VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

18 apr 2010

CHI E’ LA CHIESA?

Molto spesso si parla di chiesa. Nella stampa, in tv, nel mondo della politica, nel parlare quotidiano. In questo periodo, poi, ci ritroviamo a doverne parlare a causa di vicende dolorose che ci invitano ad una riflessione critica su certi aspetti della vita ecclesiale.

Oggi vorrei riflettere con voi sul significato che noi diamo alla parola chiesa. Perché spesso ne parliamo perdendo il suo significato originario e autentico, riducendone l’ampiezza e la profondità.

 

Che c’entra una riflessione di questo genere in una rubrica di psicologia?

Alla nostra rubrica abbiamo dato un nome impegnativo, in verità. L’abbiamo chiamata La mente e l’anima. Perché la mente e l’anima sono due dimensioni di una medesima realtà: l’uomo nella sua realtà di essere pensante, e consapevole del fatto che è immerso nel flusso della vita.

Molti di noi che leggiamo questo giornale, poi, ci riconosciamo come parte di una chiesa: questo mi fa pensare che riflettere insieme sul significato che diamo a questa parola sia un buon servizio che reciprocamente ci facciamo. Anche con coloro che non ci si riconoscono, ma che hanno mente e cuore aperti al dialogo.

 

Dunque CHIESA.

Questa parola ha origini molto antiche. L’italiano chiesa viene dal latino ecclesia che, a sua volta, nasce dal greco ekklesìa. Che significa?

 

Nella Grecia antica la parola indicava l’assemblea degli uomini liberi che avevano diritto di voto nella pòlis (= città-stato). Ci riferiamo ad epoche molto lontane da noi, prima ancora dell’era cristiana. Possiamo tradurre quindi la parola ekklesìa con la parola assemblea o comunità.

Nella Bibbia (Primo Testamento) c’è un termine ebraico per indicare la comunità o l’assemblea. Esso è qahàl. Quando questa prima parte della Bibbia è stata tradotta in greco (siamo nel I secolo a.C.), per esprimere la parola qahàl, i traduttori hanno usato due termini: ekklesìa e synagoghè. Queste due parole hanno un significato molto simile: riunione, assemblea.

Ekklesìa è formata dall’incontro di due parole: ek (= da) + kalèo (= chiamare). Indica l’insieme di coloro che sono chiamati, cioè con-vocati (in latino vocati = chiamati), chiamati insieme. Synagoghè ha un significato analogo. Anch’essa è formata dall’incontro di due parole: syn (= insieme) + àgo (= radunare, convocare). Vedete? Due parole così diverse, chiesa e sinagoga, che s’incontrano nello stesso significato.

 

Chiesa, quindi, indica la comunità dei ‘chiamati’. Nella Bibbia essa indica la comunità dei chiamati da Dio. Spesso, infatti, è scritto ‘la chiesa del Signore’ o la ‘chiesa di Dio’. Per indicare tutto il popolo di Dio.

Anche il popolo di Dio ha bisogno di un’organizzazione. Per questo al suo interno ci sono tanti compiti, e ognuno ha la sua funzione da svolgere. Tra i tanti compiti, che lo Spirito assegna, ad alcuni è affidato il compito di ‘guide’: sono il papa e i vescovi, che sono i successori degli apostoli, con i preti e i diaconi come loro diretti collaboratori. Non sono essi la chiesa, da soli. Essi sono parte del popolo di Dio. Quando diciamo chiesa, quindi, non possiamo dimenticare che questa parola indica tutti i figli di Dio.

 

Un esempio, per comprendere meglio. Quando diciamo scuola, non parliamo soltanto del dirigente e della segreteria, ma parliamo anche degli insegnanti, del personale ausiliario e, naturalmente, degli studenti. Quando diciamo parlamento, con questa parola intendiamo tutti i parlamentari, deputati e senatori. Non intendiamo solo i presidenti delle camere, i capigruppo dei partiti o gli uffici di presidenza.

Così è, fatte le dovute differenze, quando diciamo chiesa. Non è corretto se, parlandone, indichiamo con questa parola soltanto il papa, i vescovi e i preti. Chiesa siamo tutti noi che ci riconosciamo nell’essere figli di Dio.

 

Successivamente, nel tempo, la parola ha cominciato ad essere usata anche per indicare il luogo in cui il popolo di Dio (= la chiesa) si riunisce. Per questo noi chiamiamo chiesa anche l’edificio dove ci ritroviamo la domenica o in altri momenti d’incontro.

 

C’è ancora un altro elemento che può portare confusione. Il Vaticano. La stampa usa spesso Vaticano e Chiesa come se queste parole indicassero la medesima cosa. Non è così. Il Vaticano non è la chiesa. Il Vaticano è uno Stato. Come San Marino o il Principato di Monaco. O l’Italia o la Francia. Come Stato esso ha diritto ad essere riconosciuto come una qualsiasi altra nazione. Ha diritto a un posto all’ONU, per esempio, ad avere le sue sedi diplomatiche, e tutto il resto. Tutto quello che il diritto internazionale riconosce agli Stati legittimamente costituiti sul nostro pianeta terra. Ma è un errore identificare uno Stato con la chiesa dei figli di Dio.

 

Di fronte al linguaggio spesso confusivo della stampa, proviamo, almeno noi cristiani, a non cadere nella confusione.

Come fare? Facciamoci aiutare dal Vangelo. E’ questo la nostra Carta Costituzionale, la costituzione della chiesa di Gesù. Lui ha detto, parlando con Pietro e gli apostoli: “Su questa pietra io edificherò la mia chiesa”. Noi siamo la Sua chiesa: la comunità che si riconosce in Lui, come il capo (= la testa) di un corpo che è formato da tante membra (= ognuno di noi). Ciascuno con la sua funzione.

 

Quando sentiamo o diciamo la parola chiesa, allora, proviamo a ricordare alla mente e all’anima che questa parola indica una cosa viva, non semplicemente un’istituzione. Essa indica l’opera continua dell’amore di Dio: è il Padre che, in Gesù, riunisce (ek-kalèo) tutti i suoi figli. Tutti noi, credenti e non credenti, siamo ‘chiamati’ (kalèo) da (ek) ogni luogo in cui ci troviamo, per ri-trovarci nella Sua casa.

La CHIESA siamo tutti noi!