VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

28 feb 2016

Il difficile viaggio di una separazione

Le colpe dei genitori...

Mio fratello e la moglie sono separati da cinque anni e ora vivono ciascuno una nuova relazione. La sua ex è riuscita a convincere la figlia quindicenne che vive con lei a non vedere più suo padre. Non solo, adesso Laura non può più nemmeno frequentare la nostra casa e incontrare la cugina, nostra figlia Anna di tredici anni. Per Anna è una grande sofferenza perché fino a poco fa lei e Laura erano come due sorelle: si aiutavano nello studio, passavano insieme il tempo libero e condividevano tanti interessi. Lei ci sta male e noi pure, ma non sappiamo cosa fare. Mio fratello dice che lo psicologo gli ha detto di non forzare le cose e di aspettare che pian piano cambieranno. (...)

Lucia

 

Questa è una delle nuove forme di violenza che noi adulti infliggiamo ai figli quando non siamo in grado di distinguere e di separare i problemi nostri, cioè di noi adulti, da quelli che appartengono ai ragazzi. Sua cognata avrà senz’altro le sue mille ragioni per essere arrabbiata con l’ex marito. Nessuno, credo, può entrare appieno nelle vicende di una coppia. Io non so che cosa abbia portato questi due coniugi a separarsi né posso indovinare cosa li stia tenendo ancora così legati tra loro, nonostante i cinque anni che sono già passati.

 

Due livelli è necessario che, almeno noi, proviamo a considerare. Dico ‘almeno noi’ perché da quanto lei dice, Lucia, sembra evidente che nessuno dei due, né suo fratello né l’ex moglie, sia veramente separato dall’altro. Un livello è quello che vede i due adulti che hanno condiviso una parte della loro vita come marito e moglie, e che ora, almeno sul piano legale, hanno avviato lo scioglimento di questo legame. L’altro, invece, è quello che appartiene ai figli. So molto bene quanto questa distinzione, chiara e semplice sul piano teorico, sia poi tanto difficile da vivere nella realtà.

 

Quando i conflitti continuano a regolare i rapporti tra due persone, significa che tra loro il legame è molto forte. Capita a tutti noi di trovarci a pensare che due che non si parlano e che coltivano rancori nel loro cuore, siano distanti. Lontani. In realtà la lontananza è solo apparente: è una lontananza che li cattura. Li incatena l’uno all’altro. Al punto che se ne ritrovano prigionieri. Incapaci di uscire da una relazione da cui essi stessi vorrebbero liberarsi, ma che essi per primi si rivelano incapaci di sciogliere.

Un uomo e una donna che decidono, a un certo punto della loro vita, di entrare in un progetto che li veda mano nella mano, con il desiderio di trovare reciprocamente condivisione, aiuto e sostegno, sono all’interno di un viaggio grande e affascinante. E quando le vicende della vita li portano a veder fallire questo progetto, il dolore e la delusione sono enormi. Altrettanto grandi come lo era il progetto iniziale. E ancora più difficili da accettare e da digerire.

 

Decidere di condividere la vita richiede a ciascuno dei due una buona dose di coraggio e di maturità. Entrambi attingono energia dal desiderio, dalla fiducia, dalla stima. Dal piacere di ritrovarsi insieme. Da quella forza interiore che chiamiamo amore. Fatto di amicizia, di complicità, di eros, di condivisione di valori.

Decidere di separarsi richiede una forza e una maturità altrettanto grandi. La maturità di saper riconoscere che se il progetto non è potuto andare avanti, tra le tante cose che sono venute a mancare, di sicuro ciascuno dei due qualcosa non ha saputo mettervi. O non ha saputo valutare. E finché l’uno o l’altra continuano a coltivare l’idea che la separazione è tutta colpa dell’altro, non riusciranno a sciogliere, sul piano affettivo e di realtà, quel legame che sul piano legale prima o poi vedrà la fine. La separazione e il divorzio non sono una difficoltà legale. Essi sono un problema affettivo. Ed è quest’aspetto che ha bisogno di essere curato. Ed è questo che invece di solito è il più trascurato. Dai coniugi che si separano. Ma anche dagli addetti ai lavori: avvocati, magistrati, psicologi, mediatori familiari.

 

Vede, Lucia, suo fratello e sua cognata si trovano sicuramente nella con-fusione, nella nebbia. Ne è segno evidente la loro incapacità di vedere che la figlia non c’entra con la loro separazione. Questa appartiene a loro. Sono loro che hanno bisogno di fare i conti con il fallimento di un progetto. Imprigionare Laura nei loro conflitti significa impedirle di vivere: la sua vita, i suoi quindici anni. Se può, dica a suo fratello di chiedere aiuto per una mediazione familiare: è un diritto di Laura vedersi liberata da una zavorra che, se continuano a tenergliela sulle spalle, a lungo andare le impedirà di crescere. Di vivere.

 

Le ‘colpe’ (= i pesi) dei genitori non appartengono ai figli.