VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

10 mag 2009

Tra corpo e anima

Da Platone ad Einstein (2)

Stimolati dalla lettera di Vittorio, c’eravamo lasciati, la settimana scorsa, con l’impegno di dare uno sguardo a quanto ci dice oggi la scienza, in particolare la fisica, per avvicinarci ancora un po’ alla comprensione di cosa sono l’anima e il corpo e del tipo di relazione che li unisce.

 

La fisica, nel tentativo di spiegarci come funziona l’universo, ci ha sempre parlato di energia e di materia. Ci diceva che l’energia è movimento, mentre la materia è statica: le onde elettromagnetiche sono energia, quindi movimento, mentre una pietra è materia, quindi è ferma, statica. Oggi, però, le conoscenze che abbiamo acquisito ci aiutano a vedere che questa distinzione, tra materia ed energia, la possiamo ancora fare, ma solo quando guardiamo a quella dimensione della realtà che percepiscono i nostri sensi. Perché appena entriamo dentro a ciò che chiamiamo ‘materia’ e a ciò che chiamiamo ‘energia’, nella loro costituzione profonda, ci accorgiamo subito che l’una e l’altra non sono che due manifestazioni della medesima realtà. Anzi, la fisica subatomica si spinge ancora oltre e ci spiega che la materia è solo un modo particolare che assume l’energia nell’esistere.

Prendiamo un sasso. La vecchia fisica ci diceva che, essendo materia, è statico, in esso non c’è movimento. In realtà noi lo percepiamo così con i nostri sensi. Ora sappiamo, però, che se entriamo nella struttura del sasso fino ad incontrarne le molecole, gli atomi e, giù giù, fin dentro al nucleo degli atomi stessi, noi vedremo un movimento continuo. Finché, ad un certo punto, non sapremo più distinguere tra particelle (materia) e onde (energia).

Ciò significa che non ci sono una materia statica e un’energia dinamica, come fossero due realtà contrapposte. Ma materia ed energia non sono che due aspetti di una realtà che è unica. In tutto l’universo, dall’infinitamente piccolo (il mondo subnucleare) all’infinitamente grande (le galassie), non c’è discontinuità tra energia e materia: esse sono della stessa natura.

Se tutto ciò che esiste partecipa di un’unica natura (= energia), perché non possiamo pensare che anche ciò che definiamo materiale e spirituale, quindi, per stare al tema di oggi, ciò che chiamiamo corpo e anima, sono anch’essi della stessa natura? Lo sono proprio in quanto esistono. Come per tutto l’universo, anche tra loro non può esserci discontinuità o contrapposizione.

 

Vittorio si chiede, nella sua lettera, “se sia proprio compatibile con l’antropologia cristiana la formula di Einstein sulla reversibilità materia-energia applicata al rapporto corpo-anima”. Sono le considerazioni che abbiamo fatto fin qui, oggi e la settimana scorsa, che mi fanno dire che non vi trovo incompatibilità. Anzi, credo proprio che l’antropologia in genere, quindi anche l’antropologia cristiana, non può non aprirsi alle scoperte della nuova fisica, dal momento che anche l’uomo è parte del medesimo universo, la cui costituzione profonda vede che la relazione tra materia ed energia è definita dalla reversibilità, essendo esse due manifestazioni diverse di una realtà unica.

 

Parlare del rapporto energia-materia come immagine del rapporto anima-corpo, possiamo prenderlo come un nuovo tentativo di spiegazione o, come dicevamo la settimana scorsa, come una nuova ipotesi di ricerca. Significa arricchire e approfondire l’immagine dell’uomo che la riflessione antropologica ha fin qui costruito.

Non dovremmo anche noi utilizzare le conoscenze di cui oggi disponiamo per provare a costruire un nuovo modello che ci permetta di avvicinarci ad una più profonda conoscenza dell’essere umano? In fondo Platone e Aristotele, come anche S. Agostino e S. Tommaso, hanno fatto la stessa cosa: hanno usato le conoscenze di allora per costruire un modello che aiutasse a comprendere l’uomo.

 

Riprendendo, infine, il riferimento che Vittorio fa alle “religioni mistiche dell’oriente”, dobbiamo riconoscere che rispetto a queste nuove conoscenze che la scienza ci offre, la visione del mondo e dell’uomo che tradizionalmente appartiene a certe culture orientali (taoismo, buddismo, induismo, per es.) è molto più vicina alle scoperte della fisica moderna di quanto non sia il nostro pensiero occidentale.

Ciò non significa che i due modelli di pensiero sono interscambiabili. Significa, però, che ciascuno dei due ha qualcosa da dire all’altro e l’apertura di un dialogo arricchirebbe entrambi. Non credo che possiamo pensare che il modello dell’uomo che ha elaborato l’antropologia occidentale (cristiana) sia esaustivo di tutta la realtà dell’essere umano.

 

Oggi ci fermiamo qui. Perché vorrei riprendere con voi alcune riflessioni sul rapporto tra scienza e filosofia/teologia. La prossima volta.