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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

Una buona estate di pace con la natura

 

O l’uomo o la natura?

 

31 luglio 2016

 

 

Strana questa domanda, no? Perché, parlando di natura, è ovvio che parliamo anche dell’uomo. E se parliamo di umanità, è evidente che parliamo di natura. Non siamo anche noi quella stessa natura che abita le piante, gli animali, il cielo, il mare e tutto il resto? Eppure, se ci guardiamo bene, se cioè osserviamo bene noi stessi, i nostri comportamenti, attenti ai pensieri che essi esprimono, non sarei proprio sicuro che una domanda del genere sia così fuori luogo.

 

Un dato colpisce. Là dove l’uomo si ritira la natura avanza e rifiorisce. Servizi di simulazione sul ritiro dell’uomo da certi siti fanno vedere come le piante e gli animali si ri-prendono pian piano quegli spazi che noi lasciamo. Tutti abbiamo visto costruzioni del passato, abbandonate dall’uomo, ricoperte oggi dalla vegetazione. Abitazioni antiche, templi abbandonati che ritroviamo in mezzo a foreste lussureggianti ne sono chiara testimonianza.

 

E ora guardiamo un fatto a noi vicino. Marzo 1986, trent’anni fa. Cernobyl. Un incidente alla centrale nucleare mette in allarme tutto il mondo. Oltre centomila persone devono abbandonare le aree più inquinate. Oggi uno studio sulla presenza degli animali nella zona ne ha rilevato una grande proliferazione. Lupi, alci, cervi, cinghiali, dopo aver sofferto di un’alta incidenza di tumori per le radiazioni, hanno ripopolato quel territorio, raggiungendo una popolazione perfino più alta di quella che troviamo nelle riserve naturali.

Si direbbe che la presenza umana sia addirittura più deleteria delle radiazioni per la vita e la sopravvivenza degli animali. L’insediamento umano appare più ostile alla natura di quanto non lo sia addirittura l’inquinamento radioattivo. Non è affatto sconosciuto, del resto, il rischio di estinzione che tante specie stanno correndo. E non certo per naturale esaurimento delle specie, ma soltanto per la presenza e le attività dell’uomo.

 

E le piante? Foreste intere distrutte per avere nuovo terreno coltivabile. Terreni coltivabili che andiamo a occupare con il catrame delle strade e il cemento di sempre nuove abitazioni. Quasi fossimo incapaci di investire nel recupero di spazi già abitati prima di noi. E questo nel macrosistema. Dimensione che, naturalmente, può essere affrontata solo dalla politica. Delle singole nazioni. E delle organizzazioni sovranazionali, come l’ONU e le altre agenzie.

 

Ma c’è una dimensione che tutti noi possiamo gestire. Anzi, siamo tenuti a farlo, io credo. È la dimensione del quotidiano. Proviamo a chiederci qual è il rapporto che ciascuno di noi tiene con le altre specie viventi. Animali e piante.

Non è una ragione di vergogna, come esseri umani, che ci vediamo costretti, ogni anno, a fare campagne contro l’abbandono di cani, gatti e di tutti gli animali domestici, all’inizio delle vacanze?

Basta camminare un po’ per le nostre piccole ma belle montagne che diventa facile incontrare cani, isolati o in gruppo, inselvatichiti, quindi anche pericolosi, perché abbandonati nel tempo dai loro padroni. Come pure è facile imbattersi in un cane o in un gatto in strade di lunga percorrenza, lontane dal centro abitato. Segno evidente che qualche umano si è disfatto di chi, fino al giorno prima, gli regalava il calore della sua compagnia.

 

Questi giorni, camminando in montagna, ho incontrato lungo i sentieri tanti giovani alberi rotti o ripiegati a forza e lasciati lì, in terra. Ancora vivi, ma incapaci di risollevarsi con le loro sole forze. A qualcuno sono riuscito a dare una mano. Ma non ce l’ho fatta con tutti. Che tristezza. Persone – giovani, adulti? – che si ‘divertono’ a danneggiare questi nostri fratelli alti che stanno fermi. Ricordate queste parole? Così il popolo dei Creek chiamava gli alberi: fratelli alti che stanno fermi.

 

Ma noi, tra tutti i viventi, siamo la specie superiore. Lo dicono perfino... le religioni! Sì, religioni che ci siamo costruiti a nostra misura. A nostro uso e consumo. Attribuendo al Creatore quella scala di valore nella quale, ovviamente, noi siamo al vertice. Padroni nel mondo. Con diritto di vita e di morte. Su piante e su animali. Su tutto.

 

Quando, durante quest’estate, usciamo a fare due passi, proviamo a guardare gli alberi che generosamente ci regalano la loro ombra e l’aria ripulita. Guardiamo quegli animali che incontriamo. Non troviamo anche in loro il volto del Creatore? Non c’è in loro quella stessa Vita che abita in noi? Non credete voi che il paradiso (persiano pairidaeza, greco paràdeisos = giardino) sia abitato anche da loro?

 

Chi sa, magari ritrovare la PACE con la natura ci aiuterà a ritrovarla anche tra noi umani.

Buona estate!

 

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