VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

1 mar 2026

Riusciremo ad assumerci il coraggio delle nostre azioni?

Che guardaroba!

Per non andare in giro con la giacca tutta sbrindellata dovrebbe avere un guardaroba immenso, tanto viene tirato da tutte le parti! Forse è dall’inizio dei tempi che la storia va avanti così. Tutti i popoli, tutti i governanti, tutti i credenti di qualsiasi religione, perfino chi non lo ritrova nella sua vita... tutti lo prendiamo per la giacchetta. E lo tiriamo dalla nostra parte. Di chi sto parlando? Semplice, di Dio!

 

Lasciamo per ora alla storia crociate inquisizioni e le mille guerre di religione. E restiamo all’oggi. L’invasione russa in Ucraina diventa guerra santa per Kyrill, il capo della chiesa di Mosca. A protezione di Putin che, armato di candele e segni di croce, dà bella mostra di sé quando, stirato e lucidato, partecipa ai riti religiosi. Cosa c’è di più santo di una guerra che porta morte e distruzione? Quale Dio, padre-e-madre dell’umanità, non sarebbe felice nel vedere dei figli che uccidono i fratelli? 35mila sarebbero, secondo Time e Iran International, le vittime della repressione di Ali Khamenei in sole 48 ore: s’erano permesse di contestare un regime che in Iran, in nome di Allah, viola anche i più elementari diritti umani. E sempre nel Suo nome le donne afghane devono restare rinchiuse in casa o sigillate dentro un burka. Prive d’ogni diritto, perfino di far sentire la propria voce quando sono fuori dalle mura domestiche. Forte questo Dio, maschio con i maschi!

Sono stato salvato da Dio per rendere l’America di nuovo grande (to Make America Great Again) dichiara Trump, riferendosi all’attentato, nel discorso d’insediamento. E dopo un anno, il mese scorso, Penso che Dio sia molto orgoglioso del lavoro che ho fatto. In un anno ha distrutto il diritto internazionale, restaurato a fatica dopo le due grandi guerre del secolo scorso. Minneapolis. La deportation degli immigrati. Venezuela. Cuba. Il neocolonialistico Board of peace, specchietto per le (nostre) allodole. Come potrebbe non essere orgoglioso Dio, padre-e-madre dell’umanità, di tanto presidente?

 

E Israele? In una combinazione di storia e tradizione, questo popolo ci arriva attraverso un’opera grandiosa, la Bibbia. Dodici secoli passano tra il più antico dei 73 libretti che la compongono e il più recente. Ci troviamo di tutto in questa raccolta: mito, storia, poesia, apocalittica, profezia, legge, diritto, religione. E se per i credenti, ebrei e cristiani, essa contiene la Parola di Dio, è dentro questa ricchezza di generi letterari, di culture e di momenti storici tanto lontani che, però, va ricercata. Intelligenza vorrebbe che quando ne apriamo una pagina usiamo molta prudenza prima di dire che quanto vi leggiamo è Parola di Dio. Se così fosse, è di fronte a un Dio dissociato che verremmo a trovarci. Ma anche qui, attaccarci alla sua giacchetta e tirarlo dalla nostra parte è un gioco che ci viene bene.

In una pagina di duemila500 anni fa troviamo Dice il Signore: Non era forse Esaù fratello di Giacobbe? Eppure io ho amato Giacobbe e ho odiato Esaù.[1] Giacobbe, nella tradizione, è il padre degli ebrei, e da Esaù discendono i popoli arabi. Che sarebbero popoli odiati da Dio, secondo questa pagina. Ed è su questa scia che lo stesso Netanyahu, all’inizio della guerra a Gaza dopo l’aggressione del 7 ottobre, aprirà un’altra pagina. Dice il Signore: Ho considerato quanto ha fatto Amalek a Israele. Va’ dunque, e colpisci Amalek, e vota allo sterminio quanto gli appartiene; non risparmiarlo, ma uccidi uomini e donne, bambini e lattanti, buoi e pecore, cammelli e asini.[2] Così avrebbe detto Yahweh, il Dio di Israele, al re Saul tremila anni fa. Edomiti, Amaleciti, e altri popoli citati nella Bibbia altro non sono che i padri degli attuali palestinesi. Così, una pagina della Bibbia si apre a giustificazione delle stragi che il governo farà a Gaza. I coloni che in Cisgiordania sottraggono sempre più territori ai palestinesi sarebbero legittimati da un presunto progetto di Yahweh che avrebbe dato questa terra a Israele. È di questi giorni l’ultima decisione del governo che mira a regolarizzare e codificare il possesso di questi territori. E la pretesa che lo Stato d’Israele si estenda dal fiume Giordano al Mediterraneo viene giustificata nel nome di Yahweh, il Dio di Israele.

Tanto lontano da qui, pensate, il nostro... Dio Patria e Famiglia?

 

Per oggi ci fermiamo qui, all’uso e abuso di Dio nel mondo della politica. Ma altrettanto succede nel mondo delle religioni. Ci torneremo.

E ci lasciamo con una domanda. Può Dio, qualunque sia il nome con cui lo chiamiamo, essere un Dio di parte? Che sta con i russi contro gli ucraini, con Israele contro i palestinesi, con Trump contro... tutti? Ce lo siamo costruito bene, mi pare: a nostro uso e consumo. Ci serve un Dio così? Sì. Decisamente. Ci serve per continuare ad operare le nostre malefatte coprendoci sotto un ombrello sul quale abbiamo scritto il suo nome. Dio è dalla nostra parte. Gott mit uns... vi ricordano niente queste parole?

 

[1] Malachia 1,2-3

[2] 1 Sam 15,3

 

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Per approfondire:  Quale Dio?  2024,   Difendere Dio?  2023,   Dio di che religione è?  2023,    Povero Dio!  2016