VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

17 mag 2026

II Domenica di Pasqua. Un bambino è posto nella Culla per la Vita

Il cuore di una mamma

Figlio mio, ci siamo lasciati. Aiutami, anche tu, a farcela. Sì, aiutiamoci. A salutarci. Io so bene che non potrei darti ciò di cui hai bisogno. Per crescere. Per vivere. Ma il mio cuore è a pezzi.

Nove mesi ho lottato dentro di me. Da quando sei arrivato. Silenzioso e potente.

Da quel giorno che ti ho sentito, un terremoto ha sollevato la mia vita. Niente era più come prima.

 

Quante voci sono arrivate ai miei orecchi! Ma erano voci che non raggiungevano il cuore. Perché lì c’eri tu. Eri arrivato con tanta forza che non v’era altro spazio. Oltre noi due. Noi due eravamo il mondo. Non c’era bisogno di tante parole per sentirci. Bastava il silenzio.

Ma non potevano accettarlo. Quando trovano il silenzio, loro ci mettono il rumore.

Così le voci si moltiplicavano. Come fai? continuavano a dirmi. Non puoi farcela. Sei sola. Hai davanti tutta la vita, non te la vorrai giocare con un figlio, adesso. Non la fare difficile. La soluzione c’è. Oggi non è un problema: non siamo più ai tempi di tua nonna.

Non c’era posto nel mio cuore. Nella mente, tuttavia, queste parole s’insinuavano. Si moltiplicavano. E l’onda, quella in cui esse risuonavano, diventava sempre più alta. Loro se ne accorgevano. Vedevano. Così non mi lasciavano più. Avevano deciso.

Una cosa, però, non riuscivano a sentire: la loro decisione non riguardava solo me. Riguardava noi due. Ma tu per loro non c’eri. E, quando c’eri, eri di troppo. Un intruso. Arrivato al momento sbagliato. Altri progetti avevano per me. Così, continuavano. Tante voci. Tante lingue, l’una sull’altra. Sommate. Accavallate. Ma non c’erano orecchi. Nessuno che sapesse ascoltare. Se ne andavano. Per ricominciare il giorno dopo. Voci. Interessate solo a dire. Dire. Dire. Sì, lo so che le sentivi anche tu.

 

Poi, non so dirti bene. Una voce silenziosa è arrivata. Non aveva bisogno di parole.

Era una voce che ascoltava. Parlava nel silenzio. E nel silenzio ascoltava.

Non aver paura. Non sei sola. Io e l’anima di questo bambino che ti abita siamo con te. Insieme troviamo la strada. Hai avuto la forza di accoglierlo. Noi non ti lasceremo. Anche se chi ti circonda, al momento, non riesce ad ascoltare. Era la mia anima.

Io lo sentivo: non ce l’avrei potuta fare. Ma non potevo, non volevo rifiutarti. Portavi la vita, come potevo impedirti di vivere?

 

Ultimo mese. Fra poco ci saremmo visti. Ci saremmo guardati. Abbracciati. Puoi immaginare il subbuglio nella mia mente. Il cuore mi diceva che più di me nessuno avrebbe saputo amarti. Quante volte te l’ho detto quando eravamo soli. Tu ed io.

Poi però, guidata proprio da questo amore, credo, ho sentito nel cuore che non doveva essere così. Ma, sai, il cuore non ammette vie di mezzo. Tutto o niente. È la sua legge.

E ieri sera. Quando mi stavo preparando, no, quando ci stavamo preparando per venire qui stamattina e salutarci, davanti a questo lettino caldo, per l’ultima volta, ho sentito la sicurezza che una mamma e un babbo capaci di amarti, come io ti amo, li troverai.

Non eri ancora uscito dal mio corpo, e questo pensiero si faceva più chiaro. E forte. Così ci sono riuscita. Ci siamo riusciti. Insieme.

E adesso ci siamo lasciati.

Come sta il tuo cuoricino? Cosa dice? Il mio è in subbuglio. Un turbine l’ha preso. Lo avvolge. Lo sconvolge. Cerco il respiro: s’era fermato. Temevo che mi lasciasse. Anche lui. Come io ho lasciato te. Ora è tornato. Sento l’aria che entra.

Un’ultima cosa ti voglio dire. Io so che continuerò a vivere nel tuo cuore. Come tu vivrai nel mio. E saremo insieme. Io in te. Tu in me. Anche se le case, le persone, gli spazi e i luoghi che abiteranno i nostri corpi, ora separati, saranno lontani.

 

Io non lo sapevo. O forse, crescendo, l’avevo dimenticato. E in questo breve tempo, che è stato nostro, tu me l’hai ricordato: il cuore che ama supera ogni lontananza. Chi sa quante volte ti penserò. E quante altre mi chiederò chi sa se lui mi pensa. Sarà arrabbiato con me? Sarà triste? Si sentirà rifiutato?

Ecco, figlio mio, di questo sono sicura. E vorrei che ti arrivasse con tutta la forza che questo pensiero ha nel mio cuore: io non ti ho mai rifiutato. Da quando sei arrivato sei una parte di me. E adesso doverci separare... il cuore è lacerato.

Che tu possa incontrare tutta la gioia e la serenità che meriti. E che in questo momento io non ti potrei dare. Ti auguro il meglio. Per te. Per quella che sarà la tua famiglia. Ti ho amato. Da subito. E continuerò sempre ad amarti.

Ti abbraccio, Amore Mio.

 

La II domenica di Pasqua, a Bergamo, un neonato viene posto nella Culla per la Vita della Croce Rossa. È in buona salute. In ospedale lo chiameranno Pietro.

Scrive Gibran: L’amore della madre di Giuda per suo figlio fu forse minore dell’amore di Maria per Gesù?

E l’amore di questa donna per suo figlio voi lo considerate minore?  No, io credo. È un amore grande. È l’amore, una delle sue mille facce, che abita il cuore di una mamma.

 

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Qui la voce di un bambino   Cara Mamma  2023 (Vol. 8 pag. 61), qui la voce di un altro bambino   Cara mamma  2023 (Vol. 8 pag. 68), e di un altro che non è potuto nascere  Da Thiago  2023 (Vol. 8 pag. 83)