VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

26 apr 2015

Per non continuare a nasconderci sotto il nome di Dio

Dio è morto?

Avete sentito di quel folle uomo che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato, e si mise a gridare incessantemente: “Cerco Dio! Cerco Dio!”? Così scriveva Nietzsche nel lontano 1882. A me sembrano parole di grande attualità. Più ancora lo sono quelle che quel folle uomo aggiungerà poco dopo: “Dio è morto. E noi l’abbiamo ucciso”.

 

Oggi, in un mondo reso tanto piccolo dalla tecnologia, in me nasce una domanda: ma quale Dio è morto? E quale abbiamo ucciso? E ancora: c’è un Dio che dovremmo far morire per esserne liberi, e ce n’è uno che dovremmo ritrovare per ritrovare la Vita e la fiducia in essa?

 

Sono riflessioni e domande che da molto tempo abitano la mia mente. E che ora mi si ripresentano davanti con la forza dell’attualità. Perché quando ci sono uomini capaci di gettare in mare altri uomini solo perché si rivolgono a Lui chiamandolo con un nome diverso, non ci rimane che pensare che quel Dio sia davvero morto. Morto insieme a quei poveretti che il loro viaggio, costruito nella speranza, l’hanno finito in fondo al mare. Quando un presunto Califfo – califfo significa erede [del Profeta] – manda i suoi uomini a uccidere persone indifese, a distruggere case e villaggi, a catturare donne e bambini per farne degli schiavi, di sesso o di violenza, e minaccia il mondo intero sostenendo che questo è il progetto di Dio, non ci rimane che dare ragione a quel folle uomo che corre a cercare Dio al mercato, nella speranza, forse, di trovarlo almeno lì. Quando bande di criminali associati, come Boko Haram, catturano ragazze per ‘convertirle’ al Dio vero (?), o uccidono giovani studenti solo perché essi Dio lo chiamano con un altro nome, come facciamo a non dargli di nuovo ragione?

 

Sono davvero tante le situazioni in cui la domanda di quel folle uomo la ritroviamo nel nostro cuore.

 

C’è il Dio dell’Ayatollah (= segno di Dio) che vuole imporre la sua legge alla società civile e fa condannare una donna perché, avendo subìto una violenza, continua ad accusare l’uomo che l’ha violentata. C’è il Dio del Talebano (= studente coranico) che impedisce alle bambine di accedere all’istruzione perché le donne sono esseri inferiori e, come tali, proprietà degli uomini. C’è il Dio del Pastore che minaccia castighi dal cielo se non si fanno opere di penitenza per i peccati. C’è il Dio dell’Imam (= guida) che continua ad invitare i suoi credenti alla guerra agli infedeli. C’è il Dio dell’Uomo di chiesa (vescovo, sacerdote) che confonde la fedeltà al Vangelo con il rispetto delle regole scritte dagli uomini, dimenticando che Colui che il Vangelo l’ha portato al mondo ha insegnato che non c’è valore né cosa né legge che sia più importante dell’uomo stesso. C’è ancora, in pieno XXI secolo, il Dio di chi va alla ricerca di esperienze mistiche esoteriche contando sulla fragilità di menti impressionabili di fronte a testimonianze che sanno di magia, a volte addirittura di paganesimo. C’è il Dio di chi mette il proprio interesse e il proprio tornaconto al di sopra di tutto e di tutti, anche se come uomo politico si assume compiti che invece dovrebbero fargli mettere il bene comune come valore primo, da difendere e da tutelare. C’è ancora il Dio di chi sostiene e fomenta discriminazioni tra donne e uomini, semplicemente perché il loro orientamento affettivo è diverso dal suo e da quello della maggioranza.

C’è il Dio di chi, pur avendo scelto una professione di aiuto alle persone, un medico o uno psicologo o uno specialista delle tante professioni sanitarie, tutto valuta e tutto decide sulla base del guadagno, in soldi o in prestigio, che una scelta piuttosto che un'altra gli può procurare.

 

Tanti Dèi che, secondo me, se muoiono non farebbero un soldo di danno. Anzi...

 

Partito da parole scritte più di cento anni fa, sono andato ancora più in dietro nel tempo. Guidato dalla speranza. E ho scavalcato due millenni: un tale, non saprei dire se uomo o donna, ha immaginato una sorta d’incontro tra tanti Dèi. E così lo racconta.

Dio presiede l’assemblea divina, e giudica in mezzo agli dèi:

“Fino a quando emetterete sentenze ingiuste

e sosterrete la parte dei malvagi?

Difendete il debole e l’orfano, al povero e al misero fate giustizia!

Salvate il debole e l’indigente, liberatelo dalla mano dei malvagi!

(...) Io ho detto ‘Voi siete dèi, siete tutti figli dell’Altissimo,

ma certo morirete come ogni uomo, cadrete come tutti i potenti’.

Poi conclude con un preghiera: Alzati, o Dio, a giudicare la terra, perché a te appartengono tutte le genti! (Salmo 82).

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PS: Appena finito di scrivere questa pagina sento alla tv che un barcone con circa 700 persone a bordo si è rovesciato nel Mediterraneo. D’istinto risuonano nel mio cuore queste ultime parole: Alzati, o Dio, a giudicare la terra, perché a te appartengono tutte le genti!