VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

14 dic 2025

Per tante famiglie, nel bosco e in città, quale aiuto dai servizi?

Unicuique suum

Che perdano occasione per essere in prima pagina e raccattare consensi, calpestando tutto e tutti, è ormai speranza accantonata. E si potevano perdere l’ultima? Il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila allontana provvisoriamente tre bambini dai loro genitori. Ed eccoli buttarcisi a capofitto. La Presidente del Consiglio in prima linea. Seguita e incalzata dal suo Vice So-tutto-io. Poi il resto della comitiva. Ed eccoli sciorinare grande preoccupazione per quanto sta accadendo; sollecitare un intervento immediato; parlare di sequestro di tre bambini portati via a una mamma e a un papà in maniera indegna preoccupante pericolosa e vergognosa; dichiarazioni ad andare fino in fondo e se serve anche a parlare con il giudice del tribunale dei minori; impegno preso non da ministro ma da genitore, da padre e da italiano, di seguire direttamente la vicenda; fino alla sottigliezza, politica e giuridica, dato l’alto livello di preparazione professionale e culturale del nostro Vice: Giudice e assistenti sociali d'Abruzzo non rompano le scatole! E qui basta e avanza. Solo la perla finale: Anche questa storia dimostra che una profonda, sana e giusta riforma della giustizia che non funziona sarà fondamentale. Come poi la separazione delle carriere – perché la cosiddetta riforma della giustizia è tutta qui – possa evitare episodi come questo... ce ne vuole di fantasia. Ma ormai lo sappiamo: tutto fa brodo.

 

Adesso però spegniamo questo vociare politichese e guardiamo seriamente la situazione che vicende come questa ci mettono davanti. Due pensieri dobbiamo dirci. Il primo in merito a questa famiglia. L’altro, uno sguardo ai servizi che vi sono coinvolti. Sulla situazione di Nathan e Catherine, e dei loro figli, serietà richiede di non esprimere giudizi o valutazioni. Non ne abbiamo una conoscenza diretta, né disponiamo di elementi che ci permettano di giudicare. La vicenda può diventare occasione per riflettere sul rapporto genitori figli, o sul compito di supplenza – integrazione? aiuto? sostegno? intervento? – che ha lo Stato, tramite i suoi servizi, quando l’esercizio della responsabilità genitoriale dovesse apparire non adeguato ai bisogni dei figli. Ma dobbiamo restare su un piano di discussione generale. Non ci è consentito d’entrare nella valutazione di una situazione particolare quando non ne abbiamo conoscenza. Né diretta, né competente. Per questo le debordanti dichiarazioni dei politici e, insieme, gli infiniti interventi della stampa e della tv nello specifico di questa famiglia sono fuori luogo. Oltre che irrispettosi delle persone che dicono di voler tutelare.

 

C’è invece, a proposito dei politici, un punto importante. Fondamentale. È la situazione in cui si trovano gli addetti ai lavori. Che sono i servizi sociali e consultoriali da una parte, e gli organi giudiziari, tribunale per i minorenni e tribunale civile, dall’altra. Qui donne e uomini, di governo e di opposizione, dovrebbero guardare. Unicuique suum dicevano i Romani: a ciascuno il suo, a ciascuno il suo compito, la sua competenza, la sua responsabilità. Compito della politica è mettere i servizi nelle condizioni di svolgere adeguatamente il loro lavoro.

Ma qui c’è un problema enorme. Tanto urgente quanto non visto dagli occhi di chi governa. Sia a Roma sia nelle singole Regioni. Il problema del personale: in senso numerico (la quantità degli specialisti) e in senso qualitativo (aggiornamento e preparazione degli stessi). Nei consultori e nella magistratura. Ho lavorato per oltre trent’anni nel settore, e continua la mia collaborazione con molti degli operatori attuali. Assistenti sociali e psicologi sono affogati nelle richieste continue che la magistratura minorile si trova a dover inviare ai servizi. E lo scarso numero di operatori ricade, inevitabilmente, sulle famiglie che hanno bisogno d’un aiuto professionale. Ci troviamo così che un bambino e i suoi genitori, dopo una segnalazione di disagio che può emergere a scuola o in altri contesti, sono chiamati per una valutazione da parte del consultorio. Poi? Poi sono lasciati a sé stessi. Non ci sono specialisti, psicologi assistenti sociali neuropsichiatri, che possano seguirli adeguatamente. Nuove carte cui rispondere, nuovi casi da valutare incombono, e assorbono tempo ed energie. E ho parlato di bambini. E il disagio dei tredici quindici diciassettenni? Adolescenza e preadolescenza, nessuno che possa rispondere. Salvo quando poi arrivano al pronto soccorso, magari dopo aver ingerito un flacone di pillole. Si sana l’emergenza. E dopo? Dopo c’è il privato. E chi non può permetterselo?

 

Donne e uomini della politica, di destra di sinistra e di centro, smettetela con le chiacchiere sui bambini rubati alle famiglie. Un briciolo di dignità, per favore. I consultori stanno morendo. La giustizia minorile è sotto organico. Dove guardano i vostri occhi? Signora Presidente, donna madre italiana e cristiana, dove sei? Quando arrivi... batti un colpo!