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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

A proposito della visita del Dalai Lama a Milano

 

Il lupo e l’agnello

 

30 ottobre 2016

 

Ad rivum eundem lupus et agnus venerant...

Così inizia una delle favole più conosciute tra quelle che ci ha tramandato il nostro Fedro, duemila anni fa.

Un lupo e un agnello spinti dalla sete erano andati allo stesso ruscello. Il lupo stava più in alto e l’agnello molto più in basso. Allora il prepotente, spinto dalla gola insaziabile, portò un motivo di litigio. “Perché - disse - mi hai reso torbida l’acqua che bevo?”. L’agnello, timoroso, rispose: “Come posso fare quello di cui ti lamenti, o lupo? L’acqua scorre da te verso di me”. Quello, respinto dalla forza della verità, “Sei mesi fa tu hai parlato male di me” gli disse. E l’agnello: “Ma io non ero ancora nato”. “Tuo padre, per Ercole, ha parlato male di me”. Così il lupo lo sbrana, dandogli una morte ingiusta.

Conclude Fedro: Questa favola è scritta per quegli uomini che con falsi pretesti opprimono gli innocenti.

 

Non sarei capace di descrivere in modo più efficace la storia del rapporto tra la Cina e il Tibet.

Era il 1959. L’esercito della Repubblica Popolare Cinese occupa definitivamente il Tibet. Da allora, da cinquantasette anni, un Paese libero, ricco delle sue tradizioni e della sua cultura, scompare dalla carta geografica del mondo e diventa una regione del grande invasore: la Cina. Molti tibetani son dovuti fuggire e vivono tuttora in esilio. La maggior parte di questi in India. Fra loro anche il Dalai Lama, guida spirituale di quel popolo e del buddismo tibetano.

Già altre volte ne parlammo in questi nostri incontri.[1] Ora l’occasione ci è data dalla sua visita a Milano, dove ha incontrato il Card. Scola, vescovo della diocesi, e il sindaco Sala dal quale ha ricevuto la cittadinanza onoraria.

 

Naturalmente non è mancata la solita protesta del governo cinese. Subito l’ambasciata: «Il fatto che il Consiglio comunale e le altre istituzioni siano presenti con connivenza (!) alla visita del Dalai Lama e gli conferiscano la cittadinanza onoraria ha ferito gravemente i sentimenti del popolo cinese»; aggiungendo addirittura minacce di ritorsioni: «Tutto ciò ha un impatto negativo sui rapporti bilaterali e sulle cooperazioni tra le regioni dei due Paesi»; e conclude: «La Cina con i suoi rappresentanti istituzionali esprime forte rimostranza e ferma opposizione».

Ora, che il governo cinese, gigante in economia quanto moscerino in fatto di diritti umani, continui a tremare di fronte a questo vecchio monaco, non ci sorprende più. Per Pechino parlare di diritti umani è come... bestemmiare in chiesa. Basta che il Dalai Lama esca dall’India, che subito Pechino protesta e mette in campo minacce di ritorsioni nei confronti di chiunque, al mondo, osi ospitarlo e riceverlo. E anche stavolta non è stato da meno.

Niente di nuovo, dunque. Se non fosse che un gruppo di cinesi, che ormai vivono stabilmente nel nostro Paese, si è fatto notare per aver inscenato una manifestazione contro la presenza del Dalai Lama e l’accoglienza che Milano gli ha dato.

L’ombra di Pechino fino a Milano? Marionette guidate a distanza da un regime che ha cancellato dal suo vocabolario le parole democrazia e diritti umani? Spaventati per possibili ritorsioni nei confronti di amici o parenti che ancora vivono in Cina? Non so rispondere. Certo mi piacerebbe che, vivendo in Italia, magari anche con il desiderio-progetto di diventarne cittadini, imparino a leggere la storia con i propri occhi e calino dal naso gli occhiali che il governo cinese impone ai propri cittadini. E al resto del mondo.

 

La Siria, l’Isis e tutto il Medio Oriente invadono ogni giorno i nostri pensieri. Giustamente. E riescono a non farci dormire sonni tranquilli neppure a casa nostra. Mi domando: verrà mai un giorno in cui ci sveglieremo per ascoltare anche la sofferenza di un popolo, quello tibetano, che ci parla con il suo silenzio, e non ci porta né petrolio né terrorismo?

Diamo uno sguardo al ruscello di Fedro: non sentite anche voi di dover un po’ di solidarietà a quel povero agnello?

Plauso e condivisione, dunque, con il Comune di Milano che, al di là di ogni colore politico, ha saputo accogliere il rappresentante di un popolo privo della sua libertà e dimenticato dalla maggior parte dei governi del mondo libero. Stessa condivisione con il Vescovo che, almeno un po’, ha riscattato due episodi spiacevoli avvenuti nel 2014 e nel 2007, quando in occasione di due summit dei Nobel per la Pace, a Roma, il Dalai Lama, guida spirituale di un popolo oppresso, non ha trovato la stessa accoglienza.

 


[1] La mente e l’anima, vol. 1°, pagg. 82, 85, 120, 230; vol. 2°, pag. 216; vol. 3°, pag. 30; Voce, 13.03.2016.

 

 

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