi, magari, anche da altri. L’estate scorsa ho incontrato due bambini che erano stati adottati poi restituiti già da due famiglie.

Faremmo così per un figlio nato da noi? Significa allora che un figlio biologico (= nato da noi) è più figlio di uno adottivo? Beh, se accanto a quanto prevede il codice penale mettiamo questa possibilità e facilità di ‘restituzione’, dovremmo dire di sì.

 

Certo, c’è da chiederci quali specialisti e con quali strumenti valutino i genitori che chiedono un’adozione e quali servizi li seguano. E come. Sia prima sia dopo che un figlio arriva in casa. Perché troppo spesso queste famiglie sono abbandonate a loro stesse. Sottovalutando che il processo adottivo è un processo complesso: è impegnativo per i genitori adottare un figlio; altrettanto impegnativo è per un figlio adottare due genitori.

Attenzione però a non dimenticare che questo processo di adozione reciproca – genitori-figli, figli-genitori – richiede tutta la vita. Difficile non è l’aspetto legale dell’adozione: tuttalpiù, a volte, è complicato: tempi d’attesa, burocrazia, spese. Impegnativa è la dimensione affettiva.

 

Un pensiero importante. Per tutti. Questo processo adottivo, in realtà, accompagna ogni relazione genitori-figli. Sia quando decidiamo di aprire la nostra casa ad un bambino già nato (figlio adottivo), sia quando decidiamo di metterne al mondo uno noi (figlio biologico). Di fronte a una difficoltà, allora, non restiamo soli. Non chiudiamoci in casa. Chiediamo aiuto. I consultori, i servizi di psicologia ci sono anche per questo.

Ricordiamo comunque che se questo processo è complesso, esso è altrettanto grande ed entusiasmante. È un’avventura per la Vita!