VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

24 nov 2013

Un sogno da coltivare tra noi uomini (maschi)

Verso un 25 novembre... inutile!

Lunedì prossimo è il 25 novembre. Un brutto giorno per noi uomini (= maschi). Un giorno di vergogna. È la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’ONU quattordici anni fa.

Oggi, però, non voglio parlare di donne. Ma di uomini. Anzi, vorrei proprio che fossimo noi uomini, da soli, a scambiarci questi pensieri. Perché se ancora abbiamo bisogno di una giornata per chiederci come eliminare dalla faccia della terra la violenza contro le donne, è un brutto segno. È segno che non abbiamo ancora scoperto che donne e uomini siamo abitanti della medesima terra e, insieme, le due facce della medesima umanità.

 

Giornali e televisione negli ultimi giorni ci hanno bombardato con la storia di Azzurra e Aurora – così venivano chiamate le due ragazzine di 14 e 15 anni che dopo la scuola si recavano in un appartamento, a Roma, per incontrare i clienti del sesso. Giornalisti, psicologi, sociologi, medici che cercavano con il loro sapere di illuminare le ragioni profonde (!) che avrebbero portato due minorenni a vivere un’esperienza tanto distruttiva: problemi in famiglia, genitori disattenti o addirittura complici, insegnanti distratti o incapaci come educatori; il valore dei soldi messo al primo posto come un idolo al quale sacrificare perfino il proprio corpo – che è, poi, anche la propria anima; modelli proposti da altre donne, anch’esse giovani, che si vendono, senza neanche nascondersi tanto, al ricco e potente di turno…

 

Ma una domanda è sfuggita ai più. Chi ha portato queste due ragazzine (e chi sa quante altre di cui non si parla sui giornali) a prostituirsi? Chi andava in quell’appartamento per sfruttare Azzurra e Aurora? Chi pagava per farle venire perfino in casa propria e approfittare di un corpo giovane abitato da una mente ancora incapace di valutare e di decidere della propria vita? Non erano forse uomini (= maschi)? Uomini che, in cambio di soldi, si arrogavano il diritto di comprare un corpo, come se questo non fosse una persona. Avrebbero agito allo stesso modo con la propria figlia quattordicenne o quindicenne? E quella ragazzina che ‘compravano’ per fare sesso non aveva forse il diritto ad essere guardata e rispettata allo stesso modo?

Lo so che certi modelli che lo sport o la politica o lo spettacolo ci mettono davanti sono una grande tentazione: se così si comportano i grandi, allora significa che si può fare. Anzi, significa che bisogna fare così se vuoi essere grande. E non ci accorgiamo che, invece, uomini di questo genere altro non sono che modelli, piccoli e meschini, di miseria e di povertà.

 

Si dice: ma è la donna che si prostituisce, quindi se io ci vado e le pago il dovuto (!), che male faccio? Ma abbiamo mai pensato, noi uomini, che una donna che si prostituisce è soltanto una schiava? Che per arrivare a fare questa vita ha accumulato violenze su violenze? E che ancora oggi è soltanto un oggetto nelle mani degli sfruttatori?

 

Altra situazione. Arrivano gli immigrati clandestini. Tutti sappiamo che la maggior parte di quelle donne, che pure riescono ad arrivare, hanno subito violenze e stupri nel lungo viaggio che le ha portate fin qui. Non sono gli uomini (= maschi) che fanno questo?

 

Ancora. Molti aborti si fanno in Italia. Le statistiche dicono che stanno diminuendo, ma sono sempre troppi. Sappiamo bene che un aborto è un trauma per la donna che lo subisce. Anche chi lo decide liberamente, in realtà lo subisce. Per ragioni economiche, o per ragioni sociali o culturali.

Qui la domanda diventa: dov’è l’uomo? Quell’uomo che incontrandosi con lei ha dato origine a una vita, dov’è, adesso che lei deve recarsi in ospedale e subire un intervento che lascerà il segno, non solo nel suo corpo, ma anche e soprattutto nella sua anima?

 

Potremmo continuare: donne che, in certi paesi, per uscire di casa devono imprigionare il proprio corpo dentro sacchi neri; donne cui è proibito perfino andare a scuola; donne mutilate perché devono ricordare che non hanno alcun diritto a vivere una sessualità normale. Donne che sono semplicemente proprietà dell’uomo.

 

Ma qui, oggi, ci fermiamo.

Con un invito. Proviamo a coltivare una domanda dentro di noi e a parlarne ogni volta che la vita ce ne dà l’occasione: come possiamo, noi uomini (= maschi), far sì che il 25 novembre diventi quanto prima una giornata inutile, perché – finalmente – abbiamo smesso di fare violenza alle nostre compagne di strada?