VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

14 giu 2015

Biologia e psicologia in dialogo

Tagliare il cordone... (2)

Continuiamo con alcune riflessioni fatte la settimana scorsa. Osservando come la natura lavori per costruire un essere umano, avevamo visto che quel famoso cordone ombelicale di cui tanto spesso parliamo non appartiene affatto alla madre, ma al bambino. Non solo, osservavamo anche come ogni bambino, nascendo, si porti con sé tutto quanto gli è servito in quei nove mesi in cui ha abitato l’utero della mamma: la placenta, quella sorta di ‘computer’ che l’ha tenuto collegato al corpo di sua madre, e il cordone che teneva lui collegato alla sua placenta. Placenta e cordone, come una valigia che aveva sistemato per fare il suo primo viaggio, durato nove mesi, in compagnia della mamma.

 

Il cordone dunque appartiene al bambino.

Con questo pensiero facciamo un’escursione veloce in sala parto. Poi ritorniamo alla nostra vita di tutti i giorni e vediamo come fare con il cordone... metaforico.

 

In sala parto.

La scienza medica, che ha come oggetto di studio e di conoscenza la conformazione e il funzionamento del corpo umano, dovrebbe essere la prima a rispettarne il funzionamento sano e naturale.

Alla nascita, il pericolo grande che può correre un bambino è la mancanza di ossigeno (anossia). Il suo cervello ne ha assoluto bisogno e non può permettersi neanche per qualche momento di restarne privo. Nascendo, avviene nel bambino un passaggio molto importante nel modo in cui si fornisce di questo prezioso elemento.

Finora l’ossigeno gli arrivava attraverso il cordone ombelicale. Da adesso in poi userà i suoi polmoni. Ma il momento del passaggio rischia di essere un momento critico. Ed è qui che certi reparti di ostetricia a volte si mostrano disattenti di fronte alla saggezza della natura e alle conoscenze della medicina.

I suoi polmoni il bambino non li ha mai usati finora: nell’utero della mamma non gli servivano. Lui però, per fornirsi di ossigeno, ha assoluto bisogno di respirare. Questo la natura lo sa bene e, pur di evitargli rischi, ha pensato di fornirlo, mentre sta nascendo, di una grande risorsa: funzionano contemporaneamente entrambe le strade. Mentre i polmoni pian piano si aprono e cominciano a respirare, il cordone continua a funzionare per qualche minuto dopo la nascita e porta ancora ossigeno per il cervello del bambino. Ma...

Ma questa saggezza della natura non è sempre rispettata dalla nostra medicina. Che si lascia condurre più spesso dai ritmi di un reparto che dai ritmi della natura.

Se alla nascita il bambino venisse lasciato attaccato al suo cordone per quei pochi minuti in cui questo continua a funzionare, gli eviteremmo sia il trauma di un passaggio rapido alla respirazione polmonare (urli e pianti), sia il rischio conseguente che questo passaggio, improvviso e forzato, possa incontrare qualche ostacolo. Grandi ostetrici (Leboyer, Odent, ecc.) da oltre quarant’anni hanno richiamato la medicina moderna a quest’attenzione: il cordone va tagliato quando smette di pulsare. Non mentre sta ancora funzionando. Ma il messaggio o non è sempre arrivato o è già stato dimenticato da tanti nostri medici, prigionieri di tradizioni irrigidite o della fretta di certa organizzazione ospedaliera.

 

Il bambino poi il suo cordone lo lascia. E... da adulti?

Nella vita di adulti, nel quotidiano, succede che tante volte andiamo alla ricerca di quel cordone – così lo chiamiamo, con una metafora. E non ci rendiamo conto che esso diventa una zavorra. Inutile. Dannosa. Perché il rischio è che non ci fa... respirare con i nostri polmoni. Ragionare con la nostra testa. Non ci fa neanche accorgere di averla!

Solo qualche esempio.

 

Tante adesioni, totali e incondizionate, a gruppi, a scuole di pensiero, a tradizioni, a legami più o meno affettivi ci imprigionano piuttosto che farci respirare con libertà. Ordini di partito, vincoli sindacali, adesioni a teorie, dottrine, insegnamenti assunti in modo acritico ostacolano una crescita umana, libera e sana.

Perfino nel mondo delle religioni, sottomissioni acritiche alle idee e alle direttive di certi dirigenti (guide o presunte tali) di gruppi o di chiese (= chiese, movimenti, moschee, sinagoghe, templi...) diventano un ostacolo alla vita spirituale. Che può essere coltivata sanamente solo se diamo ossigeno alla nostra libertà. Che è il dono più grande che il Creatore – comunque lo vogliamo chiamare: perfino Natura per chi non può chiamarlo Dio – ha dato alle sue creature quando le ha dotate di una mente capace di pensare. Di farsi domande. Di Vita. Di ricerca della Verità. Che non è adesione alle idee e alle decisioni di altri, ma ricerca attenta, continua, vigile. Accompagnata dal coraggio di saper rischiare, mettendo in campo tutta la nostra capacità di riflettere e di pensare. Con la nostra testa.

 

Per nascere alla Vita non ci serve ‘un cordone’ attaccato ad altri. La nostra mente riceve ossigeno solo se attiviamo i nostri... polmoni!