VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

23 mag 2021

13 maggio: l’Italia ha dato fondo a tutte le risorse del 2021

Tutto esaurito

Più volte, anche di recente, abbiamo considerato un fatto che rivela la superficialità e l’incoscienza di cui noi, homo sapiens, diamo segno. L’inquinamento del pianeta. Ci siamo anche detti di una terapia per rimetterlo in salute. Una ricerca del Politecnico di Zurigo del 2019 ha evidenziato come piantare mille miliardi di alberi gli restituirebbe l’equilibrio di cui ha bisogno – di cui noi abbiamo bisogno.[1]

Subito due obiezioni: dove li mettiamo? E quanto ci verrebbe a costare?

Non c’è problema di spazio: pensiamo a quante aree sulla terra sono vuote, ormai deserte. Alle tante città affogate tra asfalto e cemento. Mi trovavo a Chicago, qualche anno fa, per uno corso di aggiornamento: la cosa che più mi colpì fu che dovunque guardassi non trovavo un albero... mi sembrava di soffocare. Sono gli alberi che fanno respirare la terra. E i terrestri.

E non ci sono neppure problemi di spesa: basterebbe considerare quanto dobbiamo spendere per curare tutte le malattie, fisiche e mentali, che ci assalgono e che nascono e si potenziano nell’inquinamento che ci sommerge. Covid19 insegna...

 

Ma accanto all’inquinamento che pure conosciamo, oggi ci troviamo di fronte a un altro grave problema. A un altro aspetto della nostra superficialità. E incoscienza. Giovedì 13 maggio l'Italia ha esaurito le risorse naturali che aveva a disposizione per tutto il 2021. Da dieci giorni, e fino alla fine dell’anno, noi italiani siamo in debito con la Terra. Il Global footprint network, che calcola l'impronta ecologica, indica questo come il giorno dell’esaurimento (overshoot day) per l’Italia. Con questi dati, al ritmo attuale di consumo delle risorse, noi italiani avremmo bisogno di tre terre (2,7 per la precisione) per arrivare alla fine dell'anno.
Giorno dell’esaurimento significa che l’impronta ecologica (dell’uomo) supera la biocapacità (del pianeta). Su acqua, aria, cibo, energia e tutto quanto ci serve per continuare a vivere fino alla fine di quest’anno, giovedì scorso la terra ha scritto per noi la parola finito. Tutto esaurito. L'anno scorso ce l’aveva scritta il 14 maggio, due anni fa il 15. Coerenti nel peggioramento, di anno in anno. Coerenti nella logica del sovrasfruttamento della nostra casa.

 

Due aspetti proviamo a guardare.

Il primo: noi siamo la sola, fra tutte le specie viventi, che ci poniamo sulla terra con questo atteggiamento. Indifferenti alla quantità di risorse di cui dispone, e che è in grado di rinnovare di anno in anno, procediamo guardando soltanto al nostro interesse. Guardando, con miopia eccelsa, e inguaribile, a quello che riteniamo sia il nostro interesse. Perché mangiare in quattro giorni tutte le risorse di un mese, non è certo il massimo dell’intelligenza. Né è fare il nostro vero interesse.

L’altro aspetto. Una volta esaurite le risorse, come si fa ad andare avanti? Semplice. O facciamo rifornimento o rubiamo. Ma non ci sono negozi. In parole semplici, non c’è dove andare per i rifornimenti. Di terra ce n’è una sola. Luna, Marte, Mercurio non hanno scorte utilizzabili per la nostra sopravvivenza. Né aria né acqua. Meno ancora cibo o ossigeno per i nostri polmoni.

Quindi non ci rimane che rubare. Ed è ciò che stiamo facendo. Non solo, ce ne arroghiamo pure il diritto. Se tutte le popolazioni della terra vivessero con il nostro tenore di vita, questo 13 maggio sarebbe il giorno dell’esaurimento per tutto il pianeta. Ma non è così. Semplicemente perché ci sono popolazioni che consumano molto meno di noi: con il tenore di vita di Colombia o Iraq o Egitto arriveremmo a novembre; se poi guardiamo Equador o Nicaragua o Indonesia, saremmo già a dicembre.

È a loro che rubiamo. A chi consuma meno. Tanto non ci diranno niente. Non ci possono dire niente, secondo noi. Salvo poi accorgerci che qualcuno – sempre pochi in realtà, considerando il dramma planetario in cui siamo immersi – osaavvicinarsi alle nostre terre. Ma noi siamo pronti: chiuderemo i porti, difenderemo i confini, schiereremo le truppe. Anche gli F35, se serviranno! Saremo pronti a respingerli in mare o tra le montagne di confine. Prima dobbiamo mangiare noi. Gli altri... si vedrà.

Ci ritroveremo con queste domande fra un paio di mesi. Due anni fa, come giorno dell’esaurimento, in una media tra tutte le nazioni, eravamo già al 29 luglio. L’anno scorso, costretti dalla pandemia, avevamo restituito alla terra una ventina di giorni.

 

Per oggi possiamo lasciarci con una domanda: qual è il mio contributo allo spreco delle risorse naturali? Acqua, cibo, carburanti, energia, rifiuti... Come e dove posso contribuire al recupero e al risparmio?

Un ultimo pensiero per chi si riconosce come cristiano. Lasciando i suoi, Gesù ha detto di portare la Buona Notizia di Vita (Vangelo) “a tutte le creature”.[2] Quando impareremo noi umani a ricollocarci, in armonia, come una tra tutte?

 

[1] Dagli alberi la salute

[2] Marco 16,15