VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

1 ago 2010

LA PARTE BUONA

Con l’incontro di oggi ci salutiamo. Il giornale si ferma nel mese di agosto.

Ho pensato che possiamo salutarci partendo da parole che ci giungono da un grande Maestro del passato. Maestro di vita e, per i credenti, molto di più. Ma oggi vi propongo di incontrarlo come grande conoscitore dell’animo umano. Potremmo dire ‘un grande psicologo’. Lo dico, perché so bene che lui non si offende se lo ‘riduco’ così tanto.

Due domeniche fa, chi di noi ha partecipato alla Messa ha ascoltato un breve racconto dal Vangelo di Luca. Riprendiamo proprio quel racconto per fare, noi, una riflessione, aiutati dalla psicologia, che possa accompagnarci durante questo mese in cui non ci sentiamo.

 

Gesù è verso la fine della sua giovane vita e, con i discepoli, si sta dirigendo verso Gerusalemme. «Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Lei aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta, invece, era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: “Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma il Signore le rispose: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte buona. Che non le sarà tolta”» (Luca 10, 38-42).

 

Dunque anche allora fare i lavori in casa quando arrivavano gli ospiti era compito delle donne. Gli uomini erano quelli che ricevevano l’ospite, ma chi doveva faticare perché ci fosse da mangiare, l’acqua per lavarsi, il posto per dormire, erano le donne di casa.

Questo ci fa pensare che Marta avesse tutte le sue buone ragioni per reclamare l’aiuto della sorella. Che senso può avere, allora, la risposta del Maestro?

Guardiamo insieme queste parole. “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti” le dice Gesù. Perché Marta si affanna e si agita? “Per molte cose”.

 

Torniamo a noi. Proviamo a guardare il nostro stile di vita. Non sembra anche a voi che un po’ tutti, oggi, stiamo vivendo immersi in un ritmo di vita affannato e agitato? Abbiamo riempito tutti i momenti della giornata di tante cose da fare. Poi ci ritroviamo nervosi, agitati, frenetici. Insonni. Perfino i nostri bambini li abbiamo fatti salire su un treno che è sempre di corsa. La mattina a scuola. Il pomeriggio palestre, piscine, musica, danza, allenamenti, catechismo, judo, feste di compleanno, ecc., ecc., ecc.

Siamo proprio sicuri che i nostri bambini hanno bisogno di fare tutte queste cose? Quanto tempo lasciamo loro perché vivano nella libertà di un gioco che faccia respirare la loro fantasia?

E’ sbagliato che i bambini coltivino la musica o imparino a nuotare o facciano dello sport? No, certo. Sbagliato, però, è che con tutte queste attività li facciamo crescere in un ritmo che non è sano. Perché non è il loro ritmo.

 

Ma non è neanche il nostro. Perché non è il ritmo di una vita sana. Certo, abbiamo un lavoro da svolgere, una casa da custodire, dei figli di cui prenderci cura. Magari anche dei genitori anziani che hanno bisogno di noi. Le nostre giornate sono piene. Ma perché l’affanno e l’agitazione?

 

Mi viene un dubbio. Non sarà perché non ci accontentiamo mai di quello che abbiamo? Pur disponendo di tutto quanto ci serve per vivere, ci lasciamo imprigionare dall’ingordigia. Che diventa, poi, invidia verso chi ha più di noi. Una macchina più grossa, una casa più bella, le ferie più esotiche… Ma così entriamo in un circolo perverso. Chi ha di più lo troveremo sempre. Perfino l’uomo più ricco d’Italia, se guarda appena fuori dai nostri confini, trova cittadini del mondo che lo surclassano di gran lunga con i loro ‘possedimenti’. Ma sono davvero più felici, o non piuttosto più affannati e agitati?

 

Ritorniamo al racconto del Vangelo. “Una sola cosa è necessaria” dice ancora il Maestro a Marta. Di certo non so cogliere tutta la profondità del suo pensiero. Certo, però, colpisce che la parola necessario lui la mette accanto a una cosa sola. Noi potremmo dire che necessario è ciò che ci serve per vivere. Per vivere decentemente e dignitosamente. Se imparassimo questa regola di vita, chi sa, forse anche il consumo di ansiolitici diminuirebbe. Certo, le case farmaceutiche ci farebbero la guerra, e, in perfetta alleanza con gli imbonitori della TV, entrerebbero in affanno e in agitazione finché… non riprenderemo ad avvelenarci con i loro prodotti!

 

Nella risposta a Marta, l’ospite le dice che sua sorella “ha scelto la parte buona”. Cos’è che si può definire ‘buono’? Buono è ciò che fa bene. Che fa star bene. Che stava facendo, in realtà, Maria? Poche righe prima è scritto che lei se ne stava «seduta ai piedi del Signore» e «ascoltava la sua parola».

Niente di straordinario, dunque. Ascoltava. Ma forse lo straordinario è proprio qui: nel saper ascoltare. Saper ascoltare significa saper fare un po’ di silenzio. Ma se siamo immersi nel frastuono della TV sempre accesa o appiccicati al PC in eterna connessione con internet, o con la bocca sempre piena di parole da dire… non c’è posto per l’ascolto.

 

Ora siamo in estate. Un po’ di riposo proviamo a concedercelo tutti. Chi può farà anche un viaggio. Piccolo, grande. Chi sa. Ce la faremo a regalarci qualche minuto nelle nostre giornate per ascoltare?

Ascoltare cosa? Intanto proviamo a vedere se riusciamo ad ascoltare un po’ di più i nostri figli. Poi la moglie, il marito. Magari anche i genitori. Poi qualche amico con cui scambiarci dei pensieri. Senza dimenticare, però, che c’è qualcun altro che chiede di essere ascoltato. Prima ancora di tutti gli altri.

Chi? Noi stessi. La nostra anima. Lei ricerca il bene, la bellezza, la giustizia e il coraggio, l’amicizia e la lealtà. Lei cerca la verità.

 

Allora, un consiglio per l’estate. L’umanità dispone di tanti libri. Tra questi, alcuni li considera ‘sacri’. Facciamoci accompagnare da uno di questi testi. Senza paura. Credenti e non credenti. E ci dedichiamo dieci minuti al giorno per leggerne una pagina. Dieci minuti. Non di più.

Può essere il Vangelo dei cristiani, la Torà degli ebrei, il Corano dei musulmani, i Veda degli indù, la Bhagavadgita… Insomma, un BUON testo.

Così, alla fine dell’estate, la nostra anima ci dirà: “Hai scelto la parte buona. Che non ti sarà tolta”. Perché buono è ciò che fa bene. E il bene resta.

 

Buona estate, allora. A presto!