VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

27 mar 2011

AFFAMATI DI ENERGIA

Sconvolti. Disorientati e sconvolti. Questo, credo, è lo stato d’animo che ci accompagna in questi giorni. Il terremoto, lo tsunami, il rischio nucleare. E come se non bastasse, la guerra.

Le immagini che ci accompagnano sono immagini di desolazione e di morte. Geograficamente lontane, esse ci arrivano vicine, perché quegli uomini e quelle donne del Giappone sono come noi. Donne e uomini che vivono su questo nostro pianeta, che non abbiamo ancora imparato ad amministrare, portandogli rispetto e gratitudine.

 

È un compito difficile quello che ci è stato assegnato dal Creatore. Eppure lui deve proprio crederci in noi, sue creature in cui si rispecchia, se continua ad affidarci il suo mondo. La storia, che ci congiunge alle nostre origini, però, sembra non averci ancora insegnato a sufficienza quanto la terra abbia bisogno della nostra attenzione e della nostra cura.

 

Certe volte sembra che il progresso scientifico ci ha dato alla testa. Tante cose abbiamo scoperto, tanto conosciamo della natura e di noi stessi. Se ci confrontiamo con i nostri antenati, anni luce ci separano dalla loro visione del mondo. La biologia, la fisica, l’astronomia… solo per nominare alcune delle scienze che ci hanno aperto nuove finestre per guardare verso nuovi orizzonti, hanno amplificato le nostre conoscenze. Ma ogni tanto perdiamo di vista il limite. Che pure ci appartiene. Ci lasciamo catturare dal desiderio di collocarci al centro del mondo. E ci poniamo come i proprietari della terra. I padroni.

 

Abbiamo catturato perfino l’atomo: quest’oggetto misterioso che i nostri padri avevano chiamato con un nome così indicativo. Atomo, infatti, significa ‘non divisibile’ (dal greco a = non + tèmno = tagliare), che non si può tagliare. Ma noi siamo riusciti a oltrepassare il limite che essi vedevano invalicabile. E l’abbiamo ‘diviso’. È stato, certo, un grande passo avanti per la conoscenza della natura. Energia e materia ora ci parlano con lo stesso linguaggio. E noi stiamo cercando di apprenderlo.

Ma se proviamo a fermarci un momento e a volgere lo sguardo su noi stessi, possiamo accorgerci che il nostro comportamento è simile a quello di un bambino di prima elementare che, avendo imparato a riconoscere qualche lettera dell’alfabeto, pretendesse di dire che è già in grado di leggere un’enciclopedia e di scrivere un trattato di filosofia o di matematica.

 

Da Prometeo che ruba il fuoco agli dèi per portarlo agli uomini, a noi, uomini del duemila, è l’eterno sogno dell’onnipotenza che ci seduce. E quando ci troviamo di fronte a certi fenomeni della natura che sfuggono al nostro controllo, ci ritroviamo persi, disorientati, sconfortati.

Riflettevamo già su alcuni di questi pensieri quando, due anni fa, il terremoto aveva visitato le nostre terre. E ci dicevamo di quanto siamo ancora lontani dal saper ascoltare attentamente la voce della natura. Perché da essa ci giunge un richiamo ad attivare un atteggiamento nuovo: ascoltarla e rispettarne le leggi. Perché noi siamo parte di essa: non siamo ‘altro’ da lei. Allora la tecnologia e la scienza, strumenti preziosi del nostro ingegno, ci serviranno a conoscere meglio le leggi che regolano il funzionamento dell’universo e la vita sulla terra.

 

Questi giorni siamo spaventati dal rischio del nucleare. La centrale ‘impazzita’ di Fukushima ci tiene con il fiato sospeso. In Italia abbiamo riaperto il dibattito sulle centrali che il nostro governo aveva già deciso di mettere in programma. Tanta è la sete di energia che caratterizza il nostro standard di vita. Il dibattito continuerà. Cercheremo tutti di capirci qualcosa di più.

 

Oggi voglio invitarvi a riflettere su due aspetti che, a mio parere, dovremmo tenere ben presenti nella ricerca della strada da percorrere.

 

Il primo nasce da una considerazione contingente. Ci dicono che le nuove centrali, quelle di terza e quarta generazione, sono di gran lunga più sicure di quelle che già sono in esercizio ormai da anni. Siamo certi che sia così, anche se sappiamo che un margine di rischio ci sarà sempre, dato che non possiamo pretendere la sicurezza totale in nessuna delle cose che noi possiamo realizzare. L’automobile, il treno, l’aereo non sono mezzi totalmente sicuri, eppure continuiamo ad usarli.

Ma il punto più critico sulle centrali nucleari è un altro. È il problema delle scorie. Cioè del combustibile che una volta usato deve essere ‘buttato’. I circa 440 reattori nucleari presenti in trentuno nazioni producono annualmente migliaia di tonnellate di scorie. Il problema è che questo combustibile esausto continua ad essere molto pericoloso perché radioattivo e ancora non sappiamo bene come eliminarlo. Per ora rimane un problema che passeremo alle nuove generazioni. Che sono i nostri figli e i nostri nipoti. Non mi pare che sia un gran regalo per loro! E ho tanti dubbi su quanto questa scelta sia eticamente corretta.

 

L’altra considerazione che dovremmo fare è, invece, una considerazione di fondo. So che potrà sembrare utopistica, ma non possiamo non farci la domanda su come stiamo sfruttando questo nostro pianeta. Lo stile di vita e lo standard che teniamo nei nostri paesi occidentali vanno ripensati: essi richiedono un consumo energetico smisurato che non sarà sostenibile a lungo con questi livelli.

 

Questi giorni per noi cristiani sono un tempo forte: il tempo della Quaresima. Un tempo in cui siamo invitati a coltivare maggiormente momenti di riflessione, di silenzio e di digiuno.

Il digiuno è la capacità di fare a meno del superfluo che invade le nostre giornate. E i nostri pasti.

Io penso sia necessario che come paesi ricchi sappiamo ritrovare la capacità di ‘digiunare’. Almeno un po’. Che, in questo caso, significa ridurre i consumi di energia che così allegramente stiamo sostenendo. Ridurre il superfluo. Nel rispetto del pianeta terra. E nel rispetto di tutti gli altri abitanti che, spesso, non hanno neppure il necessario.