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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

La denatalità è un problema di tutto il governo

 

Fertility day

 

2 ottobre 2016

 

Iniziamo con leggerezza. Perché il governo della Repubblica Italiana deve parlare con una lingua straniera? Esistono in italiano le parole fertilità e giorno: cosa ci impedisce di adoperarle? Forse che se parliamo inglese siamo più snob? O più efficienti? O più... quello che volete voi. Ma questo è solo per iniziare.

Ora invece entriamo nel problema. Ne parlammo già un anno fa.[1] Ma il 22 settembre – il cosiddetto fertility day, il giorno dedicato alla fertilità – c’invita a riprendere alcune riflessioni.

 

Tanto allarme perché gli italiani hanno un tasso di natalità che non permette il ricambio generazionale: 1,38 figli per donna non è sufficiente. Per essere alla pari dovremmo stare sul 2. Ogni donna (= coppia) dovrebbe avere due figli. Questo fatto porta con sé due conseguenze. La prima è che il rapporto tra giovani e anziani crescerà in favore di quest’ultimi, con la conseguente ulteriore difficoltà di garantire alla popolazione anziana quell’assistenza (pensione, servizi) di cui ha bisogno. La seconda è che mentre la popolazione italiana diminuisce, aumenta quella immigrata (seconde e terze generazioni) con un rapporto tra le due che cambia in favore di quest’ultima.

 

Allarmi giustificati? Di certo lo è il primo. Una popolazione anziana più numerosa di quella in età lavorativa rende ancora più difficile un equilibrio sociale. Meno popolazione lavorativa e più persone bisognose di assistenza rischia di impoverirle entrambe e di alterare un normale equilibrio tra chi produce e chi, non più in grado di produrre, deve pur disporre dei servizi necessari per vivere.

Ma può una campagna sulla fertilità far cambiare rotta alla nave Italia? La ministra si accalda a dire che questa sua iniziativa è orientata alla salvaguardia della salute riproduttiva degli italiani. E questo è senz’altro un ottimo obiettivo. È ormai acquisito che i disturbi della fertilità, sia nelle femmine sia nei maschi, sono in aumento. Il nostro apparato riproduttivo è estremamente sensibile sia allo stile di vita dei singoli come alla salute dell’ambiente. Alimentazione, inquinamento, sedentarietà, esposizione a campi elettromagnetici sono solo alcuni dei fattori che incidono in maniera significativa sull’apparato ormonale che presiede all’equilibrio del nostro sistema riproduttivo.

 

Ma è questo che non ci fa fare figli?

No, caro ministro, anzi, caro governo. Sì, perché questo è un problema che deve coinvolgere tutto il governo. Al di là del sorprendente intervento del presidente del consiglio che si è detto all’oscuro di questa campagna – magari sarà stato un lapsus –, credo inevitabile chiedere al governo se davvero ritiene di volersi porre il problema dello scarso numero di figli nelle nostre famiglie, o se invece butta là qualcosa tanto per alimentare la cosiddetta politica del fare. Ma quando un ministro avvia una nuova campagna nell’ambito delle sue competenze, non informa tutto il consiglio dei ministri, e non ne chiede il coinvolgimento?

Di fronte a un problema come quello della denatalità, parlare solo di fertilità/infertilità è come se di fronte a una persona malata di cancro ci preoccupiamo di affidarla ad un buon nutrizionista, ma evitiamo di coinvolgere l’oncologo ed eventualmente il chirurgo.

 

Se oggi i nostri giovani non fanno figli, e molti non lo mettono neppure in programma, è perché quando nasce un bambino la famiglia si ritrova abbandonata a se stessa. Alle sue sole risorse, umane (nonni in prima linea) ed economiche (lavori instabili e precari). Servizi del tutto insufficienti. Asili nido che, quando ci sono, ci vuole un mutuo per accedervi. Scuole, dell’infanzia e primaria, con orari incapaci di coprire la giornata lavorativa dei genitori. Con un calendario che per tre mesi su dodici chiude tutto e lascia i bambini sulle spalle delle famiglie. Con i nonni in prima linea, che, dopo aver allevato i propri figli, ora, con le forze affaticate di ultrasessantenni, si ritrovano a dover reggere i nipoti.

Francia e Germania ’sta volta insegnano: diamoci un’occhiata.

 

Se davvero il governo vuole affrontare il problema della denatalità, non può fermarsi al fertility day. Dovrà pensare ad un... FAMILY day. Vero, però. Dove giornata deve significare legislatura. E deve significare impegno per una POLITICA PER LA FAMIGLIA. Da mettere al primo posto. Con l’attivazione di servizi veri ed efficienti. Con leggi che riconoscano il valore sociale del mettere al mondo un figlio. Capaci, quindi, di rispondere ai bisogni di una famiglia che si progetta come luogo di nascita e di vita per nuovi bambini.

 


[1] 509mila, Voce 22 feb 2015

 

 

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