VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

31 ott 2010

La famiglia e la giustizia

Da quanto tempo i nostri politici ci parlano di riforma della giustizia? Non so quanti di voi saprebbero rispondere a questa domanda. Io, onestamente, mi ci perdo. Se poi volessimo entrare nei contenuti di questa riforma, apriti cielo! Chi ci capisce qualcosa? Il fatto più evidente è che sempre più le parole riforma della giustizia sembrano coincidere con l’elaborazione di leggi a tutela di qualcuno dei nostri governanti.

 

Non voglio affrontare ora un argomento così vasto: troppo ampio è il tema giustizia per poterne parlare qui e, per di più, con la dovuta competenza da parte mia. Un aspetto particolare, invece, voglio guardare con voi - e con quegli uomini della politica onesti e attenti ai problemi reali del paese - provando a condividere alcune considerazioni che nascono dai miei più che trent’anni di lavoro con le vicende, anche dolorose, che spesso colorano le relazioni familiari. Mi riferisco, in particolare, a tutte quelle situazioni in cui le dinamiche familiari portano la famiglia stessa ad aver bisogno della giustizia. Quelle situazioni, cioè, in cui una famiglia viene a trovarsi davanti a un giudice.

 

Famiglie in cui i genitori non sono in grado di assicurare una cura adeguata ai figli. Genitori con problemi di tossicodipendenza, di alcolismo, genitori con gravi disturbi mentali. Situazioni segnate da violenza, da abuso. Tra i coniugi o verso i figli. Situazioni di separazione e divorzio. Quest’ultime sempre più frequenti, se pensiamo che oggi i dati ci dicono che un matrimonio su tre finisce con una separazione.

In tutti questi casi la famiglia, prima o poi, ha bisogno dell’intervento della magistratura.

 

Allo stato delle cose due sono le istituzioni a disposizione della famiglia. Il Tribunale per i Minorenni (TM) e il Tribunale Ordinario (TO). Il TM si occupa della tutela dei minori di anni diciotto. Sia nel civile (verificare che un bambino sia seguito adeguatamente in famiglia, per es.) che nel penale (reati, piccoli o grandi, che possono compiere ragazzi minorenni). Il TO è il luogo dove si definiscono le separazioni delle coppie sposate (le separazioni delle coppie non sposate con figli sono di competenza del TM). Al TO afferiscono anche gli eventuali ricorsi contro i decreti del TM.

 

Detto così, sembrerebbe tutto chiaro e senza particolari problemi. Problemi, invece, ce ne sono, e pure gravi.

 

Solo due osservazioni, per aiutarvi a comprendere. Comprendere, soprattutto, quanto sia difficile per un magistrato essere all’altezza delle questioni che deve affrontare quando ha a che fare con la famiglia e le sue problematiche.

I giudici del TM sono magistrati che non hanno una specializzazione in problematiche della famiglia. Non ci sono Corsi di specializzazione. Se non qualche convegno o qualche corsetto di pochi giorni. Sono magistrati ordinari che prima di essere designati al TM hanno dovuto affrontare questioni di tutt’altro genere.

Stessa situazione per i giudici del TO, quelli cui la legge affida il compito di decidere sulle separazioni coniugali. Nella stessa giornata si trovano, per esempio, a definire una separazione, con il difficile compito di decidere anche sull’affidamento dei figli, e immediatamente prima o subito dopo a dover giudicare su questioni di condominio o su una querela per diffamazione.

Queste osservazioni, per provare a comprendere la situazione di disagio che può vivere un magistrato e, di conseguenza, la situazione di non garanzia che una famiglia (genitori e figli) si trova a vivere in un momento particolarmente difficile della sua vita.

 

Direte: ma ci sono gli avvocati! Certo, ma anche per un avvocato la situazione è analoga. Non esistono Corsi di specializzazione, seri e impegnativi, che l’avvocato deve frequentare per acquisire la competenza necessaria per affrontare le questioni relative al diritto di famiglia, quindi alla conflittualità familiare. Non immaginate quante volte mi trovo a lavorare con coniugi in fase di separazione i cui avvocati, anziché fornire loro un aiuto per trovare soluzioni concordate, li caricano e li ‘infuocano’ l’uno contro l’altro. A vantaggio di chi? Il dubbio viene, dato che più dura il processo di separazione più cresce la loro parcella, ma certo non è questa la vera ragione (almeno per la stragrande maggioranza dei legali): è che essi non hanno la competenza necessaria per aiutare due coniugi in un momento così difficile della loro vita.

 

Da tempo, ormai, si parla della necessità di istituire un TRIBUNALE PER LA FAMIGLIA. Un Tribunale che accorpi in sé tutte le competenze sulla famiglia e permetta di superare l’attuale dicotomia fra Tribunale per i Minorenni e Tribunale Ordinario. Un tribunale, cioè, dove arrivino tutte le questioni relative alla vita familiare. Tutela dei figli, adozioni, affidi, conflittualità e separazioni coniugali, divorzi, affidamento dei figli, ecc. Un tribunale dove lavorino magistrati (e avvocati) specializzati nel diritto di famiglia. Che, cioè, siano non solo esperti nella conoscenza delle leggi, ma che siano capaci di valutare quanto una loro decisione vada ad incidere sulla vita delle persone. In particolare sulla vita dei figli.

 

Io oso ancora sperare che i nostri politici, piuttosto che lasciarsi catturare, come a volte avviene, nella cura degli interessi di pochi, riescano a sollevare lo sguardo e a vedere la famiglia. Con le sue fatiche e le sue sofferenze, in un contesto sociale in così rapida trasformazione. Che comincino a prendersene cura. Oltre che per le altre problematiche (reddito familiare, problema casa, ecc.), anche nel momento in cui metteranno mano seriamente alla riforma della giustizia.