VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

5 giu 2011

… E L’ADULTO CHE LO PROFANA (3)

Nei due ultimi incontri abbiamo provato ad incontrare un bambino ‘violato’. Ci siamo scambiati dei pensieri sul danno che un bambino subisce quando la vita lo mette davanti ad un’esperienza così catastrofica.

Oggi proviamo a guardare che succede nella mente di un adulto che arriva a commettere un gesto tanto grave. Lo guardiamo non dal punto di vista penale (= come la legge punisce il reato di pedofilia). Proviamo a coglierne la dimensione psicologica.

 

La pedofilia viene considerata dalla scienza medica e psicologica come uno dei disturbi mentali che coinvolgono la sessualità di un adulto. Si tratta di una deviazione del desiderio sessuale che, anziché essere orientato verso un’altra persona, adulta come lui, viene rivolto verso un bambino. È un disturbo grave. Tanto più grave in quanto, oltre che evidenziare una deformazione della sessualità dell’individuo adulto, coinvolge direttamente un’altra persona. Una persona, per di più, non in grado di difendersi: un bambino.

 

Avviene così che il bambino perde, agli occhi dell’adulto che commette atti di pedofilia, la sua identità di persona, la sua dignità di piccolo dell’uomo, e diventa un oggetto. Nel bambino l’adulto non vede più un individuo, una persona, uno di cui prendersi cura. Diventa un oggetto da utilizzare a proprio uso e consumo. Un oggetto, come una macchina, un attrezzo da lavoro, un qualcosa da comprare, da prendere e consumare. Per l’adulto ‘malato di pedofilia’ il bambino diventa il suo ‘oggetto sessuale’.

L’adulto è deviato nella sua capacità di entrare in relazione. La sua sessualità è scissa dal resto della personalità. Egli non è in grado di costruire una relazione affettiva (e sessuale) con un adulto come lui. Con una persona alla pari. E così, nella ricerca di un partner, i suoi occhi sanno vedere soltanto uno più piccolo di lui. Un altro adulto come te può dirti sì come può dirti no. Uno più piccolo, che si fida di te perché sei un adulto, non ti si potrà rifiutare.

 

Come avviene una deformazione tanto grave?

Nella maggior parte delle situazioni l’adulto che abusa è stato un bambino abusato. Una persona che da bambino ha dovuto subire ciò che ora lui passa ad altri. Ho detto ‘nella maggior parte’ delle situazioni: ciò significa che non è sempre così. Significa che, anche se non ha subito abusi sessuali, ha comunque vissuto in un clima affettivo che non ha saputo accogliere e contenere le sue necessità e i suoi desideri di bambino.

 

Ma allora, se una persona commette atti di pedofilia perché a sua volta ne ha subiti o, comunque, non ha trovato un ambiente che gli permettesse di crescere in modo sano, due domande ci vengono. La prima: se le cose stanno così, che colpa ne ha oggi questo poveretto? Se il suo comportamento nasce dalla sua storia, non possiamo ‘punirlo’ per quello che fa. Non ne ha nessuna responsabilità. La seconda: se il comportamento di oggi ha origini così antiche, nel suo passato di bambino, cosa ci può fare lui oggi? Non può farci niente. È come se fosse ‘costretto’ a comportarsi così e sarà ‘condannato’ a continuare una catena infinita di crimini e di violenze.

 

Ma le cose non stanno così. Così sarebbe, infatti, se la nostra mente non avesse la capacità di riflettere su sé stessa e sulle azioni che facciamo. Un po’ di tempo fa, guardando la sessualità nell’essere umano, avevamo provato a parlarne partendo dal confronto con la sessualità degli altri esseri viventi. C’eravamo detti che negli altri animali la sessualità è un istinto. Nell’animale-uomo essa è una pulsione. Dov’è la differenza? Nel fatto che l’istinto conduce immediatamente all’azione che lo soddisfa. Quando un animale maschio incontra una femmina in calore, immediatamente cerca di accoppiarsi. Nessuno dei due fa tanti ragionamenti. Basta che l’altro, o l’altra, ci stia.

Anche la pulsione spinge all’azione. Ma tra la spinta della pulsione e l’azione che la soddisfa, l’essere umano pone la sua capacità di riflessione. La mente lo aiuta a valutare i tempi e i modi per darle soddisfazione: se l’altro è la persona giusta e se quello è il momento opportuno. E cosa dicono i suoi valori di riferimento.

È questa capacità di riflettere, la capacità di essere consapevoli di ciò che facciamo, che ci permette di valutare l’azione che stiamo compiendo e di assumercene la responsabilità.

 

Per questo, se un adulto commette atti di pedofilia, ne ha tutta la responsabilità. Sia sul piano legale (commette un reato e ne risponde di fronte alla legge) sia sul piano personale (commette un crimine e ne risponde alla sua coscienza). Mentre rispetto alla ‘deviazione’ della pulsione che lo spinge a cercare un bambino come partner sessuale potrebbe non essere completamente responsabile, di ciò che fa, cioè dell’azione che commette quando abusa di un bambino, la sua responsabilità è totale. La sua eventuale storia di abusi subiti non rende la persona ‘incapace di intendere e volere’: cioè non gli toglie la libertà di valutare e decidere ciò che è giusto fare e ciò che non lo è.

 

Prima di lasciarci, un ultimo pensiero. È importante che questa persona si faccia aiutare. Che decida di intraprendere una terapia (= una psico-terapia) che l’accompagni nella fatica di uscire da una situazione tanto dolorosa sul piano personale e altrettanto dannosa per gli altri. Sarà certo un cammino faticoso, ma un cammino importante. Per lui come persona, perché possa ritrovare la gioia e la libertà di vivere, e per gli altri, le potenziali ‘vittime’ di azioni che potrebbe continuare a commettere. Se nella sua storia ha dovuto vivere momenti tanto drammatici, provare a ritrovare la sua sofferenza di ‘vittima’ può diventare uno stimolo, forte, per evitare di perpetuare una catena di dolore. E per prendersi cura di sé.

Anche dall’esperienza più terribile si può uscire. E recuperare il diritto di vivere.

(3. fine)