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UN NUOVO DIO?
Quando la realtà supera la fantasia!
20 giugno 2010
Era un
giovedì di fine maggio. Quel giorno la radio e la tv, in mezzo alle
tante notizie di cui quotidianamente ci lasciamo nutrire, ci raccontano
che…
Nella
lontana Cina, in una grande fabbrica di componenti elettronici – una
di quelle in cui si costruiscono i nostri supertelefonini e i nostri
computer – si sta verificando un fenomeno preoccupante: si
moltiplicando i suicidi tra i lavoratori. Di fronte a un fatto così
serio, chiunque di noi, con un po’ di buon senso e un minimo di
sensibilità umana, si chiederebbe com’è che tanti dipendenti di quella
fabbrica decidono di togliersi la vita. Condizioni di lavoro? Orari?
Stress? Ritmo di vita insostenibile?
Niente di
tutto questo.
Sapete qual
è stata la ‘soluzione’ che ha escogitato la direzione aziendale? Se non
avete una spiccata fantasia, ma proprio una fantasia oltre misura, non
indovinerete mai. Tutti i dipendenti devono sottoscrivere l’impegno a
non suicidarsi. Proprio così. La decisione della direzione è stata
di chiedere ai dipendenti l’impegno a non suicidarsi. Non
soddisfatti da tanta ingegnosità, pare che tale impegno debba essere
accompagnato da una clausola in cui i familiari s’impegnano, a loro
volta, qualora il dipendente non dovesse mantenere la sua ‘parola’, a
non chiedere nessun risarcimento all’azienda.
Consapevoli, forse, della serietà del problema, i dirigenti si sono
affrettati anche a dare una spiegazione a tale fenomeno. Presto trovata:
è colpa della debolezza emotiva di coloro che si tolgono la vita.
Come dire che un lavoratore che si suicida, lo fa perché è ‘mentalmente
debole’. Se diversi lavoratori si suicidano, questo avviene perché
questi lavoratori sono mentalmente deboli.
Strano. Chi
sa, forse tutti i lavoratori emotivamente deboli si stanno
accordando per andare a lavorare proprio in questa grande azienda!
Lo so che
c’è poco da ridere.
Anzi, in
cuor mio mi auguro che questa notizia sia una bufala, tanto mi
sembra inverosimile. Ma i giornali ce la davano per vera.
E se vera
lo fosse? Se davvero lo fosse, mi chiedo come si fa a non accorgersi
della mancanza totale di un minimo di sensibilità umana. Né saprei dire
se sono più la cecità e la durezza di cuore o piuttosto la stupidità a
guidare le menti di quei dirigenti.
O forse è
una scala di valori nella quale faccio fatica a riconoscermi. E,
onestamente, mi auguro che la facciate anche voi.
Eppure la
Cina vuole presentarsi al mondo come una società moderna. Una società
dove regnano il benessere e la giustizia. Il governo cinese si considera
l’erede della rivoluzione popolare di Mao. Si considera un governo
‘comunista’. Al di là delle aberrazioni storiche del comunismo reale,
gli ideali che tale pensiero voleva portare suonavano dignità e
uguaglianza tra gli esseri umani. Chi sa cosa ne direbbe il povero
Marx. Tra lavoratori e capitale (= interessi economici) sembra piuttosto
chiaro a chi spetta la precedenza. Anzi, a chi spetta il dovere di
sacrificarsi all’altro.
Mi chiedo
proprio dov’è finita la grande Cina. Quella di Confucio, di
Lao-Tse, la Cina del Tao e della saggezza che nei millenni ha saputo
costruire e offrire al resto del mondo.
Ma il mondo
sembra aver dimenticato. Ora la Cina è diventata una grande potenza
(economica). Tutti i paesi del mondo si affannano a tessere relazioni
economiche con questo nuovo partner per trarne il maggior profitto
possibile. Chi guarda più al popolo cinese, tanto grande e
numeroso, costretto a vivere privo dei più elementari diritti umani?
Pena di morte, condizioni di lavoro disumane, vita familiare stravolta
da leggi che pretendono perfino di fissare il numero dei figli e se un
figlio deve nascere oppure no, a seconda se maschio o femmina. Un popolo
costretto a piegarsi alla religione del profitto.
Sono
proprio questi, il profitto e il guadagno ad ogni costo, i valori che
sembrano guidare le relazioni internazionali con il governo cinese.
Cinquant’anni fa l’esercito cinese ha invaso un’altra nazione, il Tibet,
e tuttora l’invasione continua, sia militarmente che socialmente. Ma chi
ci pensa più al popolo tibetano? Quale governo occidentale si
premura di riaprire la questione? Perfino le grandi religioni, sotto la
paura del ricatto, tacciono.
Direte: ma
noi, grazie a Dio, non viviamo in Cina! E’ vero, non viviamo in Cina. E
la Cina è piuttosto lontana nella geografia del pianeta. Mi chiedo,
però, se non sembra anche a voi che un po’ di questa Cina la ritroviamo
anche a casa nostra. E non mi riferisco soltanto a quelle minoranze di
cinesi che pure vivono in Italia e si trovano costretti a ritmi di
lavoro e a condizioni di vita che non possiamo non definire ‘da
schiavi’.
Mi
riferisco anche a quei valori che guidano le scelte del nostro
quotidiano. Se non restiamo svegli, anche noi ci ritroviamo a vivere
guidati unicamente dalla ricerca del benessere economico. Ad esso, quasi
un nuovo dio, stiamo rischiando di sacrificare perfino gli
affetti familiari.
Ci facciamo
un esempio? In tante famiglie, anche giovani, si sta verificando
questo fenomeno. L’uomo sceglie di fare il doppio lavoro, così guadagna
di più. Ma torna a casa la sera dopo le otto o le nove. E’ sempre più
assente dalla vita dei figli e da un tempo condiviso con la propria
compagna di vita. Poi ci accorgiamo che la vita familiare va in crisi.
Però abbiamo più soldi, ci possiamo comprare una macchina più bella, un
telefonino ultima generazione, i vestiti firmati.
E gli
affetti? Chi sa, forse dovremmo cominciare a prenderci l’impegno a
non… ‘suicidarli’!
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