VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

4 apr 2010

BUONA PASQUA!

Per noi cristiani Pasqua è la festa centrale di tutto l’anno. E’ il giorno in cui riviviamo il passaggio di Gesù: il suo passaggio attraverso la morte e il suo passaggio dalla morte alla vita. Perché la parola pasqua – che deriva dall’ebraico pésach – significa appunto passaggio.

 

Oggi proviamo a fare un piccolo viaggio nella storia. Per ritrovare le radici di questa festa.

Pasqua è la prima festa che i cristiani hanno celebrato.

Alle origini essa era soltanto una festa settimanale: la domenica. Era il dies Domini (= il giorno del Signore): era il primo giorno della settimana, il giorno del risveglio di Gesù. Questa è la parola che usano i Vangeli per parlare del passaggio di Gesù dalla morte alla vita (= la resurrezione).

Poi, in seguito, è diventata anche una festa annuale, come per noi oggi. E’ un documento della metà del 2° secolo, chiamato ‘Epistula Apostolorum’ (= lettera degli apostoli), che parla per la prima volta del fatto che i cristiani celebrano la pasqua ogni anno. Vi si dice che i cristiani si riuniscono il giorno della pasqua ebraica per leggere la Bibbia (Esodo, al cap. 12) e celebrare il pasto fraterno, l’Eucarestia.

Perché proprio il giorno della pasqua ebraica? Perché erano proprio i giorni della pasqua ebraica quelli in cui Gesù è stato crocifisso. Era un venerdì, il 7 aprile dell’anno 30, verso mezzogiorno.

Il giorno dopo, sabato, sarebbe stato il giorno della festa. Il venerdì gli ebrei portavano gli agnelli al tempio perché venissero offerti in sacrificio. Sarebbero stati poi consumati a casa per ‘mangiare la pasqua’ in famiglia.

 

I Vangeli ci dicono che anche Gesù aveva ‘mangiato la pasqua’: l’aveva fatto con i suoi discepoli. Ma come poteva Gesù mangiare la pasqua se era stato crocifisso il giorno della vigilia? Gli storici ci dicono che Gesù deve aver seguito il calendario degli Esseni piuttosto che quello ufficiale dei sacerdoti. Per cui era probabilmente il martedì il giorno in cui lui ha celebrato la pasqua. La sera stessa, poi, viene catturato e nei giorni successivi subisce tutti i processi di cui ci parlano i Vangeli. Davanti al Sinedrio, dal sommo sacerdote Caifa, dall’ex sommo sacerdote Anna (che era anche il suocero di Caifa), poi dal governatore romano Pilato, poi da Erode, poi ancora da Pilato che pronuncia la condanna definitiva, alla crocifissione. Che viene eseguita nella mattinata del venerdì.

 

Ma chi era questo Gesù e perché l’hanno condannato a morte?

Gesù era un ebreo, dal villaggio di Nazareth. Ed era un laico. Egli non apparteneva alla casta dei sacerdoti (come, per esempio, Giovanni Battista che era figlio di un sacerdote, Zaccaria) o degli scribi (i maestri della Bibbia). Gesù era semplicemente il figlio di un carpentiere, Giuseppe, e di una donna, Maria, una donna del popolo. Questo giovane uomo era molto religioso, ma nella sua religiosità si lasciava guidare dalle leggi dello Spirito piuttosto che dalle leggi e dalle regole della burocrazia religiosa di allora.

 

E’ a causa del suo insegnamento che viene condannato a morte.

Il suo insegnamento è troppo dirompente per gli uomini del potere, sia politico che religioso.

Gesù ci fa conoscere un Dio che ci ama. E si prende cura di noi. Sempre. Al di là di ogni nostro limite e possibile sbandamento. Egli ci insegna ad entrare nella Sua legge. Ma non così come la leggono e la impongono i sacerdoti e gli scribi, piena di precetti e di cavilli. Perché la legge di Dio è la legge dell’amore: con Lui e con gli altri. Questi sono i nostri ‘fratelli’, perché tutti siamo figli dello stesso Padre. Per questo, ci insegna a farci prossimi ai nostri fratelli, cioè vicini, molto vicini (dal latino proximus = molto vicino). Attenti ai loro bisogni. Soprattutto attenti ai bisogni di chi si trova in maggiore difficoltà.

E’ la legge del perdono verso chi ci fa del male, che supera la norma dell’occhio per occhio. E’ la legge che chiede di ‘dare a Cesare quel che è di Cesare’ (= rispettare le leggi dello stato), ma nello stesso tempo di ‘dare a Dio quel che è di Dio’ (= rispettare e vivere secondo la legge di Dio, che è la legge dell’Amore). Giunge perfino (!) a dire che questo Padre ci ama, e non è il giudice severo pronto a coglierci in fallo appena trasgrediamo qualcuna delle mille regole che ci sono imposte dalla gerarchia al potere.

 

Bisogna dirlo: ce n’era in abbondanza perché un tale Maestro venisse considerato un sovversivo e un rivoluzionario. I sacerdoti e il sinedrio da una parte e il procuratore romano dall’altra avevano capito bene che questo profeta, con la sua Parola di Verità, avrebbe messo in crisi le loro istituzioni, quelle che essi coltivavano con tanto impegno perché li proteggessero nei loro privilegi. Stando così le cose, agli uomini del potere non rimaneva che allearsi bene bene per sopprimerlo.

 

Buona Pasqua! oggi ce lo diciamo con una domanda e un augurio.

La domanda. Chi sa che fine farebbe oggi Gesù se vivesse tra noi… Come lo guarderebbero certi uomini della politica, molto attenti, ossessivamente attenti, ad accrescere e consolidare i loro privilegi. Tradiscono perfino la parola ‘amore’: che tristezza! Come lo guarderebbero certi uomini della religione, preoccupati di conservare le loro istituzioni e facilmente distratti e disattenti alla voce dello Spirito che chiama tutti alla ricerca della Verità, in un cammino di rinnovamento continuo e di fedeltà all’uomo prima che alle istituzioni.

Come lo guarderemmo noi, donne e uomini comuni, credenti e non credenti. Anche noi, spesso, preoccupati di coltivare il nostro orticello, ci ritroviamo distratti, e incapaci di accorgerci dei nostri fratelli ‘meno fortunati’ di noi.

 

Nel dirci Buona Pasqua! il nostro augurio è che la Parola di questo Maestro possa trovare terreno fertile nel nostro cuore. Oggi. Perché il nostro passaggio (pésach = pasqua) su questa terra si svolga lungo la strada della Vita.

BUONA Pasqua!