VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

5 lug 2015

Tra teoria del gender e omoaffettività

Il sonno della ragione... (1)

Il sonno della ragione produce mostri è il titolo che Francisco Goya mette su una sua acquaforte. La prima cosa da dire è che questa capacità – la ragione – ci appartiene. Di conseguenza, sta a noi decidere se usarla o farla dormire. Con il rischio, nel secondo caso, di cadere... vittime di mostri.

Il mio timore è che quando entriamo in temi ‘caldi’ come la cosiddetta teoria del gender e la tematica dell’omoaffettività (comunemente chiamata omosessualità), il rischio di mettere a dormire la ragione è molto vicino. Qualunque sia la nostra posizione. Perché avviene che non ci chiediamo più cosa sia e cosa significhi parlare di gender o di omoaffettività, ma semplicemente ci diciamo favorevoli o contrari.

Così facendo, però, non ci rendiamo conto che la nostra presa di posizione non si fonda su conoscenze e informazioni serie sui diversi temi, ma ci muoviamo semplicemente per partito preso. Oppure andiamo dietro a qualcuno che ci dice come bisogna pensarla. Torniamo a metterci sotto il vecchio e comodo ombrello dell’ipse dixit. L’ha detto lui. LUI, di volta in volta, può essere il capo di un partito, di una scuola di pensiero, di un movimento o, più genericamente, di un gruppo, laico o religioso che sia. Lasciando così che la nostra ragione dorma placidamente, tanto c’è la ragione di lui che sta sveglia. Affidiamo a lui il compito di pensare pure per noi. Al nostro posto.

Questo modo di pensare, e di vivere, a me non piace. Perché non mi piace decidere di mettere a dormire la mia ragione. Prima di tutto perché questa è un dono che la Vita (il Creatore) mi ha dato. Poi perché non mi piacciono... i mostri!

 

Quando andiamo a parlare dell’essere umano dobbiamo partire dalle conoscenze che le scienze umane – la biologia (la scienza della vita) e la psicologia (la scienza della mente) – ci mettono a disposizione. Sapendo bene che le conoscenze di oggi saranno in seguito senz’altro arricchite, e forse anche cambiate per qualche aspetto: non sarebbe la prima volta che nuovi studi ci fanno vedere nuove cose. Oggi, comunque, non possiamo che partire dalle conoscenze di oggi.

 

Ora vi chiedo un po’ di attenzione e, forse, di pazienza, perché quanto seguirà è un po’ tecnico. Ma credo sia indispensabile richiamare alcune nozioni per andare avanti, facendoci guidare dalla nostra ragione.

 

Gender è semplicemente la parola inglese che traduce l’italiano genere.

La biologia ci dice che i generi, nella specie umana, sono due: femminile e maschile. Esso è scritto nel nostro DNA (46 cromosomi). In ogni cellula del nostro corpo ci sono 23 coppie di cromosomi: esse vengono numerate da 1 a 22. La 23a coppia è quella che indica il sesso di un individuo: se è formata con XX si tratta di una femmina, se invece ha XY si tratta di un maschio. Al momento dell’incontro con l’ovulo è lo spermatozoo che lo feconda a determinare il sesso del bambino che nascerà: se contiene la X nascerà una femmina, se contiene la Y nascerà un maschio. È lo spermatozoo che ‘decide’ il sesso del nascituro perché l’ovulo contiene sempre una X. (Anche se non riguarda l’argomento di oggi, credo sia importante ricordare tutti che a definire il sesso di un bambino è il seme del padre: la madre... non c’entra!).

 

Dunque in ogni cellula del nostro corpo è scritto il nostro sesso. Quindi ciascuno di noi è o maschio (XY) o femmina (XX).

Per completezza d’informazioni dobbiamo ricordare che alcune volte capita che il patrimonio genetico di una persona contenga qualche anomalia. Cioè una delle 23 coppie potrebbe risultare irregolare, o danneggiata. Non sappiamo ancora perché avvenga. Sappiamo soltanto che questo può avvenire. Una delle alterazioni più conosciute (e meno gravi) è quella della coppia 21: quando essa ha tre cromosomi invece di due ci troviamo di fronte ad un bambino con la Sindrome di Down. Infatti nel linguaggio medico essa è definita trisomia 21 (dal greco tria, tre + soma, corpo). Alterazioni possono esserci in ognuna delle coppie, anche nella 23, che è quella che determina il sesso: casi rarissimi per fortuna, perché i danni per l’individuo non sono lievi. Ma queste situazioni non c’entrano con la teoria del gender né con l’omoaffettività.

 

Oggi ci fermiamo qui. Con quanto ci dice la biologia sul maschile e sul femminile. Perché poi dovremo fare un passo avanti ed entrare nella distinzione fra sesso e genere. Dal momento che l’uomo è un ‘animale’ non solo biologico ma anche culturale, sarà importante comprenderne il senso. Per coglierne i significati, in modo da non cadere, per quanto possibile, in troppo facili generalizzazioni o in altrettanto facili alzate di scudi che non sono utili a nessuno. Meno ancora alla costruzione di un dialogo. Che è l’unica strada, a mio parere, per avvicinarci alla comprensione della complessità dell’essere umano.

 

(1. continua)