VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

26 giu 2011

IL RESPIRO… DIVINO (2)

C’eravamo lasciati con un invito: quello di provare a regalarci qualche minuto, nelle nostre giornate veloci, e fermarci ad ascoltare il nostro respiro. Ascoltarlo, cioè poterlo ri-trovare. Ci dicevamo che questa poteva essere una buona strada per iniziare a prenderci cura di noi stessi. E per ricaricare le batterie del nostro corpo-mente, affaticato e stanco per la corsa continua che ci cattura.

Ritrovare il respiro per entrare in quello stato fisico e mentale che abbiamo chiamato meditazione.

E che abbiamo ‘scoperto’ essere un buon modo per prenderci cura di noi. Una medicazione.

 

Oggi facciamo un passo avanti. E dopo aver incontrato e fatto conoscenza con il nostro respiro, ampliamo il nostro campo visivo e proviamo a cogliere il respiro dell’universo.

Tutti gli esseri viventi sono immersi nella profondità del respiro. Le piante, gli animali, le montagne, i mari... la terra tutta respira. Il nostro respiro ci porta dentro il respiro del mondo. Ritrovarlo è ritrovare la nostra vita nell’armonia dell’universo.

 

Se poi, da credenti, allarghiamo ancora il nostro sguardo, con un battito d’ali andiamo oltre. Proviamo a guardare il tutto alla luce del mito della creazione, così come ci viene raccontato nella prima pagina della Bibbia: allora è una sorta di vertigine che ci prende. Tanto è grande l’immagine che arriva alla nostra mente. E al nostro cuore.

 

Leggiamo due passi.

Il primo. È proprio l’inizio: «In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta, e le tenebre ricoprivano l’abisso. E il respiro di Dio aleggiava sulle acque» (Genesi 1,1-2).

Guardiamo attentamente queste ultime parole: il respiro di Dio aleggiava sulle acque. Queste sono la traduzione letterale dell’antico ebraico, lingua in cui è scritta quasi tutta la prima parte della Bibbia, quella che noi chiamiamo il Primo Testamento (o Antico Testamento). La parola ebraica tradotta con respiro è ruàh. Essa significa letteralmente respiro e significa spirito. Quando poi la Bibbia è stata tradotta in greco (nel I sec. a.C.), per esprimere la parola ruàh i traduttori hanno usato la parola pnèuma. Che ha ugualmente questo doppio significato. E quando, nel Vangelo, Gesù di Nazareth saluta i suoi e promette lo Spirito, la parola che Gesù dice è ancora pnèuma che, appunto, nella lingua greca ha questo doppio significato: spirito e respiro.

 

Ora leggiamo il secondo passo. Qui, sempre nel linguaggio del racconto mitico, ci troviamo davanti ad un altro momento della creazione. Dopo aver fatto l’uomo «con la polvere del suolo», il Signore Dio «soffiò sulle sue narici un alito di vita, e l’uomo divenne un essere vivente» (Genesi 2,7). Dio dona all’uomo il Suo respiro, il Suo spirito di vita.

 

Se ora attraversiamo le immagini del racconto mitico e proviamo a coglierne il significato, ci si presenta davanti un’immagine grande. Troppo grande, sembra, per la nostra mente: il respiro dell’universo è nel respiro di Dio. Più proprimanente: il respiro dell’universo è il respiro di Dio.

 

Certo, mi rendo conto che i passagi che ho fatto sono veloci. Magari ci ritorneremo in qualche altra occasione. Per ora queste riflessioni vogliono soltanto essere un invito a provarci davvero a ri-trovare il nostro respiro. Tutte le grandi tradizioni filosofiche e religiose dell’oriente guidano le donne e gli uomini di questo mondo a ritrovare l’armonia dell’universo. E a ritrovarsi in essa. Noi occidentali siamo tanto presi dalla tecnologia. Ne siamo ammaliati, catturati. È essa una grande risorsa, senza dubbio. Ci ha permesso di ampliare le nostre conoscenze, ci permette di svolgere compiti e lavori che sarebbero impensabili senza. Ma il rischio che stiamo correndo è quello di renderla una sorta di mito o di nuova ‘divinità’: come se ormai soltanto ciò che la tecnologia ci presenta avesse valore, e qualunque altra dimensione della vita diventasse priva di senso.

 

Restiamo vigili, però. Ritrovare il nostro respiro significa ritrovare noi stessi. E ritrovarci in un’armonia universale. Ascoltare il mio respiro è come ascoltare il respiro del mondo. E, andando oltre, ascoltare il mio respiro è ascoltare il respiro di Dio. L’immagine - e la parola - che ha usato Gesù di Nazareth per parlare del dono dello Spirito ci richiama al dono del Respiro. Così come il respiro è in me ed io sono nel respiro, così lo Spirito è in me ed io sono nello Spirito. E Lui - lo Spirito/Respiro - ci farà comprendere ogni cosa (cfr. Giovanni 14,26).

 

La settimana scorsa siamo partiti da un laboratorio di psicologia, e passando per il respiro che dona ‘ossigeno’ al corpo e al cervello di fronte al dolore, siamo arrivati a pensieri che sono ‘ossigeno’ per l’anima. Non dimentichiamo che corpo, mente, anima non sono realtà scombinate tra loro. Sono soltanto parole diverse che, insieme, ci permettono di guardare la ricchezza e la profondità dell’essere umano. Guardare noi stessi da punti di osservazione diversi, senza perdere la nostra unicità.

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Con quello di oggi sospendiamo i nostri incontri settimanali. In questo momento altri impegni di lavoro mi richiamano. Ci ritroveremo insieme all’inizio di settembre, alla ripresa del giornale dopo la pausa estiva.

Durante l’estate proviamo a dedicarci ogni giorno i nostri dieci minuti in compagnia del nostro respiro. Consapevoli che nel respiro ritroviamo la nostra sacralità e la sacralità dell’universo.

(2. fine)