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VOCE DELLA VALLESINA
Settimanale di informazione

LA MENTE E L'ANIMA - Colloqui con lo psicologo

di FEDERICO CARDINALI

cardinali@itfa.it
 


 

 

 

 

Il vuoto dei ragazzi e la responsabilità degli adulti

 

Così fan tutti?

 

22 marzo 2015

 

 

Ancora brutte notizie. In una scuola del Piemonte una ragazzina disabile viene aggredita, con sputi e botte, da due suoi coetanei, un ragazzo e una ragazza, entrambi sedicenni, mentre un’altra riprende la scena con il cellulare. Il tutto, sembra, alla presenza dell’insegnante. Che non interviene.

A Genova, dieci giorni fa, due ragazze di sedici e diciassette anni picchiano una dodicenne e mettono il video sul web. Solo due degli episodi di bullismo tra quelli che ci raccontano i nostri quotidiani.

 

Sconcerto? Scandalo? Rabbia? Compassione? Rassegnazione? Rimpianto di tempi migliori? Non so quale sia il vostro sentimento. In me tutto questo fa nascere una grande tristezza. Alla quale chiedo aiuto per riuscire a trasformarla in domande. E in riflessioni. Perché sarebbe troppo facile cominciare a lamentarci o parlare della superficialità e cretinaggine di questi ragazzi. O dell’incoscienza e vigliaccheria di un’insegnante che non interviene.

 

Non c’è dubbio che episodi come questo evidenziano un vuoto, nella mente e nel cuore di questi ragazzini. Vuoto di pensieri e di valori. Assenza di qualunque sentimento di vicinanza e di solidarietà nei confronti di chi è più debole. Incapacità di ascoltare e cogliere la sofferenza di una compagna di scuola che la vita ha già messo in una situazione di maggiore difficoltà rispetto ai suoi coetanei. Imprigionati dentro una regola rigida che impedisce loro di uscire da quell’idea ossessiva che apparire è l’unica condizione per esistere. Quindi, pur di apparire, tutto va bene. Anche sputare in faccia ad una tua coetanea. Se poi è più debole di te, meglio ancora. Così non potrà difendersi. Meno ancora aggredirti.

Da non dimenticare poi che ciò che fai deve andare in vetrina. Facebook, Youtube, e cose analoghe sono la piazza di oggi. La piazza dove gli altri ti devono vedere. Perché se non sei visto, non esisti.

 

Qualcuno dirà: ma è la gioventù di oggi che è senza ideali. Ha tutto. Quindi non sa più né cosa né dove cercare per dare un senso alla vita.

 

Certo, molti ragazzi di oggi evidenziano un pieno di vuoto. Confezionato con lustrini di alta tecnologia, capace di calcoli impensabili per il cervello umano e in grado di annullare distanze che solo il pensiero potrebbe superare. Eppure queste potenzialità tecnologiche rischiano di ritorcersi contro di noi. Tanto più, quanto meno siamo in grado di farci guidare dalla nostra capacità di ragionare e di riflettere. Nelle nostre scelte. Siano esse di poco significato, come può essere se acquistare un paio di scarpe piuttosto che un altro, o scelte di grande valore, come quelle che ci guidano nel rapporto con gli altri – solo per restare al tema di oggi.

 

Dove nasce il problema? Esso nasce quando non abbiamo sviluppato, aiutati da adulti responsabili, la capacità di farci guidare da un pensiero e da una riflessione personale. Allora andiamo per automatismi: tutti fanno così, quindi ci faccio anch’io. Ma mentre il tutti fanno così lo vediamo e ne siamo consapevoli, l’altra parte, quindi ci faccio anch’io, avviene meccanicamente: avviene, cioè, senza che ce ne accorgiamo. Come se fossimo immersi nella corrente di un fiume e, senza avvedercene, questa ci trascina giù. Insieme a tutti gli altri.

 

Qual è la corrente che imprigiona questi ragazzi che arrivano perfino a sputare in faccia ad una loro compagna, per di più provvista di meno risorse di quelle che loro hanno a disposizione? E cos’è che rende naturale non intervenire in difesa di un’amica più debole, e mettersi a riprendere la scena con il telefonino per poi postarla sul web?

Tutti i piccoli, di ogni specie, imparano dagli adulti. Così anche il cucciolo dell’uomo. E gli adulti significativi, cioè gli adulti-maestri, sono prima di tutto i genitori. Poi gli insegnanti. Poi le donne e gli uomini pubblici: quelli della politica o dello spettacolo o dello sport. I cosiddetti idoli. Modelli di riferimento dai quali beviamo passivamente valori e modi di vivere, trascinati dalla corrente che si chiama tutti fanno così.

 

Ne indico solo due di questi valori. Altamente tossici. Il primo: prendersela con il più debole. Guardate il mondo della politica e quello dell’economia: chi fa la voce più grossa e chi ha il portafoglio più gonfio fa di tutto per mettere a tacere e annientare chi grida di meno e chi ha meno risorse. Il secondo: se non appari non esisti. Guardate con quanta avidità cercano di accaparrarsi lo spazio i potenti di turno, in tv e nei social network: spallate e colpi bassi pur di disarcionare l’avversario e restare in vetrina.

 

Cara insegnante che non sei intervenuta in difesa di quella ragazzina, e tutti noi adulti (genitori, educatori), i bambini e i ragazzi che ci sono affidati hanno bisogno della nostra presenza e della nostra guida per apprendere che, per non lasciarsi trascinare dalla corrente tutti fanno così, occorre imparare a ragionare e a riflettere con la propria testa.

 

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