VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

16 nov 2025

Di fronte alla profondità e alla ricchezza dei miti

Ribellione o... maturità?

Ho ripreso una pagina che lei scrisse l’anno scorso a proposito del “cosiddetto peccato originale”, così scrive.[1] Lei parla di passaggio dall’infanzia all’età adulta. E soprattutto dice che si tratta di un mito. Ma allora non è vero ciò che dice la Bibbia? Tante domande, vede...   Floriana

 

Sì, tante domande. E considerando la persistenza di una lettura a senso unico di questo racconto, dovremmo ri-parlarne davvero molto. Proviamo. Un primo pensiero, di base: questa non è una pagina di storia, ma un mito.[2] I miti esprimono la riflessione che l’umanità fa quando si guarda e s’interroga. E le domande che si fa, e le possibili risposte, le traduce in racconti anziché in ragionamenti. Edipo che uccide il padre e sposa sua madre; Elena che fugge a Troia con Paride, e la guerra che ne segue, come ci racconta l’Iliade; Romolo che in una lite furibonda uccide Remo suo fratello, figli entrambi del dio Marte, e fonda la città di Roma... Nessuno si sognerebbe di cercare i resti di Edipo o di Elena o di Romolo. Sono miti, e i miti non parlano di persone reali: ci presentano dei prototipi.

Anche quando apriamo queste pagine della Bibbia siamo di fronte a racconti che racchiudono in sé domande, risposte, riflessioni con cui l’essere umano si misura. Fin dalle sue origini. Un mito è come un sogno che l’umanità fa. E i vari personaggi del racconto rappresentano i suoi tanti aspetti. Nella concretezza della vita e in ciò che abita il suo pensiero. Eva Adamo e il serpente da una parte, e il Dio creatore dall’altra, sono personaggi che in sé racchiudono e rappresentano momenti e parti dell’uomo stesso. E insieme ci riportano all’origine, alle radici del mondo e dell’umanità.

 

Nel leggere i miti abbiamo bisogno di far riferimento alle conoscenze che oggi le varie scienze ci mettono a disposizione: cosmologia, astrofisica, paleoantropologia, biologia, psicologia, antropologia, filosofia... le conquiste che la mente umana ha saputo fare nel tempo. Quanto siamo in grado di cogliervi oggi non è lo stesso che vi potevano leggere due o venti secoli fa. Man mano che l’umanità procede nella conoscenza del mondo e della propria storia, la lettura e la comprensione dei miti si approfondisce. Perché l’uomo segue quella spinta propulsiva che ritrova in sé stesso verso la conoscenza del bene e del male, come dice questo racconto, cioè verso la conoscenza del tutto. Questa riflessione ci porta a dire che se oggi possiamo cogliere aspetti che non potevano vedere mille o duemila anni fa, fra mille o fra un milione di anni i figli dei nostri figli riusciranno a comprendere tanto altro che a noi ancora sfugge.

Con l’aiuto delle scienze antropologiche e psicologiche di cui disponiamo, siamo in grado oggi di trovare in questo straordinario racconto un’attenta descrizione del passaggio dall’infanzia all’età adulta. Di ciascuno e di tutti noi. Guardiamo. Come Eva e Adamo, tutti da bambini se nudi non proviamo vergogna; non conosciamo la fatica del lavoro; né sentiamo il desiderio di trovare un partner; mettere al mondo figli non ci appartiene; le risposte al desiderio di conoscere sono gli adulti a fornircele; e la morte non c’è nella nostra mente. Come Eva e Adamo a un certo punto s’accorgono d’essere nudi, anche noi, crescendo, scopriamo il pudore; come scopriamo che per mangiare bisogna lavorare; la maturità affettiva e sessuale risveglia il desiderio di trovare una persona con cui condividere la vita; nel cuore emerge il progetto di un figlio; la mente spinge verso la conoscenza del bene e del male, cioè del mondo; e la morte compare ai nostri occhi. E come loro su indicazione del Creatore (padre e madre) constatano che bisogna uscire dal paradiso, dall’età dell’oro, e prendere in mano la propria vita, anche noi, da adulti, lasciamo la casa dell’infanzia ed entriamo nel mondo.

 

Quando di fronte a questa pagina di saggezza ci chiudiamo in una lettura negativa, quasi parlasse di un atto di ribellione – peccato originale! –, oggi dobbiamo chiederci: possibile che se l’Energia di Vita (Dio) ha messo nel nostro cuore la spinta verso la conoscenza, quando poi ci muoviamo alla sua ricerca, questo diventa un atto di ribellione? Non sarà invece segno che l’impulso a diventare adulti, così facendo, l’ascoltiamo, e realizziamo noi stessi? Quella lettura negativa che per due millenni abbiamo coltivato, oggi siamo in grado di riconoscere che trae origine dai nostri sensi di colpa che, complice un’educazione rigida e oppressiva, appartengono un po’ a tutti noi. Da S. Paolo o S. Agostino, I e IV sec., all’uomo contemporaneo.

 

Così, se per conoscere l’universo chiediamo all’astrofisica alla quantistica alla cosmologia di guidarci nella lettura del racconto biblico, perché non farci accompagnare dalle scienze psico e antropologiche, a comprendere il racconto della donna e dell’uomo che giungono, finalmente, a mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male, prendendo così nelle proprie mani la loro vita?

 

[1] E se invece... (La mente e l’anima 8, pagg.175-180)

[2] Genesi 3

 

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Per approfondire:   E se invece... (1 e 2)  2024,  Come uno specchio  2025  (Con relativi rimandi)