VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

11 dic 2011

NONNO È BELLO!

Marco è un bambino di tre anni. I suoi genitori sono separati: una brutta separazione. Marco (né questo né gli altri nomi sono quelli veri, naturalmente) è affidato alla mamma con cui vive insieme ad una sorellina poco più grande. Frequenta suo padre due volte la settimana, come da accordi stabiliti dal giudice. Un punto di riferimento importante per i due bambini sono anche i nonni materni che cercano di essere presenti nella loro vita dando una mano alla mamma che, rimasta sola dopo l’abbandono da parte del marito (che se n’è andato con un'altra quando Marco non aveva neanche un anno di età), si ritrova, sola, con due figli.

Fin qui niente di nuovo sotto il sole, potremmo dire. In altre occasioni abbiamo incontrato situazioni analoghe: uomini, giovani padri, che se ne vanno di casa con un’altra donna proprio quando nasce un nuovo figlio. Uomini-bambini che nella moglie sanno solo ricercare una madre che si prenda cura di loro, come se fosse la loro ‘nuova’ mamma…

 

Ma non è di questo che voglio parlare con voi, oggi. C’è un’altra cosa. Ascoltate bene.

 

Una sera Marco torna a casa accompagnato da suo padre e in casa, con la mamma, c’è anche nonno Pietro, il nonno materno. Marco è proprio felice di rivederlo e la sua felicità la mostra tutta! Gli corre al collo e lo abbraccia forte forte. Poi, dalle braccia del nonno, si rivolge a suo padre: “Babbo, nonno è bello! Perché dici che nonno è brutto? Guarda: nonno è bello!” e non finisce più di ripeterlo. Proprio come fanno i bambini.

Il padre non sa che pesci prendere. Si sente scoperto. E prova a dirgli che lui (il bambino) si sbaglia, che lui (il padre) non ha mai detto che il nonno è brutto, che lui aveva capito male perché il babbo stava parlando dei cartoni che guardavano alla tv e non del nonno Pietro. Ma entrambi sapevano bene che non era così.

 

Il mio lavoro mi ha portato a conoscere tutta la famiglia di Marco e so che è molto verosimile che suo padre abbia potuto dire una cosa del genere. Ma anche se non la conoscessi, so che dovrei credere al bambino e non a suo padre. Perché? Perché l’esperienza ci dice quanto spesso nelle separazioni gli adulti si ritrovano incagliati nei loro conflitti e, prigionieri dei loro rancori, calpestano impunemente i sentimenti e i bisogni dei figli.

Il babbo che quando sta con i figli parla male della mamma. La mamma che parla male del babbo. I nonni che prendono la parte del proprio figlio (o figlia) anche quando non sanno cosa veramente sia successo, e stia succedendo, tra i coniugi. E in questo fuoco incrociato si trovano i bambini. Esposti e colpiti nella ‘guerra’ che gli adulti si fanno.

 

Certo, quando una coppia si separa, significa che la conflittualità tra loro non è sanabile. O, almeno, che ai loro occhi non è più sanabile. Quando poi si rivolgono ad un legale – naturalmente ognuno al suo, purtroppo – i due professionisti troppo spesso non fanno che alimentare i conflitti. Richieste immotivate, descrizioni dell’altro coniuge con parole pesanti, addirittura offensive, proposte di ‘risarcimenti’ sproporzionate alla realtà economica e lavorativa dell’altro coniuge. E tanto altro. Quando nel nostro Istituto vengono avvocati a chiederci di frequentare il corso di specializzazione in Mediazione Familiare, noi siamo felici. Perché sappiamo che ci sarà un avvocato in meno ad alimentare la conflittualità nelle separazioni e un avvocato in più a lavorare perché si possa arrivare ad una separazione ‘civile’. Nel rispetto reciproco. Attenti, prima di tutto, ai bisogni dei figli.

 

Marco, che insiste nel dire che il nonno è bello, non vuole certo dare un giudizio estetico. Per lui dire che il suo nonno è bello significa dire che il nonno è buono e che sente di volergli un gran bene. Un bene che questo bambino sente ricambiato. Egli dice che nel nonno riesce a trovare un uomo che lo prende sul serio nei suoi bisogni, un uomo che non gli chiede di stare dalla sua parte contro il babbo o contro gli altri nonni. Come, invece, purtroppo, sta facendo questo padre che, incastrato ancora nei conflitti con la sua ex, non sa guardare il bambino come il suo bambino e gli chiede di entrare, anche lui, nel buio del rancore e del risentimento.

 

Un figlio – bambino e non più bambino – ha bisogno di conservare nel suo cuore un’immagine positiva dei suoi genitori. Ogni figlio sente che nasce nel loro incontro: egli sa che è come se una metà più una metà fanno di lui un intero. E queste metà sono suo padre e sua madre.

La biologia ci dice che un bambino è il risultato del patrimonio genetico dei suoi genitori. Le sue metà non possono aggredirsi nel suo cuore: quando due genitori vivono nel conflitto e nella svalutazione reciproca, il cuore di un figlio è dilaniato. Spezzato.

 

Cari genitori separati, proviamo a ricordare, insieme, che la vostra separazione è una separazione tra coniugi. Come marito e moglie siete separati. Ma come genitori non potrete mai essere ‘separati’: sarebbe come tagliare il vostro bambino in due metà. Come potrebbe sopravvivere?