C’è un disturbo particolare tra i tanti in cui possiamo incorrere, ipoacusia monolaterale lo chiamano. È la perdita o la riduzione dell'udito in un solo orecchio, mentre l'altro funziona regolarmente. Non sono pochi i fastidi che l’accompagnano, primo fra tutti la difficoltà a localizzare i suoni, quindi a orientarci nello spazio.
Domenica 25 gennaio è una giornata particolare per la chiesa. È la Domenica della Parola. Quest’anno ci viene indicato a titolo quanto scrive Paolo ai cristiani di Colossi: La parola di Cristo abiti tra voi.[1] Con il Concilio, sessant’anni fa, la chiesa riscopre la centralità della Parola, relegata per secoli nelle retrovie, avendo preso il sopravvento tutto un insieme di regole e tradizioni che nel tempo diventano la struttura portante del cristianesimo. Meglio, della religione. Irrigidita e incapsulata in esse. Cinque secoli fa ci prova la riforma protestante a riscoprire la Bibbia. Ma subito la chiesa la ricolloca... al posto suo! Monopolio del clero. Concilio di Trento, anni 1545-63. E la dottrina ritorna al centro. È la contro-riforma.
Sempre più oggi viene riconosciuto alla Parola, contenuta nei testi sacri del Primo e del Nuovo Testamento, il posto che le è dovuto. Con qualche reflusso, che non disdegna ancora di subordinarla a dottrina e regole sancite nel catechismo: ma questo movimento per certi aspetti lo possiamo vedere anche come indice di vitalità.
L’ascolto della Parola e la sua comprensione ci portano verso una duplice domanda: come poterla vivere, da cristiani; e, accanto, come saperla presentare al mondo. Voi siete la luce del mondo, dice il Maestro; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa.[2]
Due rette parallele mi sembra di cogliere, oggi. Da una parte l’attenzione alla Parola, e accanto la disattenzione, meglio, il non ascolto di quel mondo cui questa Parola dovremmo portare. Come avessimo un orecchio che non funziona: di qui il rischio di perdere l’orientamento. Chiusi nelle sacrestie, continuiamo a parlarci addosso. Con un linguaggio da iniziati, comprensibile solo tra addetti ai lavori. E la lingua degli altri, di chi non sa cosa sia il Vangelo, perché l’essere cristiani l’ha vissuto come accettazione passiva di una religione fatta solo di regole e tradizioni, rimane incomprensibile. Quindi incompresa. La preghiera ridotta a formule da mandare a memoria. E la Parola, il Vangelo, cioè la Buona Notizia che essere cristiani significa essere pienamente umani, impacchettata con riti e benedizioni scaramantiche che ricollocano Dio nell’alto dei cieli. E noi, donne e uomini d’oggi, in terra. A lui passivamente sottomessi.
C’è una pagina nel Vangelo il cui messaggio, a mio parere, rischiamo di non cogliere. Nonostante ce la riportino tutti e quattro gli evangelisti. Anzi, due di loro la scrivono per ben due volte.[3] Forse consapevoli di quanto fosse – e sia! – significativa. Alla fine di una giornata in cui tanta gente l’ha seguito, Gesù smette d’insegnare e si preoccupa che tutte queste persone non hanno da mangiare. Non è mica compito suo: lui è venuto per insegnare non per procurare il pane. Ma è proprio qui il suo insegnamento. Non è una dottrina, presentata con il sapere d’un Maestro che ha il primo posto per lui. Al primo posto c’è l’uomo. Con i suoi bisogni, con la sua umanità. Come può chiedere d’essere ascoltato se lui, per primo, non ascolta? Mangiare è un bisogno fondamentale. Quindi sente suo dovere rispondere.
Ma la chiesa, oggi, la sente la fame del mondo? La fame di Parola di Vita. Questa domanda mi si pone ogni giorno. Il mio quotidiano, infatti, vede due mondi. Paralleli. Uno, sono le persone che frequentano la chiesa, i preti, le funzioni religiose. L’altro è quello che incontro nella professione, per la cui maggioranza la religione è solo un ricordo dell’infanzia. Le maglie strette, fatte di regole tradizioni e riti dentro i quali si sentivano imbrigliate le hanno fatte allontanare. Allora mi chiedo: l’orecchio per ascoltare questo secondo mondo - che poi è la maggioranza delle persone - funziona o è chiuso? Mio timore è che se quello orientato verso la Parola (che, purtroppo, deve ancora lottare con la dottrina) sembra avere una sufficiente apertura, l’altro, quello che dovrebbe ascoltare il mondo, è piuttosto chiuso, la membrana timpanica sclerotizzata.
Qualche esempio di voci che non percepiamo: le nuove coppie, separate e ricostituite; e accanto le persone e le coppie con orientamento omoaffettivo - le une e le altre, che in teoria diciamo di accogliere, ma cui poi neghiamo perfino i sacramenti; il posto della donna, che nella chiesa continua ad essere subordinata ed emarginata, nonostante le nobili dichiarazioni di principio; alcune problematiche come il fine vita, paternità e maternità responsabile, fecondazione assistita... E accanto la presentazione di un Vangelo offuscato da dottrine da professare, e regole tradizioni e ritualità cui sottostare.
Una vecchia filastrocca.
Un giorno sul diretto Capranica-Viterbo
vidi salire un uomo con un orecchio acerbo.
Non era tanto giovane, anzi era maturato,
tutto, tranne l’orecchio, che acerbo era restato.
Cambiai subito posto per essergli vicino
e poter osservare il fenomeno per benino.
“Signore, gli dissi dunque, lei ha una certa età,
di quell’orecchio verde che cosa se ne fa?”
Rispose gentilmente: “Dica pure che son vecchio.
Di giovane mi è rimasto soltanto quest’orecchio.
È un orecchio bambino, mi serve per capire
le cose che i grandi non stanno mai a sentire:
ascolto quel che dicono gli alberi, gli uccelli,
le nuvole che passano, i sassi, i ruscelli,
capisco anche i bambini quando dicono cose
che a un orecchio maturo sembrano misteriose...”
Così disse il signore con un orecchio acerbo
quel giorno sul diretto Capranica-Viterbo.[4]
Questa è la domanda che mi faccio. E vi faccio. Dove sia andato a finire, nella chiesa, quell’orecchio acerbo che permette al vecchio signore di ascoltare... cose che a un orecchio maturo sembrano misteriose. Di ascoltare, cioè, anche una lingua che è altra da quella delle sacrestie.
L’ascolto della Parola di Dio, secondo me, diventa autentico quando è accompagnato dall’ascolto della Parola dell’uomo.
[1] Colossesi 3,16
[2] Matteo 5,14-15
[3] Marco 6,34-44; 8,1-9, Matteo 14,13-21; 15,32-38; Luca 9,10-17; Giovanni 6,1-13
[4] G. Rodari
