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BUONA
PASQUA!
4
aprile 2010
Per noi cristiani
Pasqua è la festa centrale di tutto l’anno. E’ il giorno in cui
riviviamo il passaggio di Gesù: il suo passaggio attraverso la
morte e il suo passaggio dalla morte alla vita. Perché la parola
pasqua – che deriva dall’ebraico pésach – significa appunto
passaggio.
Oggi proviamo a fare
un piccolo viaggio nella storia. Per ritrovare le radici di questa
festa.
Pasqua è la prima
festa che i cristiani hanno celebrato.
Alle origini essa era
soltanto una festa settimanale: la domenica. Era il dies
Domini (= il giorno del Signore): era il primo giorno della
settimana, il giorno del risveglio di Gesù. Questa è la parola
che usano i Vangeli per parlare del passaggio di Gesù dalla morte
alla vita (= la resurrezione).
Poi, in seguito, è
diventata anche una festa annuale, come per noi oggi. E’ un
documento della metà del 2° secolo, chiamato ‘Epistula Apostolorum’ (=
lettera degli apostoli), che parla per la prima volta del fatto che i
cristiani celebrano la pasqua ogni anno. Vi si dice che i cristiani si
riuniscono il giorno della pasqua ebraica per leggere la Bibbia (Esodo,
al cap. 12) e celebrare il pasto fraterno, l’Eucarestia.
Perché proprio il
giorno della pasqua ebraica? Perché erano proprio i giorni della pasqua
ebraica quelli in cui Gesù è stato crocifisso. Era un venerdì, il 7
aprile dell’anno 30, verso mezzogiorno.
Il giorno dopo,
sabato, sarebbe stato il giorno della festa. Il venerdì gli ebrei
portavano gli agnelli al tempio perché venissero offerti in sacrificio.
Sarebbero stati poi consumati a casa per ‘mangiare la pasqua’ in
famiglia.
I Vangeli ci dicono
che anche Gesù aveva ‘mangiato la pasqua’: l’aveva fatto con i suoi
discepoli. Ma come poteva Gesù mangiare la pasqua se era stato
crocifisso il giorno della vigilia? Gli storici ci dicono che Gesù deve
aver seguito il calendario degli Esseni piuttosto che quello ufficiale
dei sacerdoti. Per cui era probabilmente il martedì il giorno in
cui lui ha celebrato la pasqua. La sera stessa, poi, viene catturato e
nei giorni successivi subisce tutti i processi di cui ci parlano i
Vangeli. Davanti al Sinedrio, dal sommo sacerdote Caifa, dall’ex sommo
sacerdote Anna (che era anche il suocero di Caifa), poi dal governatore
romano Pilato, poi da Erode, poi ancora da Pilato che pronuncia la
condanna definitiva, alla crocifissione. Che viene eseguita nella
mattinata del venerdì.
Ma chi era questo
Gesù e perché l’hanno condannato a morte?
Gesù era un ebreo,
dal villaggio di Nazareth. Ed era un laico. Egli non apparteneva
alla casta dei sacerdoti (come, per esempio, Giovanni Battista che era
figlio di un sacerdote, Zaccaria) o degli scribi (i maestri della
Bibbia). Gesù era semplicemente il figlio di un carpentiere, Giuseppe, e
di una donna, Maria, una donna del popolo. Questo giovane uomo era molto
religioso, ma nella sua religiosità si lasciava guidare dalle leggi
dello Spirito piuttosto che dalle leggi e dalle regole della burocrazia
religiosa di allora.
E’ a causa del suo
insegnamento che viene condannato a morte.
Il suo insegnamento è
troppo dirompente per gli uomini del potere, sia politico che religioso.
Gesù ci fa conoscere
un Dio che ci ama. E si prende cura di noi. Sempre. Al di là di
ogni nostro limite e possibile sbandamento. Egli ci insegna ad entrare
nella Sua legge. Ma non così come la leggono e la impongono i sacerdoti
e gli scribi, piena di precetti e di cavilli. Perché la legge di
Dio è la legge dell’amore: con Lui e con gli altri. Questi sono i
nostri ‘fratelli’, perché tutti siamo figli dello stesso Padre. Per
questo, ci insegna a farci prossimi ai nostri fratelli, cioè
vicini, molto vicini (dal latino proximus = molto
vicino). Attenti ai loro bisogni. Soprattutto attenti ai bisogni di
chi si trova in maggiore difficoltà.
E’ la legge del
perdono verso chi ci fa del male, che supera la norma dell’occhio per
occhio. E’ la legge che chiede di ‘dare a Cesare quel che è di Cesare’
(= rispettare le leggi dello stato), ma nello stesso tempo di ‘dare a
Dio quel che è di Dio’ (= rispettare e vivere secondo la legge di Dio,
che è la legge dell’Amore). Giunge perfino (!) a dire che questo
Padre ci ama, e non è il giudice severo pronto a coglierci in
fallo appena trasgrediamo qualcuna delle mille regole che ci sono
imposte dalla gerarchia al potere.
Bisogna dirlo: ce
n’era in abbondanza perché un tale Maestro venisse considerato un
sovversivo e un rivoluzionario. I sacerdoti e il sinedrio da una parte e
il procuratore romano dall’altra avevano capito bene che questo profeta,
con la sua Parola di Verità, avrebbe messo in crisi le loro
istituzioni, quelle che essi coltivavano con tanto impegno perché li
proteggessero nei loro privilegi. Stando così le cose, agli uomini del
potere non rimaneva che allearsi bene bene per sopprimerlo.
Buona Pasqua!
oggi ce lo diciamo con una domanda e un augurio.
La domanda. Chi sa
che fine farebbe oggi Gesù se vivesse tra noi… Come lo guarderebbero
certi uomini della politica, molto attenti, ossessivamente
attenti, ad accrescere e consolidare i loro privilegi. Tradiscono
perfino la parola ‘amore’: che tristezza! Come lo guarderebbero certi
uomini della religione, preoccupati di conservare le loro
istituzioni e facilmente distratti e disattenti alla voce dello Spirito
che chiama tutti alla ricerca della Verità, in un cammino di
rinnovamento continuo e di fedeltà all’uomo prima che alle istituzioni.
Come lo guarderemmo
noi, donne e uomini comuni, credenti e non credenti. Anche noi,
spesso, preoccupati di coltivare il nostro orticello, ci ritroviamo
distratti, e incapaci di accorgerci dei nostri fratelli ‘meno fortunati’
di noi.
Nel dirci Buona
Pasqua! il nostro augurio è che la Parola di questo Maestro possa
trovare terreno fertile nel nostro cuore. Oggi. Perché il nostro
passaggio (pésach = pasqua) su questa terra si svolga lungo
la strada della Vita.
BUONA Pasqua!
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