VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

21 dic 2008

Buon Natale!

Questi giorni siamo tutti presi dal frastuono del Natale. Frastuono, sì, perché ci ritroviamo tutti bombardati dal rumore. Rumore della pubblicità, perché dobbiamo acquistare e spendere (quest’anno ce lo dicono perfino gli uomini di governo!), rumore delle luci, perché, chi sa, forse tante luci in più servono per coprire l’oscurità del disorientamento in cui la vita di molti si trova a camminare. Rumore dei regali che ‘bisogna’ fare: e allora non sai cosa prendere, ti chiedi cosa hai regalato l’anno scorso, e sei ossessionato dal timore di non essere all’altezza delle aspettative.

 

Perché queste riflessioni? Perché i miei occhi, gli occhi di uno psicologo, hanno dovuto imparare a guardare oltre il luccichio delle apparenze: me l’hanno insegnato le persone che ho incontrato in tutti questi anni, che sono venute da me per portare un po’ del carico di sofferenza che le accompagnava in certi momenti, nel corso della vita. Che vengono per trovare una mano che possa aiutare a reggere, insieme, il peso del dolore.

Ma proprio a Natale questi pensieri? Sì, proprio a Natale, perché questo è uno di quei periodi dell’anno in cui ci ritroviamo più soli. Strano, no? In questi giorni le famiglie si riuniscono, ci ritroviamo con i parenti, feste con gli amici… eppure siamo soli.

 

Il frastuono intorno a noi ci offre un’immagine di festa, tutti con il sorriso stampato sul volto, pieni di allegria. Ma tutti sono gli altri. Perché noi, appena ci fermiamo un momento, siamo colti dall’agitazione, dall’ansia. Allora evitiamo di fermarci, entriamo nel frastuono, e noi stessi diventiamo, per gli altri, un’immagine (falsa) di festa.

Chi vive in famiglia si ritrova a dover litigare con il calendario. “Dove andiamo? Allora… l’anno scorso siamo andati… la vigilia con i suoceri, il giorno di Natale con i genitori, S. Stefano con tuo fratello che era in crisi con la moglie, ti ricordi? E quest’anno? Sai, bisogna stare attenti, molto attenti, perché se no loro si offendono... Ma chi l’avrà inventato il Natale!?”. Quando poi non capita - e capita sempre più spesso, purtroppo - che se un giorno restiamo da soli in casa ci accorgiamo che non abbiamo più niente da dirci. Ci annoiamo. Per fortuna ci sono i bambini! Poveretti, sulle loro spalle devono reggere anche le nostre solitudini, le nostre lontananze.

E chi vive da solo e non ha una famiglia? Questi sono i giorni peggiori dell’anno. I suoi occhi vedono che tutti gli altri sono in famiglia, con i loro affetti, stanno insieme e si vogliono bene. Chi è solo è solo e i suoi occhi vedono così. Non c’è un abbraccio, un sorriso, una parola che possa dare conforto al suo cuore. E allora i giorni di festa - festa per gli altri, s’intende - diventano giorni di tristezza. Quasi giorni di lutto.

 

E il Natale cristiano cosa dice a noi, uomini del nostro tempo, immersi in questo mare di contraddizioni? Ma esiste ancora un Natale cristiano? Perché il Natale è la nascita di Gesù di Nazareth. Gesù? Chi era costui? Abbiamo perfino rasentato il pericolo di vergognarci del nostro Natale. Vi ricordate quando, in questi ultimi anni, nelle scuole gli insegnanti non permettevano più (lo permettono quest’anno?) non dico che si facesse il presepio, ma neanche un segno del Natale, un segno che Natale è la nascita di un bambino chiamato Gesù. Sostenevano gli insegnanti (lo sostengono ancora?) che lo facevano come un gesto di ‘rispetto’ verso gli alunni e le famiglie di un’altra religione… Poveri noi, se siamo costretti a vergognarci della nostra storia! Il rispetto e il dialogo - valori fondanti in un processo educativo - si alimentano nel riconoscimento dei valori che ci appartengono e nel riconoscimento dei valori che appartengono ad ogni cultura e tradizione. Non è certo nascondendoci che si può dialogare.

 

Ma forse tutto questo può diventare una buona occasione per ritrovare nella nostra vita il senso di una festa così gridata. E magari provare ad uscirne. Uscire da una festa tutta esteriorità, che non sa più ritrovare una dimensione nell’interiorità dell’anima.

Nel Vangelo è raccontato, con un’immagine molto suggestiva, che gli angeli, i messaggeri del Buon Dio, ci dicono che Gesù nasce per portare pace agli uomini’ perché ‘Dio ama gli uomini’. Per noi cristiani questo è il giorno più ‘incomprensibile’ della storia. Gesù di Nazareth è Dio con noi! Dio che, rendendosi conto che per noi è così difficile avvicinarci a Lui, decide di venire lui da noi e presentarsi nella nostra umanità. Come a farsi conoscere meglio. Per dirci quanto ci è vicino e quanto ci tiene a noi…

 

Tutti, comunque, cristiani o non cristiani, se vogliamo ‘liberarci’ dalle costrizioni di un Natale tanto gridato, abbiamo bisogno di ritrovare un po’ di silenzio con noi stessi.

Provate ad immaginare che in questi giorni riusciamo a regalarci un’ora di tempo (anche frazionata: qualche minuto al giorno, per qualche giorno…). Spegniamo la televisione, spegniamo internet, lo stereo, il telefonino. Chiediamo ai nostri familiari di non chiamarci in quei pochi minuti, di lasciarci da soli. Restiamo lì, ascoltando i nostri pensieri, provando a sentire che stiamo nuotando nel fiume della Vita (che possiamo chiamare anche Dio, al di là di qualunque religione), che siamo fra le Sue braccia. Sarebbe proprio un bel regalo di Natale!

Nel silenzio potremo riscoprire il senso della festa e il dono della pace. La pace del cuore. Quella pace che ci viene dalla pace ritrovata: con chi può averci fatto del male, con coloro cui noi possiamo aver fatto del male, magari anche senza rendercene conto. Pace ritrovata, in fine, con noi stessi. Con le contraddizioni che accompagnano la nostra vita di ogni giorno, con i nostri limiti, le nostre deficienze. Con il fatto che non siamo sempre all’altezza dei nostri compiti.

 

In un giorno di pace, allora davvero possiamo dirci BUON Natale!