|
IO NON C’ERO…
5 febbraio 2012
Prima
sono venuti a prendere gli zingari,
Io sono rimasto in silenzio
Perché non ero zingaro;
Poi sono venuti a prendere i comunisti,
Io sono rimasto in silenzio
Perché non ero comunista;
Poi sono venuti a prendere gli ebrei,
Io sono rimasto in silenzio
Perché non ero ebreo;
Poi sono venuti a prendere gli omosessuali,
Io sono rimasto in silenzio
Perché non ero omosessuale.
Quando sono venuti a prendere me
Non c'era più nessuno che potesse parlare per difendermi.
Forse
dovremmo impararle a memoria. Scriverle nella memoria del cuore. Sono
parole attribuite a Martin Niemöller, teologo e pastore protestante,
sopravvissuto al campo di Dachau. Sono parole che certe volte ho avuto
paura di dover sottoscrivere: ogni volta che ho lasciato che qualcuno
approfittasse di chi in quel momento non poteva difendersi.
Io non
c’ero negli anni del nazifascismo. La vita mi ha risparmiato. Mi ha
risparmiato un’esperienza tanto drammatica. E mi ha risparmiato di
dovermi collocare di fronte a tanta assurdità umana e di dover prendere
posizione di fronte ad essa. Oggi mi è facile inorridire davanti ai
documenti che mi parlano di Dachau o di Auschwitz. Scandalizzarmi dei
tedeschi che hanno svenduto la loro anima ai nazisti e degli italiani
che sono rimasti in silenzio di fronte alle prevaricazioni del fascismo.
Tempi
passati, direte. È vero, i tempi sono passati e pochi sono coloro che ne
hanno una memoria diretta. Ma non sono proprio sicuro che sia ‘passato’,
cioè scomparso, quel modello di pensiero che portava, e porta, a
guardare con sospetto chi è diverso da noi.
Quelli che
con una parola moderna chiamiamo extracomunitari. Gli zingari. Gli
omosessuali. I disabili. I malati di mente. Quelli che non appartengono
al nostro partito, o alla nostra comunità, o alla nostra religione (o
perfino al nostro gruppo o ‘movimento’religioso). Quella persona che
incontriamo la domenica mattina sulla porta della chiesa o davanti alla
vetrina del bar o all’ingresso del supermercato a chiederci qualche
spicciolo. Quei bambini, nati con i nostri bambini, che non vogliamo
riconoscere ‘italiani’ perché i loro genitori vengono da un altro paese.
Quegli uomini e donne che abbiamo respinto in mare in nome di una legge
‘fatta in casa’, indifferenti a ciò cui sarebbero andati incontro
ritornando nel paese da cui erano venuti. Quella famiglia che abita al
piano di sotto e non è così attenta alla pulizia come lo siamo noi…
Non so.
Credo che ciascuno di noi, se apriamo bene i nostri occhi, ha nel
proprio campo visivo qualcuno un po’ più diverso. Qualcuno che
vorremmo ‘eliminare’ dal nostro sguardo. Dalla nostra civile società.
Eliminare, ausmerzen, dicevano i nazisti.
Noi siamo
civili, e ci scandalizziamo di fronte a tanto orrore. Non metteremmo
nessuno in un campo di concentramento o in una camera a gas. Ma era poi
così nobile il nostro agire quando ributtavamo sistematicamente in mare
quegli esseri umani che arrivavano alle nostre coste su barconi
strapieni e sempre in bilico tra galleggiare e sprofondare in acqua? È
poi così nobile il nostro atteggiamento verso tanti bambini disabili che
sì, facciamo stare a scuola con i nostri figli, ma per i quali, in nome
di un’economia in crisi, corriamo subito a tagliare quelle risorse di
cui avrebbero bisogno per sviluppare le loro (poche o tante)
potenzialità?
Scrive
Primo Levi: «A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più
o meno consapevolmente, che ‘ogni straniero è nemico’. Per lo più questa
convinzione giace in fondo agli animi come un’infezione latente».
Il 27
gennaio abbiamo celebrato il giorno della memoria. Sapete qual è
il problema? Secondo me il problema è che di 27 gennaio ce n’è
soltanto uno ogni anno.
Nel
paese delle meraviglie Alice fa una scoperta straordinaria: si può
festeggiare il giorno del non-compleanno! Questo sì che è un bel
giorno: perché non ce n’è soltanto uno in un anno, ma ben 364 (anzi,
quest’anno 365!).
Ecco.
Questo vorrei dire con voi. Secondo me dovremmo anche noi scoprire che
si può celebrare il non-giorno-della-memoria. Così, giorno dopo
giorno, non correremo il rischio di dimenticare. Il rischio, cioè, di
dimenticare che i ‘diversi’ da noi non sono ‘meno’ di noi.
Di fronte
alla Vita – e di fronte a Dio, se siamo credenti – non c’è chi vale di
più e chi vale di meno. Ci sono soltanto esseri umani. Figli della
stessa Vita. E del medesimo e unico Creatore del mondo!
Ritorna a
LA MENTE E L'ANIMA

Biblioteca Home


|