VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

15 mar 2026

22 e 23 marzo, referendum sui cambiamenti alla Costituzione

Io voto per la democrazia

Novo pensiero dentro a me si mise,
del qual più altri nacquero e diversi;
e tanto d’uno in altro vaneggiai,
che li occhi per vaghezza ricopersi,
e ’l pensamento in sogno trasmutai
.[1]

Dante è nel suo Purgatorio. E dopo le parole di Virgilio sull’amore e l’incontro con alcuni conoscenti che lì si purificano dall’accidia (pigrizia, indolenza, apatia) che li ha accompagnati in vita, sente nascere in lui tanti pensieri. Così mi sento io dopo tante parole, accuse reciproche e qui pro quo offerti dai nostri politici sul referendum: ho dovuto fare i conti con i tanti pensieri che di volta in volta nascevano e se n’andavano nella mia mente. E consapevole del richiamo di Virgilio, e fieti manifesto / l’error de’ ciechi che si fanno duci, sta’ bene attento ai ciechi che vogliono farti da guida, ho provato a chiarirmi qualche pensiero. Che provo qui a condividere con voi.

Ma può lo psicologo entrare in questioni di politica? Penso proprio di sì. Per due ragioni. La prima. La psicologia è quell’arte che insegna a pensare con la propria testa e ad essere vigili per accorgerci se e quando ci lasciamo trascinare nella corrente del così fan tutti. Perdendo in tal modo la nostra originalità e cadendo nel depressivo tanto non cambia niente. L’altra. Quando guardo Margherita di 8 anni, Olivia o Alessandro di 6, Romeo arrivato appena il mese scorso, e tutti gli altri bambini italiani, mi sento responsabile come cittadino di che Italia noi adulti di oggi lasceremo loro in eredità. Non è un cambiamento da poco, infatti, quello che ci viene proposto con questo referendum. Perché, a mio parere, tocca la qualità della democrazia.

 

Come sempre, il testo del quesito che troveremo nella scheda è illeggibile per i non addetti ai lavori. Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento...”? Di chiaro c’è che sono sette articoli della Costituzione che saranno cambiati con il SÌ. Articoli che riguardano l’organizzazione del terzo potere di uno Stato democratico, il potere giudiziario. Quello che deve vigilare perché tutti, compresi uomini e donne al governo, rispettino le leggi. Secondo la regola base di una democrazia: la legge è uguale per tutti.

Illuminante il Ministro della Giustizia. Suo malgrado. Meno scafato della presidente. Forse perché, diversamente da lei che abita il Parlamento da vent’anni, lui è lì appena da tre. Mi stupisce, ha dichiarato riferendosi alla segretaria del primo partito d’opposizione, che una persona intelligente come Elly Schlein non capisca che questa riforma gioverebbe anche a loro, nel momento in cui andassero al governo. Che, tradotto, significa: questa riforma serve a chi è al governo perché sia libero dal rispetto delle leggi. Questo è il centro della riforma che ci viene chiesto di approvare. Il potere giudiziario non può mettere bocca sugli atti di governo, indipendentemente dal fatto che questi siano o no conformi alle leggi. Chi vince le elezioni è sopra a tutti. Anche alla legge.

Ma così avviene in Russia. Lì i tribunali fanno sentenze che mandano in Siberia gli oppositori di Putin. Arbitro in terra del bene e del male.[2] Stessa cosa nell’Iran di Khamenei, padre o figlio, o nella Cina di Xi. Chi è al governo decide ciò ch’è giusto e cosa sbagliato. Non facevano così, a Roma, Caligola o Tiberio o Nerone duemila anni fa?

In una democrazia il potere legislativo (il parlamento), il potere esecutivo (il governo) e il potere giudiziario (la magistratura) sono sullo stesso piano. Nessuno dei tre è superiore agli altri. E tutti e tre sono sottoposti alla legge.

 

Cosa cambierebbe con questa riforma? La magistratura viene spezzata in due. Con due Consigli Superiori (CSM). Uno per la magistratura inquirente e uno per quella giudicante. Più un’Alta Corte disciplinare. Divide et impera (separa, così puoi comandare meglio!) è strumento antico, efficace per indebolire chi vuoi sottomettere. Non solo. I componenti dei CSM saranno scelti a sorteggio. Coloro che devono governare la magistratura tirati a sorte! Mi chiedo quale maggioranza accetterebbe di decidere i ministri del governo sorteggiandoli tra tutti gli eletti. E tra questi poi tirare a sorte il presidente.

 

Quella che dovremo votare non è una riforma della giustizia. Riforma l’organizzazione della magistratura. E non migliorerà affatto il funzionamento della giustizia: gli attuali tempi, lunghi e impossibili, di un processo continueranno come adesso. È una riforma che serve soltanto per fermare l’invadenza dei magistrati, come sostiene continuamente la nostra presidente.

E siccome vorrei lasciare ai bambini di oggi un’Italia democratica in cui la magistratura continui ad essere indipendente, e non sottoposta alla maggioranza che esce dalle urne, qualunque essa sia, nell’urna del referendum metterò la mia scheda con il NO.

 

 

[1] Purgatorio XVIII

[2] F. De André, Un giudice, 1971