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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

Una buona notizia per le famiglie

 

Famiglia e Giustizia

 

 

20 marzo 2016

 

 

Tra tante contese e conflittualità sul tema famiglia, finalmente una buona notizia. La commissione giustizia della Camera ha concluso l’esame del disegno di legge delega sulla riforma del processo civile e sull’istituzione del TRIBUNALE PER LA FAMIGLIA.

Più volte noi abbiamo parlato della necessità di offrire alle famiglie in difficoltà una giustizia che sappia rispondere in modo adeguato.[1] Le problematiche che accompagnano una separazione, l’affidamento e la cura dei figli, la valutazione della responsabilità genitoriale... sono tanti aspetti che richiedono un’attenzione e una competenza particolare. Specifica.

 

Oggi ci troviamo con organi giudiziari diversi che intervengono sulla famiglia, e si dividono ambiti di competenza diversi. Con operatori del settore (magistrati e avvocati) che seguono come possono la complessità delle relazioni familiari, presi come sono dalla molteplicità delle tante questioni che rientrano nel loro ambito professionale.

 

La famiglia è un’azienda molto particolare. E chi è chiamato a rispondere ai suoi bisogni è necessario che disponga di conoscenze e competenze altrettanto particolari.

Certo, ideale sarebbe che una famiglia non abbia mai a trovarsi nel bisogno di accedere agli organi giudiziari. Ma la realtà ci parla d’altro. E quando una famiglia si trova di fronte a difficoltà che da sola non riesce a superare, non possiamo accettare che gli interlocutori (servizi sociali, polizia, carabinieri, avvocati, magistrati) non dispongano della competenza necessaria.

 

Attualmente esistono i Tribunali per i Minorenni (TM). Qui, accanto ai magistrati, operano, come supporto agli stessi, anche altri specialisti in funzione di giudici onorari: psicologi, psicoterapeuti, pedagogisti, assistenti sociali. Tutto sembrerebbe ben fatto.

Sì, se non ci fossero (almeno) due aspetti critici. Il primo: i magistrati di questo tribunale molte volte provengono da altre aree della magistratura e fino a poco tempo prima si sono occupati di tutt’altro. Spesso arrivano al TM privi di una preparazione specifica sulle problematiche della famiglia. Così gli avvocati. L’altro punto critico: contro le decisioni del TM si può ricorrere – naturalmente –, ma il ricorso va al Tribunale Ordinario (TO) che spesso decide annullando quanto stabilito dal TM. Più volte, nei miei trent’anni di lavoro presso il consultorio pubblico, mi sono trovato a dover affrontare situazioni di questo genere.

Sia chiaro. Non intendo dire che i diversi magistrati non operino ‘in scienza e coscienza’. Credo che facciano del loro meglio. Senza dubbio. Il punto è che i due ordini giudiziari spesso partono da punti d’osservazione diversi. In modo molto semplice potremmo dire: il TM guarda le questioni dal punto di vista dei minori (bambini, ragazzi), mentre il TO le guarda dal punto di vista degli adulti (genitori, parenti). Con tutte le complicazioni che questo comporta.

 

Ecco perché il bisogno di un TRIBUNALE PER LA FAMIGLIA. Figli, genitori, nonni, zii... tutti hanno diritto ad essere visti e ascoltati. Da personale competente. Non solo per gli aspetti giuridici, ma anche per la complessità delle relazioni familiari. Che sono relazioni sempre, sempre, anche affettive. E la sola conoscenza delle leggi non è sufficiente per rispondere ai bisogni della famiglia. Né questa può essere spezzettata nell’affrontare le sue problematiche. Sia nella gestione di questioni transitorie (intervento dei servizi sociali, affidamenti familiari, case famiglia...), come nella gestione di questioni con carattere di irreversibilità (separazioni, divorzi, responsabilità genitoriale, stato di abbandono, adozioni...).

 

Pensate solo a quest’ultimo aspetto. Alcuni dati ci dicono che ogni anno in Italia circa cento bambini adottati vengono ‘restituiti’ dalle famiglie adottive perché non ce la fanno a prendersi cura di questi figli. È che molte volte una famiglia adottiva, una volta che ha con sé il bambino, dopo l’anno di affidamento preadottivo nel quale c’è una specie di aiuto-verifica da parte dei TM tramite i servizi sociali, è lasciata completamente a se stessa.

 

Ora, so bene che il cammino della riforma della Giustizia, quindi dell’istituzione del TRIBUNALE PER LA FAMIGLIA, sarà ancora lungo. Ma mi piace pensare che una volta partito, il viaggio possa arrivare alla meta.

In questo periodo parliamo molto di famiglie, dicevo. Unioni civili. Adozioni. Il mio desiderio – e il mio invito ai nostri parlamentari e uomini di governo – è che, mentre affrontiamo questi aspetti della vita sociale, possiamo tenere il campo visivo ben ampio. Con uno sguardo che comprenda tutta la vastità, la ricchezza e la complessità delle relazioni familiari.

 


[1] La mente e l’anima, vol. 1°, pag. 324; vol. 2°, pag. 249.

 

 

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