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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

Vinci l’indifferenza e conquista la pace

 

Buon anno!

 

17 gennaio 2016

 

Questa mia è la prima generazione che non sa cosa sia la guerra. Io e tutti coloro che sono nati dopo di me non ne abbiamo esperienza. Non la conosciamo se non attraverso i film o i documentari o i racconti che ci hanno fatto i nostri genitori o i nostri nonni. Nessuna conoscenza diretta. La generazione dei miei genitori ne ha vissute due: a mia madre la prima guerra – la grande (!) guerra – ha portato via il padre quando aveva solo tre anni; mio padre la prima l’ha vissuta da bambino e l’altra da combattente. Quando a trentacinque anni è tornato a casa dal campo di prigionia, raccontava mia madre che, andata a prenderlo alla stazione, non l’aveva neppure riconosciuto, tanto era malridotto.

 

La guerra. L’invenzione più assurda dell’animale-uomo. L’animale più intelligente del pianeta.

 

Quando nei laboratori di psicologia si studia l’intelligenza, si osserva come certi animali riescano a utilizzare strumenti esterni al loro corpo (un bastone, un sasso, una pietra) per raggiungere uno scopo: per cogliere il frutto da un albero o per aprire una noce o per far scendere un ramo e mangiarne le foglie. Il fatto che un animale sappia utilizzare uno strumento estraneo al proprio corpo con lo scopo di potenziare le sue capacità, è indice di un livello d’intelligenza superiore rispetto all’animale che questo processo non sa pensarlo né metterlo in atto.

 

Utilizzando un criterio analogo per definire l’intelligenza umana, dovremmo dire che l’animale-uomo supera di gran lunga tutti gli altri abitanti del pianeta, tanto grande è la sua abilità nel costruire strumenti che ne potenziano le capacità. Fisiche e mentali. Abbiamo costruito macchine che ci permettono di spostarci in poche ore a distanze che con le sole nostre gambe impiegheremmo anni a superare. Macchine capaci, in pochi secondi, di fare calcoli che il nostro cervello non riuscirebbe a fare neanche in settimane e mesi di duro lavoro. Utilizziamo macchine che ci permettono di vedere cose che i nostri occhi mai riuscirebbero a cogliere. Automobili, aerei, computer, microscopi, telescopi, strumenti di bioingegneria, ecc.

 

E abbiamo costruito anche ‘macchine’ capaci di potenziare le nostre capacità distruttive. Dalla fionda siamo passati all’arco, poi al fucile, poi al cannone, poi ai missili, poi... alla bomba nucleare.

 

Un’intelligenza straordinaria abbiamo mostrato. A noi stessi. E a tutti i nostri coinquilini sulla terra. Siamo diventati così grandi e così potenti da disporre di strumenti capaci di distruggere tutto. Perfino noi stessi. Capaci di annientarci. Totalmente. Definitivamente.

Intelligenti? Sì. Molto. Se continuiamo a misurarla con il metro delle capacità e potenzialità tecnologiche di cui diamo prova. Ma può essere questo il solo criterio di valutazione dell’intelligenza umana? Quale altro animale sulla terra impiegherebbe la sua intelligenza per distruggere la propria specie? A quanto sappiamo, siamo gli unici a lavorare per potenziare le nostre capacità di arrecare danno. Agli altri viventi. Al nostro pianeta. A noi stessi.

Intelligenti? A voi, a noi la risposta.

 

Poi, come se non bastasse, abbiamo inventato anche la guerra. Tutti gli animali lottano per il territorio. Anche a costo della vita. Ma una volta definiti i confini, ciascuno sa rimanere a casa sua. Noi no. Noi siamo più intelligenti. Per noi non c’è pace finché non dimostriamo agli altri – chi sono poi gli altri? – di essere più forti. Più potenti. Più intelligenti. Più... più.

 

E mentre marciavi con l’anima in spalle
vedesti un uomo in fondo alla valle
che aveva il tuo stesso identico umore
ma la divisa di un altro colore.
Sparagli, Piero, sparagli ora
e dopo un colpo sparagli ancora...
cantava F. De André.

 

Sì, abbiamo inventato le divise. I confini. Le razze. Abbiamo inventato le culture. Le religioni. E tutto questo, frutto d’intelligenza e di creatività, siamo diventati capaci di utilizzarlo per farci del male. Per distruggerci. In nome di una divisa. Di un colore. Di una cultura. Perfino di una religione.

 

Ma come umani abbiamo un’altra capacità. Grande. La consapevolezza. Essa ci permette di riflettere sui nostri pensieri. Sulle nostre azioni. Sulle nostre scelte. Ci fa cogliere le coerenze e le contraddizioni. Le armonie e le disarmonie. La consapevolezza diventa capacità di autocritica. Capacità di aprire gli occhi su noi stessi. Diventa stimolo a superare l’apatia. E stimolo ad assumerci la responsabilità delle nostre scelte.

 

Il 1° gennaio abbiamo celebrato la giornata della pace: Vinci l’indifferenza e conquista la pace.

Possiamo restare indifferenti di fronte a tanto spreco d’intelligenza?

Buon anno!

 

 

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