VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

29 mag 2011

IL BAMBINO VIOLATO… (2)

È di certo un discorso difficile quello che stiamo affrontando, perché parlare di una cosa così dirompente per la vita di un bambino, come l’esperienza della pedofilia, ci fa star male. Ma rifletterci insieme credo che possa servire a coglierne la gravità e, nello stesso tempo, a chiederci come e cosa poter fare affinché questa nostra società, tanto avanzata sul piano tecnologico e altrettanto aperta alla continua ricerca di come vivere in buona salute, sappia trovare la strada per eliminare una malattia tanto grave e distruttiva. Sì, perché di malattia si tratta: sia dell’individuo che della società.

 

Abbiamo visto come il ritrovarsi travolto in un’esperienza così dirompente porta un bambino a crescere con un atteggiamento interiore di non fiducia. Verso sé stesso e verso gli altri. Con un’immagine negativa di sé, quindi di non stima verso sé stesso, e con la convinzione interiore che tutto il mondo sia un nemico da cui doversi difendere. Riflettevamo anche su come quest’atteggiamento interiore sia l’atteggiamento di fondo che non solo guida le relazioni interpersonali, ma si estende anche alle relazioni fra gruppi e fra popoli. La violenza che caratterizza tanti rapporti fra nazioni e fra culture diverse trova qui - nel convincimento che tutti gli altri sono ‘nemici’ da cui difendersi - radici e alimento.

 

Ma ritorniamo a noi e proviamo a dare uno sguardo all’altro aspetto del danno che il bambino violato riceve per la sua crescita. L’abbiamo accennato la settimana scorsa. Ci dicevamo che è un danno di certo non meno grave. Perché, attraverso l’esperienza di una sessualità che non gli appartiene, il bambino apprende che sesso e amore sono due cose scisse e separate. Non solo. Due ‘cose’ in conflitto tra loro. E questo pensiero caratterizzerà anche la sua vita di adulto.

 

Per il bambino affetto, amore, tenerezza, coccole, abbracci, baci, giochi che lo coinvolgono nella sua fisicità… tutto è piacere, relazione positiva, relazione che fa crescere. È per lui come fare l’amore, costruire l’amore.

Nel momento in cui un adulto introduce una sessualità da adulto, egli coinvolge il bambino nella sua dimensione fisica. Non rispetta il corpo del bambino.

 

Noi sappiamo bene, però, che il corpo non è una realtà separata dalla mente. Corpo e mente sono soltanto due modi di vedere l’essere umano: come guardarlo da due punti di osservazione. Perché noi siamo corpo-mente. Altre volte ci siamo detti che prenderci cura del corpo significa prenderci cura anche della nostra mente. E viceversa. Ricordate il mens sana in corpore sano che dicevano i romani venti secoli fa?

In noi adulti può capitare che il corpo agisca comportamenti che appaiono scissi dalla mente. Quando facciamo qualcosa senza rifletterci a sufficienza, al punto che poi, quando ci ripensiamo, ci rendiamo conto che abbiamo fatto un errore. O quando lasciamo che solo un bisogno fisico guidi certe nostre scelte. Pensate, ad esempio, a quando mangiamo oltre misura poi stiamo male e a lungo andare ci ritroviamo con quei chili di troppo che vorremmo buttare ma che non se ne vogliono andare, o eccediamo nel bere fino al punto da diventare prigionieri di una bottiglia che si fa padrona del nostro tempo e della nostra vita.

 

Un’area nella quale la scissione corpo-mente sembra accrescere la sua presenza nella società contemporanea è proprio quella che coinvolge la nostra sessualità. L’esposizione esasperata di corpi nudi, negli spettacoli televisivi o nella pubblicità, non è altro che una proposta di considerare e di guardare corpi senz’anima. Una proposta alla quale rischiamo di aderire nell’immagine di noi stessi. Altre volte ci siamo fermati a riflettere, in questi nostri incontri settimanali, su come a volte il corpo vada con una velocità che la mente non può condividere. Un rapporto sessuale fatto come un incontro ‘meccanico’ di corpi, privo di sentimento e affettività, è un incontro-non-incontro. L’essere umano ha bisogno di vivere nell’integrità delle sue molteplici dimensioni.

 

Ora, ritornando al bambino, è importante ricordare che il corpo-mente di un bambino è un corpo-mente che non ha scissioni. L’adulto pedofilo coinvolge il bambino in una sessualità che non gli appartiene: è come se tagliasse in due la sua mente-corpo. Non rispetta la sua integrità. E non rispetta i suoi tempi. Come se improvvisamente lo catapultasse in una dimensione di adulto. Che lui però, con la sua giovane età, non può reggere.

 

Allora sarà un lavoro duro per il bambino che cresce - che diventerà poi un adolescente, un adulto - recuperare la sua dignità e ritrovare la sua unità. Un lavoro che molto difficilmente riuscirà a fare da solo. Avrà bisogno di trovare un aiuto professionale (= una psico-terapia) per ritrovare il senso di fiducia, in sé e negli altri, e per riattivare buone vie di comunicazione tra sessualità e affettività. Dove il sesso ridiventi una strada per vivere nell’amore. E non semplicemente una ‘compulsione a ripetere’ (= una spinta, cui non si può resistere, a fare e rifare sempre le stesse cose).

Dovrà affrontare un lavoro con sé stesso, faticoso e, spesso, anche assai lungo. Un lavoro che diventa un prendersi cura di sé. Che gli permetta di riattivare buone vie di comunicazione tra il corpo (la sua fisicità) e la mente (la consapevolezza di sé, il suo mondo di valori).

 

Un lavoro senza il quale sarà un adulto a forte rischio di rifare le stesse cose che ha subito. Ma di questo parleremo la prossima settimana.

(2. continua)