VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

10 apr 2011

CON GLI OCCHI DEI BAMBINI

È da oltre un anno che io e il mio compagno viviamo insieme e siamo in attesa del suo divorzio per poterci sposare. Lui, che è separato da oltre tre anni, ha due bambini, di otto e cinque anni, che vivono con la madre e sono affidati a entrambi i genitori. Marco a maggio farà la prima comunione e per quest’occasione la madre insiste perché si faccia una festa in cui saranno presenti sia lei che il suo ex marito. Io non sono d’accordo perché questa donna è molto manipolatrice e temo che voglia sfruttare anche quest’occasione per riprendere maggiormente i contatti con il suo ex che spesso si mostra molto debole. Perché non facciamo due feste per Marco? Andremo tutti in chiesa il giorno della comunione, poi quel giorno faranno il pranzo con la madre e la sua famiglia, e la domenica dopo lo festeggeremo insieme io, il padre e le nostre famiglie. Ma il mio compagno è molto combattuto. Lei che ci dice?

Lucia S.

 

Cara Lucia, non è una situazione facile quella che sta vivendo. Non è facile per lei, ma neanche per il suo compagno (che io chiamerò Mario) e per la sua ex. Meno ancora è facile per questi due bambini. Ma questa è la realtà, e so bene che storie come la sua sono sempre più frequenti e a nulla servirebbe far finta che non esistono.

 

A me pare che possiamo guardare la vostra situazione da due punti di vista. Un primo sguardo lo diamo mettendoci nei panni degli adulti. Un altro proviamo a darlo guardando con gli occhi dei bambini, in particolare con gli occhi di Marco.

 

Di adulti coinvolti in prima linea siete tre. Lei, Mario e la sua ex (che chiamerò Anna). Lei dice che Mario si mostra debole con Anna e che questa lo sta manipolando. Stia attenta, Lucia, perché lei rischia di guardare troppo fuori casa e troppo poco in casa. Provo a spiegarmi.

Che significa guardare troppo ‘fuori casa’ e troppo poco ‘in casa’?

Vede, oggi la nuova famiglia siete voi due, lei e Mario, quindi è qui che va posto il vostro sguardo e la vostra attenzione. È al vostro progetto che ora avete bisogno di guardare ed è questo che adesso ha bisogno di richiamare le energie sue e quelle del suo compagno, per essere visto e alimentato.

Guardare troppo i ‘nemici’ fuori rischia di farvi perdere di vista voi stessi. Più in concreto: guardare troppo i tentativi manipolatori di Anna significa attribuire a lei possibili difficoltà di dialogo e di comprensione tra voi due: lei e Mario. Perché è tra voi che ora è importante trovare energie per costruire quell’intesa e quella complicità di cui ha bisogno una coppia, per vivere e per superare quei momenti di difficoltà che la vita, inevitabilmente, ci pone davanti.

Io non conosco la storia di Mario e Anna. Ma posso dirle che con molta probabilità non è lontano dal vero pensare che a un certo punto hanno smesso, o di certo diminuito molto, di dare attenzione alla loro relazione, e non si sono accorti quando una certa trascuratezza ha iniziato ad insinuarsi tra loro e, trovandoli disattenti, è potuta crescere fino a prendere  il sopravvento. Sopravvento sulla loro vicinanza e sulla loro intimità. È così, purtroppo, che una coppia comincia a perdere i colpi e, se non ce ne prendiamo cura, s’incammina verso l’asfissia. E la morte.

 

Il suo lavoro, e quello di Mario, quindi, non dovrà essere focalizzato tanto sui possibili tentativi di manipolazione di Anna: lei farà tutto quello che vorrà fare, voi non potete farci niente. Il suo e vostro lavoro, invece, dovrà mettere al centro della vostra attenzione la cura della vostra relazione, della vostra coppia. Quanto più questa sarà forte e solida, tanto meno potrà risentire di intrusioni o ingerenze indebite. Da parte di chiunque. Quindi anche da parte di Anna.

Questo, in poche parole, significa guardare ‘in casa’ e non lasciarsi catturare troppe energie nella difesa da eventuali ‘assalti’ che vengono da fuori.

Questo è il primo pensiero che volevo dirle. Un discorso tra adulti.

 

L’altro pensiero, invece, riguarda Marco. So che non sarà facile, ma le chiedo di provarci, a seguirmi.

Gli occhi di Marco che guardano Mario vedono il padre. E quando guardano Anna vedono la madre. Per lui, cioè, questi due adulti sono i suoi genitori. E lo saranno sempre! Ripeto: sempre! Anche se come coniugi, Anna e Mario, ora sono separati e, una volta divorziati, di fronte alla società non saranno più marito e moglie. Tutte le coppie che hanno messo al mondo dei figli, anche se si separano, si separano soltanto come coniugi, non come genitori: perché genitori lo restano per sempre.

 

Ora Marco si sta preparando ad una giornata particolare, la prima comunione. Che, per noi cristiani, ha un grande significato. Ma anche se non volessimo guardare al valore religioso e spirituale di questo giorno, tutti sicuramente potremo cogliere la dimensione di festa che l’accompagna.

Non pensa che sarebbe un grande regalo per lui avere quel giorno, vicini a lui, sia il babbo che la mamma? Certo, dovranno esserci in maniera civile. Ma questo lo potranno fare: sarà solo necessario che i loro occhi siano rivolti al loro bambino (ai loro bambini) e che cerchino di mettere da parte, almeno quel giorno, le loro conflittualità.

Che senso ha privare un bambino di questa festa solo per le nostre paure, le paure degli adulti? Non sarebbe un po’ come chiedergli di sacrificarsi per noi?

 

Vede, Lucia, lei ha avuto la forza di condividere con noi questa sua preoccupazione. Dico ‘forza’, perché non tutti hanno il coraggio di ammettere la presenza di queste paure quando il proprio compagno o la propria compagna, separato/a, entra in contatto con l’ex partner. È un timore che molto frequentemente accompagna la nuova coppia. Al punto che spesso noi adulti dimentichiamo di guardare anche il mondo dei bambini: di guardare le cose anche con i loro occhi. E ci lasciamo catturare dalle nostre paure, dimenticando che se i bambini non hanno la capacità di esprimersi come noi, non per questo la loro sofferenza è minore della nostra.