VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

7 dic 2025

Natale in vista. Festa. Dramma. E corsa ai regali

Una proposta... (im)possibile?

Non è un mese facile dicembre. Non tanto per il freddo, che quest’anno pare abbia intenzione di farsi sentire. Non è facile perché dire dicembre è dire Natale. E tanti aspetti l’accompagnano. È una festa. La più grande dell’anno come società civile. Laica. Meno in senso religioso. È un po’ come il ferragosto d’inverno. Ferie, vacanze, viaggi, luci (sono i giorni più bui dell’anno!), allegria, festa. Non è un tempo normale. E ogni tempo non normale ci altera quella specie d’equilibrio che riusciamo a conservare nel resto dell’anno.

Così, se da una parte uno stato d’animo sufficientemente sereno ci permette di vivere questi giorni come giorni di festa, dall’altra quegli spunti di sofferenza che normalmente ci abitano rischiano di amplificarsi, e da ansia e preoccupazione diventano angoscia e dramma. Penso alle tante famiglie separate. Con i bambini sbattuti tra una casa e l’altra. Sì, dico sbattuti. Basta pensare a quei genitori che litigano sul 25 o il 26 o il 24, poi Capodanno poi l’Epifania... E quando accompagnano il figlio, con l’altro neppure si salutano. Pensate che festa nel cuore di questi figli. Penso alle tante famiglie, sì sono tante anche queste, dove non ci si parla più tra fratelli: genitori anziani costretti a passare un giorno con l’uno e un giorno con l’altro figlio. Cose non infrequenti, purtroppo. Cose d’ordinaria... follia, potremmo dire. Penso ad una coppia di amici, con un bambino di cinque anni: l’anno scorso han voluto anticipare a novembre l’albero e il presepe. Con il babbo in fin di vita era l’ultimo Natale che avrebbero passato insieme: e ai primi di dicembre si sono abbracciati per l’ultima volta.

 

Ma è un altro il tema che volevo proporvi quest’anno. Perché ormai, inesorabilmente, Natale si coniuga con una parola: regali. E qui comincia il problema. Con l’elenco delle persone cui dobbiamo farlo un regalo. Comprese quelle cui vogliamo farlo, nel senso che ci fa piacere pensarle mentre prendiamo loro qualcosa. Poi c’è da ricordare cosa abbiamo regalato l’anno scorso: non possiamo mica ripeterci. Poi su e giù da un negozio all’altro. Da una spesa all’altra. Cosa scegliere? Qualcosa di utile? Speriamo. Almeno questo. Per gli adulti e per i bambini.

 

Due pensieri allora provo a proporvi. Ed è qui che entriamo nella proposta (im)possibile.

Per la verità non lo sarebbe, dal mio punto di vista. In pratica però temo che la maggior parte di noi non vi aderirà: non ne ha la forza. Sì, la forza. Non quella dei muscoli: quella teniamola a sostegno e indice di buona salute per il corpo. È la forza interiore, quella della mente che temo non ci sia.

 

Il primo pensiero è un invito a distinguere i bambini e gli adulti. E mentre con i primi, se già ci muoviamo verso regali utili siamo su una buona strada, con gli altri è verso un salto di qualità che vorrei portarvi.

Per i bambini regali utili, dunque. Evitiamo di prendere i soliti aggeggi elettronici, pieni di lucine che violentano gli occhi e di suoni che invadono gli orecchi. Perché abbiamo deciso che i loro occhi, fin dai primi mesi di vita addirittura, devono essere aggrediti da questi schermi la cui luce, attraversandoli a forza, arrivano poi al cervello? E lo eccitano. Lo sovra-eccitano. Col rischio, pian piano, di scivolare verso una dipendenza: il cervello impara che quello stimolo gli dà piacere, quindi impara a cercarne sempre di più. È il meccanismo che sta alla base di ogni dipendenza. Anche in noi adulti: alcool, gioco, pornografia, altre sostanze. Gli stimoli di cui ha bisogno il cervello d’un bambino, per star bene, sono quelli che gli arrivano dal tempo che noi condividiamo con lui, dagli oggetti concreti che può manipolare, dalle immagini di un libro che può sfogliare. Sì, un libro che può sfogliare!

 

E qui passiamo agli adulti. Con il secondo pensiero. In due parti.

La prima. Agli adulti regaliamo un libro. Un libro serve per pensare. Stiamo disimparando a riflettere. Anche noi, venti o ottanta che siano gli anni, catturati dal luccichio dei telefonini, e imprigionati dalla loro velocità nello svenderci informazioni, stiamo imparando ad andare di corsa. E perdiamo la capacità di fermarci su un pensiero. E ragionare. Anche solo per pochi minuti.

L’altra parte. Una volta stabilito un budget per i regali, spendiamone metà. L’altra metà la tramutiamo in un’offerta. Tante sono le organizzazioni non-profit che operano in Italia e nel mondo: Caritas, Unicef, Save the Children, Croce Rossa, MSF, Emergency... Tutti conosciamo le condizioni di vita a Gaza, in Ucraina, in Sudan e nelle tante altre regioni del pianeta dove guerra, siccità, terremoti e altre calamità costringono le persone a vivere. Se abbiamo stabilito di spendere cento, spendiamone cinquanta: gli altri cinquanta li trasformiamo in un’offerta. Così, in una qualche parte del mondo, vedremo un bambino che ci sorride o un vecchio che ci benedice.

Non è questo un buon inizio per un... Buon Natale?