VOCE DELLA VALLESINA Settimanale di informazione - Colloqui con lo psicologo - di Federico Cardinali

30 ago 2021

[Per la Rubrica "Appunti Pastorali"]

Clericalismo, pandemia nella Chiesa? (1)

Questo pezzo non fa parte de La mente e l'anima
ma è scritto in dialogo con la rubrica
Appunti Pastorali

 

(1)

 

Nei suoi Appunti Pastorali da un po’ di tempo D. Mariano, Vicario per la Pastorale, ci offre su Voce spunti di riflessione sulla vita della Chiesa e su come ci poniamo di fronte al mondo d’oggi. Di recente ha sottolineato la messa in guardia, da parte di Francesco, dal rischio di restare prigionieri del clericalismo: “Va bandita ogni forma di clericalismo: è una delle perversioni più difficili da togliere oggi”, settembre 2018; “Il clericalismo toglie la libertà della fede dei credenti”, maggio 2020; “Il clericalismo è una perversione del sacerdozio. È una perversione. E la rigidità è una delle manifestazioni”, giugno 2021. Alcuni tra i suoi numerosi interventi.

Come non condividere questa denuncia? Ma quale strada per uscirne? Tante facce esso assume. Tante se n’è costruite nel corso dei secoli in cui pian piano, quasi in sordina, si è strutturato e ha pervaso la vita delle nostre comunità. Ma un meccanismo subdolo l’ha reso quasi impercettibile, come certi stereotipi culturali che condizionano pensieri e atteggiamenti nella vita di tutti i giorni.

 

Il primo passo è andare a scovarlo dove più profondamente s’è radicato. Dove ha infiltrato le sue radici. Perché queste hanno intaccato la struttura stessa della chiesa. La manifestazione più evidente? A mio parere sta nel fatto che il potere, nella chiesa-istituzione, è nelle mani del clero. Vescovi e preti. Quale potere? Solo due piani provo ad indicare.

 

Il primo e, diciamo, il più terra terra.

Chi decide in una parrocchia per qualsiasi questione? Orari, cresime, comunioni, catechismo, collaboratori, attività da mettere o non mettere in campo, amministrazione, perfino l’attivazione o meno di un consiglio pastorale, di un consiglio amministrativo, e il loro funzionamento... in altre parole ogni aspetto della vita parrocchiale. Se il prete parroco è sufficientemente libero da timori, sereno e capace di confrontarsi anche con chi può portare pensieri diversi dai suoi, un dialogo su questi temi rimane aperto. Ma se confronto e dialogo non sono dimensioni che ha potuto maturare, la strada verso il decisionismo diventa un’autostrada. È la struttura stessa a portarcelo. E la voce dei laici? Da secoli è stato insegnato loro che devono... ubbidire.

E in una diocesi? Qui c’è un vescovo. Nominato da Roma. Unico detentore di potere decisionale. Sì, può ascoltare i suoi collaboratori, confrontarsi, consultarli. Ma anche qui molto dipende dalla sua disponibilità e apertura, mentale e caratteriale, al confronto e al dialogo. Ci ritroviamo di fronte ad una struttura (verticistica) che comunque ne condiziona l’operatività. E nel momento della difficoltà è facile che il richiamo dell’autorità di cui è investito dall’alto (= da Roma) prevalga su ogni altra considerazione. Attiva le sue commissioni, ma più per informare delle decisioni prese che per confrontarsi e costruire insieme linee pastorali.

Grazie a Dio da tante parti non siamo a questi livelli. Ma il pericolo che ci si possa scivolare è onnipresente. È insito nell’organizzazione stessa di una chiesa-istituzione.

 

L’altro piano. Meno concreto all’apparenza, ma assai più sottile, profondo e pervasivo. È l’area dell’etica e della dottrina.  Chi ha nella chiesa il potere di definire il bene e il male? Quali comportamenti sono leciti e quali no. Arrivando addirittura a definire il lecito come conforme alla legge di Dio e ciò che non lo è come non conforme. Chi definisce la giusta dottrina (ortodossia)? Non è il clero? Non il singolo prete o vescovo, certo. Saranno le varie congregazioni, commissioni, ciascuna nel suo ambito di competenza. Ma non sono tutti membri del clero coloro che le compongono? Dov’è la chiesa-comunità, dove sono i laici – non parliamo poi delle donne! – anch’essi partecipi del sacerdozio del Cristo?

 

Ha ragione Francesco a indicare il clericalismo come una perversione. Ma se davvero vogliamo ascoltare questo suo richiamo, dovremo trovare il coraggio, non di cambiare tutto – impossibile cambiare in poco tempo quanto si è strutturato in secoli di storia – ma almeno di porci domande. Ascoltarle. Confrontarci con esse. Senza scappare, nascondendoci dietro la solita battuta ecco, adesso vuole cambiare tutto! No, non voglio cambiare tutto. L’età mi ha insegnato che il cambiamento è un processo in cui il tempo è un grande alleato. E sarà tanto più solido quanto meno sarà precipitoso.

Credo però che finché non avremo la forza di farci domande vere, di misurarci con esse,

continueremo a parlarci addosso. Faremo anche qualche cambiamento, sì. Ma se camminando fanno male le scarpe, non basta cambiare la scatola, ci vogliono altre scarpe.

 

I nostri vescovi, su nuova sollecitazione di Francesco, hanno deciso di dare vita al sinodo (syn insieme, odòs cammino). Occasione preziosa per ampliare il nostro campo visivo. Per ascoltare chi non è dei nostri. Visto che il compito che ci ha affidato il Maestro è di portare il Vangelo ad ogni creatura.

Ho un gran timore: ci rifaremo tanti discorsi. Aggiornati alla post pandemia – speriamo che davvero sia finita! Ci ritroveremo alla fine con qualche documento. Scritto bene, ricco di citazioni, bibliche e conciliari. Ma avremo qualche idea su quale vaccino e quale terapia per uscire dalla pandemia del clericalismo? Apriremo i nostri laboratori per una ricerca seria e coraggiosa?

“Ho ancora molte cosa da dirvi – diceva Gesù ai suoi – ma ora non potreste sostenerle. Quando verrà lo Spirito di Verità vi guiderà alla Verità piena” (Gv 16,12-13). Sta a noi aprire il cuore e la mente per ascoltarlo.

 

(1. continua)

(2. Clericalismo: farmaci e vaccini)