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LA PARTE BUONA
1 agosto 2010
Con
l’incontro di oggi ci salutiamo. Il giornale si ferma nel mese di
agosto.
Ho pensato
che possiamo salutarci partendo da parole che ci giungono da un grande
Maestro del passato. Maestro di vita e, per i credenti, molto di più. Ma
oggi vi propongo di incontrarlo come grande conoscitore dell’animo
umano. Potremmo dire ‘un grande psicologo’. Lo dico, perché so bene che
lui non si offende se lo ‘riduco’ così tanto.
Due
domeniche fa, chi di noi ha partecipato alla Messa ha ascoltato un breve
racconto dal Vangelo di Luca. Riprendiamo proprio quel racconto per
fare, noi, una riflessione, aiutati dalla psicologia, che possa
accompagnarci durante questo mese in cui non ci sentiamo.
Gesù è
verso la fine della sua giovane vita e, con i discepoli, si sta
dirigendo verso Gerusalemme. «Mentre erano in cammino, entrò in un
villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Lei aveva una sorella,
di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua
parola. Marta, invece, era distolta per i molti servizi. Allora si fece
avanti e disse: “Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia
lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma il Signore le
rispose: “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di
una sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte buona. Che non le sarà
tolta”» (Luca 10, 38-42).
Dunque
anche allora fare i lavori in casa quando arrivavano gli ospiti era
compito delle donne. Gli uomini erano quelli che ricevevano l’ospite, ma
chi doveva faticare perché ci fosse da mangiare, l’acqua per lavarsi, il
posto per dormire, erano le donne di casa.
Questo ci
fa pensare che Marta avesse tutte le sue buone ragioni per reclamare
l’aiuto della sorella. Che senso può avere, allora, la risposta del
Maestro?
Guardiamo
insieme queste parole. “Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti”
le dice Gesù. Perché Marta si affanna e si agita? “Per molte cose”.
Torniamo a
noi. Proviamo a guardare il nostro stile di vita. Non sembra anche a voi
che un po’ tutti, oggi, stiamo vivendo immersi in un ritmo di vita
affannato e agitato? Abbiamo riempito tutti i momenti della
giornata di tante cose da fare. Poi ci ritroviamo nervosi, agitati,
frenetici. Insonni. Perfino i nostri bambini li abbiamo fatti salire su
un treno che è sempre di corsa. La mattina a scuola. Il pomeriggio
palestre, piscine, musica, danza, allenamenti, catechismo, judo, feste
di compleanno, ecc., ecc., ecc.
Siamo
proprio sicuri che i nostri bambini hanno bisogno di fare tutte queste
cose? Quanto tempo lasciamo loro perché vivano nella libertà di un
gioco che faccia respirare la loro fantasia?
E’
sbagliato che i bambini coltivino la musica o imparino a nuotare o
facciano dello sport? No, certo. Sbagliato, però, è che con tutte queste
attività li facciamo crescere in un ritmo che non è sano. Perché non
è il loro ritmo.
Ma non è
neanche il nostro. Perché non è il ritmo di una vita sana. Certo,
abbiamo un lavoro da svolgere, una casa da custodire, dei figli di cui
prenderci cura. Magari anche dei genitori anziani che hanno bisogno di
noi. Le nostre giornate sono piene. Ma perché l’affanno e l’agitazione?
Mi viene un
dubbio. Non sarà perché non ci accontentiamo mai di quello che abbiamo?
Pur disponendo di tutto quanto ci serve per vivere, ci lasciamo
imprigionare dall’ingordigia. Che diventa, poi, invidia verso chi ha più
di noi. Una macchina più grossa, una casa più bella, le ferie più
esotiche… Ma così entriamo in un circolo perverso. Chi ha di più lo
troveremo sempre. Perfino l’uomo più ricco d’Italia, se guarda appena
fuori dai nostri confini, trova cittadini del mondo che lo surclassano
di gran lunga con i loro ‘possedimenti’. Ma sono davvero più felici, o
non piuttosto più affannati e agitati?
Ritorniamo
al racconto del Vangelo. “Una sola cosa è necessaria” dice ancora
il Maestro a Marta. Di certo non so cogliere tutta la profondità del suo
pensiero. Certo, però, colpisce che la parola necessario lui la
mette accanto a una cosa sola. Noi potremmo dire che necessario è
ciò che ci serve per vivere. Per vivere decentemente e dignitosamente.
Se imparassimo questa regola di vita, chi sa, forse anche il consumo di
ansiolitici diminuirebbe. Certo, le case farmaceutiche ci farebbero la
guerra, e, in perfetta alleanza con gli imbonitori della TV,
entrerebbero in affanno e in agitazione finché… non
riprenderemo ad avvelenarci con i loro prodotti!
Nella
risposta a Marta, l’ospite le dice che sua sorella “ha scelto la
parte buona”. Cos’è che si può definire ‘buono’? Buono è ciò che fa
bene. Che fa star bene. Che stava facendo, in realtà, Maria? Poche righe
prima è scritto che lei se ne stava «seduta ai piedi del Signore»
e «ascoltava la sua parola».
Niente di
straordinario, dunque. Ascoltava. Ma forse lo straordinario è
proprio qui: nel saper ascoltare. Saper ascoltare significa saper fare
un po’ di silenzio. Ma se siamo immersi nel frastuono della TV sempre
accesa o appiccicati al PC in eterna connessione con internet, o con la
bocca sempre piena di parole da dire… non c’è posto per l’ascolto.
Ora siamo
in estate. Un po’ di riposo proviamo a concedercelo tutti. Chi può farà
anche un viaggio. Piccolo, grande. Chi sa. Ce la faremo a regalarci
qualche minuto nelle nostre giornate per ascoltare?
Ascoltare
cosa? Intanto proviamo a vedere se riusciamo ad ascoltare un po’ di più
i nostri figli. Poi la moglie, il marito. Magari anche i genitori. Poi
qualche amico con cui scambiarci dei pensieri. Senza dimenticare, però,
che c’è qualcun altro che chiede di essere ascoltato. Prima ancora di
tutti gli altri.
Chi? Noi
stessi. La nostra anima. Lei ricerca il bene, la bellezza, la
giustizia e il coraggio, l’amicizia e la lealtà. Lei cerca la verità.
Allora, un
consiglio per l’estate. L’umanità dispone di tanti libri. Tra questi,
alcuni li considera ‘sacri’. Facciamoci accompagnare da uno di questi
testi. Senza paura. Credenti e non credenti. E ci dedichiamo dieci
minuti al giorno per leggerne una pagina. Dieci minuti. Non di più.
Può essere
il Vangelo dei cristiani, la Torà degli ebrei, il Corano dei musulmani,
i Veda degli indù, la Bhagavadgita… Insomma, un BUON testo.
Così, alla
fine dell’estate, la nostra anima ci dirà: “Hai scelto la parte buona.
Che non ti sarà tolta”. Perché buono è ciò che fa bene. E il bene resta.
Buona
estate, allora. A presto!
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