VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

23 mag 2010

SE VUOI CAMBIARE IL TUO PAESE

Da un po’ si tempo a questa parte si sta accentuando un comportamento. Che, in realtà, è sempre appartenuto al genere umano, ma che ora pare stia diventando un’epidemia. Una pandemia.

Coprire di fango chi sta dall’altra parte. Con l’idea che, coprendo di fango il nostro avversario, riusciremo a distruggerlo e ad evitare di doverci confrontare con lui. Il mondo della politica, amplificato dalla cassa di risonanza della stampa, sembra prosperare in questo ‘gioco’. Un gioco al massacro.

La frequentazione e il dialogo continuo con i meccanismi che guidano la mente umana, che da più di trent’anni accompagnano la mia vita, mi fanno nascere due domande. Che provo a condividere con voi.

La prima: non sarà che se siamo capaci di gettare tanto fango addosso agli altri, è perché in casa nostra ne abbiamo una grande scorta?

La seconda: non sarà che siamo convinti che più riusciamo ad infangare gli altri, più speriamo di venirne fuori noi più ‘puliti’? Come se la nostra mente ci dicesse che quanto più fango buttiamo loro addosso e quanto prima riusciamo a farlo, tanto più li mettiamo in condizione di non nuocerci, a loro volta.

Ma la cosa che mi preoccupa è che vedo una specie di approvazione che sta crescendo, nella nostra Italia, verso questo ‘gioco fangoso’. Una sorta di plauso. Pensate, uno dei giornali che più ‘brilla’ in questa strategia sembra essere l’unico quotidiano che, in questo periodo di difficoltà per la carta stampata, aumenta le sue vendite. Mah…

 

Come uscirne per non morire soffocati? Perché riempire il mondo di fango, prima o poi ci si ritorcerà contro. E alla fine rischieremo di vederci anche noi immersi in questa sporcizia.

 

Prima di tutto penso che non dovremmo mai dimenticare che il mondo della politica è fatto da quegli uomini che noi scegliamo perché ci rappresentino e perché prendano nelle loro mani il governo del paese. Se li scegliamo, non sarà perché i loro difetti sono un po’ anche i nostri? Magari noi nel piccolo. Loro un po’ più in grande. E se attribuiamo successo ai giornali che si specializzano in questo gioco, non sarà anche perché in questo gioco, piuttosto meschino, molti di noi ci si rispecchiano?

 

Insegnava Confucio:
«Se vuoi cambiare il tuo paese, devi prima cambiare la tua provincia;
se vuoi cambiare la tua provincia, devi prima cambiare la tua città;
se vuoi cambiare la tua città, devi prima cambiare la tua tribù;
per cambiare la tua tribù, devi prima cambiare la tua famiglia.
Se vuoi cambiare la tua famiglia, devi prima cambiare te stesso».

Tanto tempo è passato, duemilacinquecento anni, da quando Confucio indicava questa strada ai suoi, nella lontana Cina di allora.

 

Che ne dite?

 

Quante volte capiterà anche a noi di accorgerci dei limiti e dei difetti delle persone che frequentiamo. Dei nostri colleghi o dei nostri amici o dei nostri famigliari. O di quelli che, anche non invitati, tuttavia lasciamo entrare nelle nostre case, attraverso la sempre-accesa televisione.

 

Non dobbiamo guardare i difetti e i limiti degli altri? Certo che sì. Tanto più dobbiamo farlo, quanto più essi sono importanti per la nostra vita. Privata e pubblica. Guardare i limiti e le contraddizioni di chi ci governa (dal sindaco di un paesino al capo del governo), osservarli con occhi aperti, dovrebbe portarci a scegliere bene i nostri rappresentanti, quelli nelle cui mani mettiamo la gestione del bene comune, quelli cui affidiamo il bene del paese.

 

Ma per tenere viva questa vigilanza, credo sia fondamentale alimentare la nostra capacità di osservare noi stessi. Quali sono i nostri pensieri, i nostri atteggiamenti. In altre parole, i valori che guidano le nostre scelte nel quotidiano.

Spesso noi adulti siamo critici verso i più giovani, verso i figli. Ci pensiamo mai che i bambini e i giovani di oggi sono i nostri figli? Direte: certo che sono i nostri figli! Ma, allora… Osserviamo con attenzione i loro atteggiamenti e i loro comportamenti. Questo ci aiuterà a guardare meglio in casa nostra. «Se vuoi cambiare… cambia la tua famiglia».

 

Un altro grande maestro del passato, Gesù di Nazareth, duemila anni fa, proponeva ai suoi contemporanei questa immagine: «Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo né vi è albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero, infatti, si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L'uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l'uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca, infatti, esprime ciò che dal cuore sovrabbonda» (Luca 6, 43-45).

 

Culture diverse, epoche diverse. La Cina di Confucio e la Palestina di Gesù. Da sempre i grandi maestri di vita insegnano che la strada per migliorare il mondo passa attraverso il cambiamento di noi stessi.