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CHI E’ LA CHIESA?
18 aprile 2010
Molto
spesso si parla di chiesa. Nella stampa, in tv, nel mondo della
politica, nel parlare quotidiano. In questo periodo, poi, ci ritroviamo
a doverne parlare a causa di vicende dolorose che ci invitano ad una
riflessione critica su certi aspetti della vita ecclesiale.
Oggi vorrei
riflettere con voi sul significato che noi diamo alla parola chiesa.
Perché spesso ne parliamo perdendo il suo significato originario e
autentico, riducendone l’ampiezza e la profondità.
Che c’entra
una riflessione di questo genere in una rubrica di psicologia?
Alla nostra
rubrica abbiamo dato un nome impegnativo, in verità. L’abbiamo chiamata
La mente e l’anima. Perché la mente e l’anima sono due dimensioni
di una medesima realtà: l’uomo nella sua realtà di essere pensante,
e consapevole del fatto che è immerso nel flusso della vita.
Molti di
noi che leggiamo questo giornale, poi, ci riconosciamo come parte di una
chiesa: questo mi fa pensare che riflettere insieme sul significato che
diamo a questa parola sia un buon servizio che reciprocamente ci
facciamo. Anche con coloro che non ci si riconoscono, ma che hanno mente
e cuore aperti al dialogo.
Dunque
CHIESA.
Questa
parola ha origini molto antiche. L’italiano chiesa viene dal
latino ecclesia che, a sua volta, nasce dal greco ekklesìa.
Che significa?
Nella
Grecia antica la parola indicava l’assemblea degli uomini liberi che
avevano diritto di voto nella pòlis (= città-stato). Ci riferiamo
ad epoche molto lontane da noi, prima ancora dell’era cristiana.
Possiamo tradurre quindi la parola ekklesìa con la parola
assemblea o comunità.
Nella
Bibbia (Primo Testamento) c’è un termine ebraico per indicare la
comunità o l’assemblea. Esso è qahàl. Quando questa prima parte
della Bibbia è stata tradotta in greco (siamo nel I secolo a.C.), per
esprimere la parola qahàl, i traduttori hanno usato due termini:
ekklesìa e synagoghè. Queste due parole hanno un
significato molto simile: riunione, assemblea.
Ekklesìa
è formata dall’incontro di due parole: ek (= da) + kalèo
(= chiamare). Indica l’insieme di coloro che sono chiamati, cioè
con-vocati (in latino vocati = chiamati), chiamati insieme.
Synagoghè ha un significato analogo. Anch’essa è formata
dall’incontro di due parole: syn (= insieme) + àgo (=
radunare, convocare). Vedete? Due parole così diverse, chiesa e
sinagoga, che s’incontrano nello stesso significato.
Chiesa,
quindi, indica la comunità dei ‘chiamati’. Nella Bibbia essa indica la
comunità dei chiamati da Dio. Spesso, infatti, è scritto ‘la
chiesa del Signore’ o la ‘chiesa di Dio’. Per indicare tutto il popolo
di Dio.
Anche il
popolo di Dio ha bisogno di un’organizzazione. Per questo al suo interno
ci sono tanti compiti, e ognuno ha la sua funzione da svolgere. Tra i
tanti compiti, che lo Spirito assegna, ad alcuni è affidato il compito
di ‘guide’: sono il papa e i vescovi, che sono i successori degli
apostoli, con i preti e i diaconi come loro diretti collaboratori. Non
sono essi la chiesa, da soli. Essi sono parte del popolo di Dio. Quando
diciamo chiesa, quindi, non possiamo dimenticare che questa
parola indica tutti i figli di Dio.
Un esempio,
per comprendere meglio. Quando diciamo scuola, non parliamo
soltanto del dirigente e della segreteria, ma parliamo anche degli
insegnanti, del personale ausiliario e, naturalmente, degli studenti.
Quando diciamo parlamento, con questa parola intendiamo tutti i
parlamentari, deputati e senatori. Non intendiamo solo i presidenti
delle camere, i capigruppo dei partiti o gli uffici di presidenza.
Così è,
fatte le dovute differenze, quando diciamo chiesa. Non è corretto
se, parlandone, indichiamo con questa parola soltanto il papa, i vescovi
e i preti. Chiesa siamo tutti noi che ci riconosciamo nell’essere
figli di Dio.
Successivamente, nel tempo, la parola ha cominciato ad essere usata
anche per indicare il luogo in cui il popolo di Dio (= la chiesa)
si riunisce. Per questo noi chiamiamo chiesa anche l’edificio
dove ci ritroviamo la domenica o in altri momenti d’incontro.
C’è ancora
un altro elemento che può portare confusione. Il Vaticano. La stampa usa
spesso Vaticano e Chiesa come se queste parole indicassero la medesima
cosa. Non è così. Il Vaticano non è la chiesa. Il Vaticano è
uno Stato. Come San Marino o il Principato di Monaco. O l’Italia o
la Francia. Come Stato esso ha diritto ad essere riconosciuto come una
qualsiasi altra nazione. Ha diritto a un posto all’ONU, per esempio, ad
avere le sue sedi diplomatiche, e tutto il resto. Tutto quello che il
diritto internazionale riconosce agli Stati legittimamente costituiti
sul nostro pianeta terra. Ma è un errore identificare uno Stato
con la chiesa dei figli di Dio.
Di fronte
al linguaggio spesso confusivo della stampa, proviamo, almeno noi
cristiani, a non cadere nella confusione.
Come fare?
Facciamoci aiutare dal Vangelo. E’ questo la nostra Carta
Costituzionale, la costituzione della chiesa di Gesù. Lui ha
detto, parlando con Pietro e gli apostoli: “Su questa pietra io
edificherò la mia chiesa”. Noi siamo la Sua chiesa: la comunità
che si riconosce in Lui, come il capo (= la testa) di un corpo che è
formato da tante membra (= ognuno di noi). Ciascuno con la sua funzione.
Quando
sentiamo o diciamo la parola chiesa, allora, proviamo a ricordare
alla mente e all’anima che questa parola indica una cosa viva,
non semplicemente un’istituzione. Essa indica l’opera continua
dell’amore di Dio: è il Padre che, in Gesù, riunisce (ek-kalèo)
tutti i suoi figli. Tutti noi, credenti e non credenti, siamo ‘chiamati’
(kalèo) da (ek) ogni luogo in cui ci troviamo, per
ri-trovarci nella Sua casa.
La CHIESA
siamo tutti noi!
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