C’è un antico proverbio latino, ab assuetis non fit passio. Dalle cose abituali non nasce passione. Turbamento. Entusiasmo. Di fronte alle cose cui facciamo l’abitudine tendiamo a non reagire più, fino a diventarne indifferenti. Anche di fronte a situazioni dolorose o addirittura drammatiche. Come pure a fatti o situazioni che sono fonte di vita e di gioia. L’abitudine, se da una parte ci protegge dal dover stare sempre sul chi vive, risparmiando così energia e tensioni, dall’altra rischia di diventare una prigione dalla quale non siamo in grado di uscire: ci siamo tanto dentro da non accorgercene nemmeno. Nella vita personale e nella vita sociale.
Una cosa bella e grande che pure, nel tempo, rischia di perdere la forza e la bellezza con cui all’inizio ci riempie la vita è la relazione di coppia. I giorni degli innamorati sono giorni di luce. Il tempo condiviso dà significato ad ogni attività, ad ogni parola o gesto, perfino al silenzio che accarezza il nostro stare insieme. Un sorriso uno sguardo un pensiero, tutto è luce. Poi? Poi l’abitudine, la routine, la vicinanza continua, possono logorare il rapporto. E uno dei doni più belli che la vita ci fa, se non coltivato accuratamente, inizia ad affievolirsi. Come una lampada senz’olio. E la luce più bella, la stella più luminosa, si spegne. Dammi... passione!
Quattro anni fa entra la guerra in Europa. Un dramma. Per tutti. Giornali radio tv pieni di notizie. Inviati che ci aggiornano in tempo reale e noi, tutti, col fiato sospeso. Solidarietà grande con il popolo ucraino. Come singoli cittadini e come Paesi. Sanzioni alla Russia anche a costo di sacrifici pesanti. Ma forti d’un pensiero che non può tollerare che uno Stato, perché più grande e più forte, s’arroghi il diritto d’invadere un suo vicino. Poi la tragedia in Palestina. Il 7 ottobre di Hamas. In un giorno uccide più di mille persone e cattura oltre duecento ostaggi. E la risposta di Israele che in due anni di guerra fa 80mila vittime, e le cui conseguenze sono tutt’ora davanti ai nostri occhi. Poi Trump. Sceneggiate a non finire. La pace in Ucraina in due giorni che diventa asservimento a Putin. Bullo con bullo. E siamo già nel quinto anno di guerra. Gaza, la tregua. Il Board of peace, pura associazione d’affari. Poi il Venezuela. Un popolo va liberato dal suo dittatore... e il petrolio arriva negli Stati Uniti. C’è un altro popolo da liberare da un regime oppressivo. E mentre si sta trattando, pur in mezzo a infinite difficoltà, scatta l’aggressione. Altra guerra. Stati Uniti e Israele attaccano l’Iran. Il Medio Oriente è nel caos. Non condivido né condanno, dichiara la nostra Presidente del Consiglio. Fra color che son sospesi. E noi? La guerra è diventata parte del nostro menu. Non ci facciamo più caso. Morto più, morto meno. Dammi... passione!
Oggi siamo chiamati a votare per il referendum sui cambiamenti alla Costituzione in merito all’organizzazione della magistratura. In uno degli ultimi interventi la presidente, a sostegno della campagna per il SÌ, dichiara: [qualora prevalesse il NO] ci ritroveremo... decisioni ancora più surreali sulla pelle dei cittadini, che incideranno sulla vostra vita ogni giorno: immigrati illegali, stupratori, pedofili, spacciatori rimessi in libertà che mettono a repentaglio la vostra sicurezza. [...] Figli che vengono strappati alle madri perché i giudici non condividono il loro stile di vita se vivono in un bosco... Lei sa benissimo che tutto questo non ha nulla a che vedere con la riforma su cui siamo chiamati a votare. Come pure sa che se un giudice interviene sulla responsabilità genitoriale di una madre e di un padre che non mandano i figli a scuola è perché rispetta una legge che ha fatto proprio il suo governo, cambiando il reato da amministrativo a penale.[1] Ma noi, abituati ormai ad una capo di governo incapace d’accettare qualsiasi confronto, e sempre pronta a toni accesi che a tutt’altro servono che a favorire il dialogo, beviamo il tutto. Incapaci di reagire. Dammi... passione!
Lasciamo così che abitudine e consuetudine spengano le emozioni e ci rendano indifferenti. A tutto. Situazioni positive o negative, piacevoli o dolorose. Assuefatti. All’inizio del suo fantastico viaggio nell’aldilà, Dante incontra una categoria particolare di persone. Indegne perfino d’avere un posto nell’Inferno, tanto hanno consumato nell’insignificanza la loro vita. Spesa tutta sanza ’nfamia e sanza lodo. Né verso il bene né verso il male. Neutrali. Indifferenti. Per viltà o opportunismo. Non ragioniam di lor, gli dice Virgilio, ma guarda e passa.[2] Non ci perdere tempo.
Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi, diceva M. L. King, è l'indifferenza dei buoni. E Albert Einstein: Il mondo non sarà distrutto da quelli che fanno il male, ma da quelli che li guardano senza fare nulla.
[1] D.L. 123/2023, diventato L.159/2023
[2] Inferno, III
