VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

16 ott 2011

GENITORI E NONNI

Abbiamo un bambino di due anni. Io e mio marito lavoriamo e ci troviamo in difficoltà per lasciare nostro figlio, perché mia suocera non sta bene di salute, si stanca facilmente poi non è più così pronta come bisogna essere con un bambino piccolo. Mia madre, che è una professionista e ha sessantacinque anni, dice che lei non può guardare sempre il nipotino perché anche lei deve lavorare. Ma io dico: non è ora che va in pensione? Non parliamo poi dei fine settimana: lei e mio padre hanno sempre qualcosa da fare, escono con gli amici, vanno al cinema, poi vogliono che glielo diciamo giorni prima quando ne abbiamo bisogno, perché così si possono ‘organizzare’. Ma Lucio non è il loro nipotino? A lei sembra giusto che i nonni non si prendono cura del nipotino e non sono disposti a dare una mano alla figlia? Perché sono così egoisti e non vogliono capire che io ne ho bisogno?

Carla

 

Cara Carla, sto pensando che oggi mi perderò una lettrice o, forse, anche più d’una! Perché temo che le mie riflessioni non le piaceranno troppo. A lei e ad altre giovani donne e giovani uomini come lei e suo marito. Ma io ci provo.

 

Una o due generazioni fa era piuttosto frequente, direi quasi ‘normale’, che quando un figlio si sposava, la moglie entrava in casa del marito e tutti e due restavano lì, con i genitori di lui. La nuova coppia aveva la sua camera, come spazio privato, ma tutto il resto della casa era condiviso con gli altri. Quando i figli erano più d’uno, se c’era spazio, erano addirittura più figli che restavano nella casa dei genitori: ciò era molto frequente nelle nostre campagne.

Oggi questo non avviene quasi più. È ormai ‘normale’ che un figlio che si sposa vada a vivere con sua moglie in un appartamento tutto per loro.

Era meglio prima? È meglio adesso? Di certo sia l’una che l’altra soluzione avevano e hanno vantaggi e svantaggi. Anche se appare sempre più evidente che per una giovane coppia avere uno spazio tutto suo senz’altro favorisce il lavoro di costruzione della nuova famiglia: la loro famiglia. D’altra parte, però, è chiaro che questo li pone in una situazione di maggiore solitudine.

Questa novità, naturalmente, risuona anche nelle famiglie d’origine. I genitori, una volta che i figli sono usciti di casa, si ritrovano tra loro, potremmo dire ‘soli’, e ciò fa sì che anch’essi dovranno ri-organizzare la loro famiglia.

 

Tempo fa, in questi nostri incontri settimanali, c’eravamo fermati a riflettere sulla complessità delle relazioni familiari e iniziammo una sorta di viaggio sul Pianeta Famiglia. In quella circostanza ci dicevamo che per guardare una famiglia dobbiamo pensarla un po’ come se fosse un organismo che cresce e attraversa diverse fasi nel suo processo evolutivo. Parlavamo, infatti, di ciclo vitale di una famiglia. Ebbene, una delle tappe più complesse e, per certi aspetti, più difficili è proprio quella sulla quale stiamo riflettendo adesso. In psicologia la chiamiamo ‘fase dell’emancipazione dei genitori dai figli e dei figli dai genitori’. Proprio perché sia i genitori, adulti, che i figli, giovani, che escono di casa, si trovano ora con un lavoro molto simile, gli uni e gli altri: quello di costruire (i figli) e ri-costruire (i genitori) un nuovo equilibrio, personale e di coppia.

 

Lei, Carla, dice che non trova in sua madre la disponibilità di cui voi avete bisogno. Proviamo, ora, a considerare i suoi genitori da una parte e lei e suo marito dall’altra. Due coppie che si trovano in due momenti diversi della vita.

Voi state costruendo la vostra famiglia e ora siete già in tre. Per fare questo avete tutte le energie che la vostra età e il vostro progetto d’amore vi mettono a disposizione. Avete i vostri impegni di lavoro e le vostre amicizie. I vostri desideri, quelli che condividete come coppia e quelli che ciascuno di voi due cerca di coltivare come spazi personali. Accanto a questo c’è anche un bambino che voi due avete deciso di mettere al mondo e di far entrare nella vostra casa. Certo, questo figlio vi porta tanto calore ma insieme vi chiede anche tanta cura. Ed è qui il problema che lei ci sta mettendo davanti agli occhi: in questo ‘lavoro’ di genitori voi avete bisogno dell’aiuto dei nonni.

Cosa c’è di più normale?

 

C’è che, accanto a tutto questo, troppo spesso dimentichiamo di fare una considerazione.

Partiamo da una domanda: di chi è figlio Lucio? Certo dei suoi genitori. Cioè non dei nonni! Vede, i genitori suoi la loro famiglia l’hanno già portata avanti, i loro figli (lei e suo fratello) li hanno fatti crescere, se ne sono presi cura mettendo a vostra disposizione il loro tempo e le loro energie, fisiche, mentali ed economiche. Ora essi sono in una fase della vita diversa dalla sua e da quella di suo marito. Altri bisogni risuonano in loro. Provi a considerare che oggi avranno, più o meno, il doppio della vostra età. Altri ritmi richiedono il loro fisico e la loro mente. La loro anima li mette oggi, di fronte alla vita, in una ricerca di senso che a trent’anni è più difficile ascoltare: il senso di ciò che hanno fatto finora e di ciò che stanno facendo. La voce progetto - che alla sua età è così forte - per loro cammina a braccetto con la voce bilancio. Anch’essi hanno bisogno di spazi e di tempi. Come persone singole e come coppia che ora cerca di ritrovarsi.

 

Ritorneremo su queste riflessioni. Ora però nel salutarci vorrei lasciarla con un pensiero. Quando la prossima volta i suoi terranno il nipotino perché voi due possiate avere un sabato sera tutto per voi, provi a guardarli con occhi diversi: con occhi di gratitudine. E quando chiederà (= chiederete) il loro aiuto per Lucio provi a chiedere, non a pretendere. E un GRAZIE, ogni tanto, fateglielo arrivare!