VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

15 feb 2026

L’eterna seduzione dell’uomo forte al comando

Infantilismi di ritorno

Se pure non è facile cogliere appieno il retropensiero di Churchill quando alla Camera dei Comuni, nel novembre del ’47, disse che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora, tuttavia è difficile non dargli ragione. Quando ci fermiamo a leggere e a riflettere sui dati che i sondaggi ci offrono, la democrazia appare come qualcosa dal quale ci dobbiamo distanziare, tanto sta avanzando il richiamo dell’uomo/donna-forte al comando. Una recente indagine dell’Università di Urbino conferma che la maggioranza degli italiani ritiene che il Paese ha bisogno d’essere guidato da un leader forte. Quasi 6 su 10 sono di quest’opinione (57%), mentre solo 4 su 10 vedono pericoloso il cambiamento che stanno attuando i partiti: da partiti degli iscritti e dei simpatizzanti si stanno trasformando in partiti personalizzati, leaderizzati. Il partito è il suo leader. Caratteristica tipica dei regimi autoritari. Russia Unita e Putin sono la stessa cosa. Il Partito Comunista Cinese e Xi Jinping è difficile differenziarli.

 

Anche in casa nostra la personalizzazione dei partiti è una svolta verso la quale tutti sembrano convergere. Non solo. La funzione che prima svolgevano, di mediatori tra mondo della politica e società, oggi l’hanno delegata ai media. Televisione e social sono le vie privilegiate. Così l’immagine prevale sui contenuti del messaggio; il pensiero sta abdicando allo slogan, che dev’essere rapido ed efficace; la comunicazione diretta del/la leader verso i cittadini rende superflua e inutile la partecipazione.

Uno slogan potente guidava gli anni, e gli animi, nel ventennio fascista: Credere, obbedire, combattere. Credere al capo, lui sa cos’è giusto e cosa sbagliato, il tuo pensiero e la tua analisi non servono; obbedire, lui sa la direzione giusta da seguire, non c’è bisogno che tu ti faccia domande, o cerchi di comprendere; combattere, ti indica lui per cosa vale la pena impegnarti e investire le tue energie. C’è una sola scala di valori, la sua.

 

La democrazia chiede capacità di pensiero. Analisi delle complessità. Capacità di farsi domande e di costruire risposte. Il governo del capo è per la semplificazione. Non servono domande: lui ha già le risposte. È la differenza che tutti sperimentiamo tra l’età dell’infanzia e l’età adulta. Nell’infanzia sono il babbo, la mamma, che ti danno le risposte. Loro sanno ciò ch’è giusto e cosa non lo è. Da adulto sei tu che, nel dialogo con la vita, costruisci il tuo pensiero. Il bene e il male sta a te coglierli. Tua è la responsabilità delle tue scelte. E delle tue azioni. La democrazia chiede coraggio e responsabilità. Che diventano partecipazione. Al voto. Al dibattito politico. Scegliere a chi affidare il governo della cosa pubblica (Res publica) è una decisione che devi valutare bene. E questo ti richiede la capacità di confronto e di ascolto anche con chi la pensa diversamente da te. Si chiama dialogo.

Il regime dell’uomo forte non ti chiede il tuo pensiero. Anzi, fa del tutto per metterlo a tacere. Con le buone o con le cattive. Ti alletta con le sue promesse. E, se non ci caschi, ti silenzia perché tu non abbia a seminare zizzanie: e le più pericolose sono il pensiero libero e la capacità di analisi critica. Al punto che se silenziarti o isolarti non dovesse bastare, passare alle vie di fatto non è un problema. Giacomo Matteotti cent’anni fa in Italia, o Alexei Navalny, Anna Politkovskaja in Russia, o Jamal Khashoggi per l’Arabia Saudita, o Narges Mohammadi in Iran ai giorni nostri docent. È di questi giorni, nell’Argentina di Milei, la nascita dell’Oficina de Respuesta Oficial. Una sorta di Ministero della Verità, come nel mondo del Grande Fratello.[1] O il Ministero per la Dottrina della Fede nel mondo delle religioni. È il governo che definisce ciò ch’è vero e ciò che non lo è.

La democrazia chiede al pensiero di essere adulto, di sapersi confrontare con i pensieri diversi. Nel regime il pensiero va messo sotto processo, e se non è sintonico a quello del capo viene condannato. In democrazia i cittadini hanno doveri e diritti. In un regime per i cittadini ci sono solo doveri. In una democrazia governare e comandare sono due verbi. Diversi. Nella democrazia del capo chi governa comanda.

 

La storia ci insegna che nessun regime, di destra o di sinistra, fascismi o comunismi, ha mai portato benessere ai cittadini d’un paese. Ciò nonostante, l’autoritarismo avanza, la ricerca del capo forte seduce. Sintomo allarmante? Sì, segno d’una malattia seria. Si chiama infantilismo. Nel mondo su 167 Paesi, 72 sono democrazie (l’Italia è al 62o posto!); 95 sono regimi non democratici (in coda l’Afghanistan). Le non-democrazie, dunque, rappresentano la maggioranza.[2]  

E la libertà?
La libertà
non è star sopra un albero
non è neanche il volo di un moscone
la libertà non è uno spazio libero
libertà è partecipazione
.[3]

 

 

[1] G. Orwell, 1984

[2] Global Democracy Index 2024

[3] G. Gaber, La libertà