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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

Abili ma spesso ‘disabili’ con la nostra tecnologia

 

Internet o non Internet?

 

 

8 maggio 2016

 

 

Ricordo una ragazzina che un giorno, mentre eravamo a tavola, disse: “Ma come facevate quando non c’erano i telefonini?”. Poi, senza neanche aspettare una risposta, una qualsiasi, si rituffò sul suo cellulare. Convinta di essere connessa. Inconsapevole di ritrovarsi completamente sola, disconnessa perfino dai suoi familiari. Che eravamo lì, a mangiare insieme con lei. Che lì, però, non c’era.

 

Trent’anni fa nasceva Internet: il 30 aprile 1986 la prima connessione italiana alla rete. Sarà poi una storia fatta di tanti piccoli e grandi passi, fino ad arrivare a oggi. E il come facevamo quando non c’erano i telefonini diventa una domanda che proviamo a farci anche noi adulti. Anche noi, però, ce ne andiamo, senza aspettare... la nostra risposta.

 

Altre volte abbiamo riflettuto sulla straordinaria velocità con cui la tecnologia cammina nel suo processo evolutivo. Raffrontandola con la lentezza che invece caratterizza l’evoluzione nella natura. Cinque milioni di anni la nostra specie ha impiegato per arrivare a costruire quella macchina meravigliosa che siamo noi oggi. Cinque miliardi, giorno più giorno meno, ce ne sono voluti al nostro pianeta per arrivare ad ospitarci e a presentarsi così straordinariamente bello ai nostri occhi. Solo trent’anni ci separano dall’analfabetismo digitale globale di ieri alla situazione di oggi che ci presenta una popolazione di ‘macchine’ (telefonini, tablet, computer) perfino più numerosa degli abitanti di un paese. A titolo di curiosità, nelle Marche 7 famiglie su 10 usano Internet.

 

Non sono un esperto d’informatica, pur servendomene ormai da tanti anni, né è di questa che voglio parlare. Il mio interesse è richiamato da un aspetto molto particolare. È l’interazione tra noi umani e questi strumenti che la tecnologia ci mette a disposizione che cattura la mia curiosità. Umana e professionale. Perché, a mio parere, questa rischia di sommergerci e noi di restarne sopraffatti.

Ne parlammo già, ma oggi lo facciamo partendo da una costatazione: non sappiamo noi far uso della tecnologia, è la tecnologia che ci usa.[1]

Ho scritto non sappiamo. Vediamo di comprendere bene il significato di questa parola. Noi sappiamo usare la tecnologia: internet, chat, mail, smartphone, tablet, computer... Basta imparare qualche manovra, anche piuttosto semplice, e riusciamo a cavarcela. I bambini e i ragazzi poi sono molto più abili di noi adulti, genitori o nonni. Perfino di tanti insegnanti.

 

Ma non è di questa abilità che intendo parlare quando affermo che non sappiamo usare la nostra tecnologia. È del fatto che non sappiamo farne un buon uso. Buono per noi.

In altre occasioni abbiamo riflettuto sui rischi che corrono i bambini e i ragazzi, data la loro grande abilità tecnologica accompagnata però da immaturità mentale. Oggi invece parliamo di noi adulti. E di quanto, senza rendercene conto, catturati dal fascino della tecnologia, rischiamo anche noi di fare confusione tra abilità tecnologica e abilità mentale.

 

Due aspetti osserviamo. Il tempo che da questa ci lasciamo catturare, e la superficialità con cui ne facciamo uso.

 

Il tempo. Che ne dite se provassimo a misurare il tempo che passiamo in compagnia delle nostre ‘macchinette’? Magari mentre facciamo un’altra cosa, o in una breve pausa dal lavoro, o quando camminiamo per strada o addirittura... quando guidiamo! Ricordo molto bene diverse coppie in cui lui appena tornava dal lavoro andava a chiudersi nello studio, davanti al pc, fino al momento della cena, che – naturalmente! – era lei a preparare, anche se a casa tornava dopo di lui. E chi di voi non conosce i pranzi o le cene con la tv sempre accesa e i telefonini (del babbo, della mamma e dei figli) sul tavolo accanto alle posate? Spero siate pochi, invece, quelli che dopo una cena veloce – siamo nell’era di Internet! – si ritirano, lui davanti al suo computer, lei davanti al suo. E i figli... altrettanto. Quando non escono per andare in discoteca! Tutti connessi. E tutti disconnessi.

 

Questo per il tempo. E per l’uso che ne facciamo?

Lo sapete che oggi la maggior parte delle crisi di coppia si avvicinano percorrendo... Via Chat? WhatsApp, Facebook, e simili. Un messaggino ‘innocente’ prima, un altro dopo un po’, poi uno scambio di foto, poi grandi, dotte e profonde conversazioni con l’anima gemella arrivata via Internet, poi... Poi lo sappiamo come va a finire.

Ecco in che senso non sappiamo usare le nuove tecnologie. Rischiamo di non essere noi a governarle. Ci facciamo governare. Catturare. Sedurre. Chiudiamo gli occhi. Spegniamo il cervello. Inconsapevoli di che cosa stiamo facendo e delle conseguenze per la nostra vita. Personale e famigliare.

 

Internet o non Internet? Questo è il problema! No, caro Amleto. Il problema è: che uso ne facciamo?

 

[1] La Mente e l’anima, vol. 1° pagg. 144, 309; vol. 2° pag. 159; vol. 3° pagg. 195-206.

 

 

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